Band 
[Volume primo e volume secondo.]
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da esso appresero i comici ad an-nunciarsi al pubblico con modipiù colti e modesti ; da esso ap-presero i meglio disposti fra loroa raccogliere anche in Italia unalloro; per esso venne fra noi am-morbidita la rigidezza di quell’ o-dio ingiusto al quale si condanna-va quest’ arte accagionandola deitrascorsi di comici tristi ed igno-ranti ; per esso alcuni buoni in-gegni ci regalarono delle pregiatecomposizioni drammatiche; peresso in fine gli stranieri cessaronouna volta dallo svillaneggiare lenostre scene, e posero il nome delDe Marini fra gl’illustri artisti,fra il Preville i Garrich i Tuhnai Mùller e gl’ ll'fland.

A gonfiare gli encomi al nostroattore starebbe forse l>eue il direquanto e da quanti venisse chie-sto amato festeggiato , nominarprincipi ministri letterati bellissi-me donne, citar giornali poesielettere d’ uomini famosi, raccon-tar i guadagni i favori le accoglien-ze. Ma tutto questo poco giova-rebbe all’ arte ; la quale , similealla virtù, non la si onora mai be-ne se non se quando viene egre-giamente esercitata. E perchè sia1' arte egregiamente esercitata pa-re che non si debba avvertire sol-tanto le lodate qualità di un arti-sta, ma che debbasi anche farnenoti gli errori. Nè il De Marinipotè evitare il severo giudizio dialcuni che lo rimproverarono dicerte mende ; noi non ne ram-mentaremo che una, la maggio-re , quella di mostrare troppo allospettatore lo studiato apparecchio,la fatica e le difficoltà tutte dellapratica dell’ arte sua. Fu ammoni-to dall’ esempio maraviglioso delVostri, il quale sembra che la na-sconda dietro le tende dopo diavere da essa appreso la parte chedeve recitare ; ma non valse ; ilDe Marini non muoveva un ditosenza il consenso del pensiero, non

si dava punto ad alcun facile ab-bandono, e questo qualche voltanuoceva un poco all’illusione. Siè anche creduto che il De Marininon sapesse abilmente recitare latragedia. Noi non vogliamo farcigli oppositori di una comune cre-denza ; vogliamo anzi credere purnoi che il De Marini non si mo-strasse nella tragedia così abile co-me nel dramma ; ma vogliamo an-che credere che il De Marini me-glio di qualunque tragico attoreitaliano sapesse quali difficoltà at-traversano la via di questa diffici-lissima imitazione. Ce ne persua-deva quel giusto suo sdegno chepalesava ogni volta che vedeva rap-presentate anche da valenti attorile tragedie dell’ Alfieri ; sdegnonel quale avresti letto l’alto con-cetto eh’ ei s’ era formato di untragico attore. La impareggiabileattrice Anna Fiorilli Pellandi in-corse aneli’ essa nella censura delDe Marini, il quale mentre in tut-ti i teatri d’ Italia si sbraciavanogli spettatori ad applaudirla nellarappresentazione della Mirra, as-*seriva eli’ ella guastava un trattosublime dell’ Alfieri col non benecolorare sino agli ultimi versi del-la tragedia l’incestuoso amore diquella sciagurata donzella. E sulproposito dell’ Alfieri ci par belloil riferire coni’ egli, il De Marini,pensava non avere quel robustoingegno regalate all’ Italia essetragedie acciocché fossero recita-te, ma si veramente che fosserosoltanto lette e studiate. La qua-le opinione precedette forse quelgrave giudizio che uno sventurataItaliano pronunciò non ha guarideli’Alfieri : La forma tragica del-1’ Alfieri, ei scrisse, s' accorda pereccellenza col pensiero ignudoeli egli ha posto sulla scena. Li uo-mo d’ Alfieri non appartiene adalcuna patria, ad alcun clima,ad alcun luogo. Non è la storiad' un popolo o de' popoli eli ei