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[Volume primo e volume secondo.]
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393
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» sensuale; in citila mansuetudine« esterna dei Francesi è tale che55 ogni sorte di persone può starci55 bene ; l'affabilità è finta, ma dà55 nel genio; le donne sono tutte

artifizio, ma piaciono; i liberco-55 li ch’escono tirtto il dì sono baie55 e freddure, ma allettano; le arti55 liberali vi sono in pessimo stato,7 > eppure non v’ è paese in cui gli55 artisti siano più ricchi, e dove il55 lusso trionfi di più, ad onta del-55 la indigenza in cui si trova lo>5 Stato )). Al domicilio di Veneziasostituito dunque quel di Parigi,erano corsi oltre due anni quandoinvitato il Casanova a pranzo pres-so l’Anabasciadore della sua Repub-blica ebbe a trovarvi l 5 amico suoab. Eusebio Dalla Lena (i) che lo

(i) Della corrispondenza familiare chetenne il Casanova col Dalla Lena pas-sarono non poche lettere autografe nellaricca Collezione del nobile signor Con-sigliere de Roner in Venezia, dal cuifavore ottenni la seguente copia di unbrano curioso di lettera diretta allo stes-so Dalla Lena in Vienna, in data di An-versa, 6 settembre 1783.

55 Dopo tre mesi di continuo alternarda poggia ad orza mi sento al fine al cuo-re un’aura di pace, quella che m’ è ne-cessaria per diffusamente scriverle. Ellaavrà già saputo che passai otto giornia Udine dov’ ebbi 1 ’ onore di pranzarecon S. E. cav. Nicolò FoScarini. Passaidi là a Venezia dove volli avere il ca-priccioso divertimento di non andare chealla mia casa, e poi a Mestre, poi a Bas-sano a ritrovare il sempre padre Bosco-vich, indi mi fermai a Trento, posciaad Inspruck, dov’ ebbi lungo colloquiocon la Serenissima Infante Duchessa diParma, poi in Augusta, dove trovai tuttii miei amici morti, poi a Francfort e aMagonza, dove vidi il conte Durazzo perunirmi al quale lasciai là la mia sediada posta, assai lieto di poterlo accom-pagnare sino a Colonia, e cosi rispar-miar sei zecchini. Egli andò in Olandaed io in Àquisgrana, dove perdetti oltogiorni con quel Magistrato sovrano chenon intese il buono di un’utilissima pro-posizione che gli feci, e che a me sa-rebbe riuscita di sommo vantaggio. Dilà passai a Spa, in quel recinto in cuiper non so qual convenzione concorro-

presentò al Conte di Waldstein signore boemo, discendente da! ce-lebre Waldstein , uno degli eroidella guerra de’trent’anni. Entra-rono a dire delle scienze occultee dell’ alchimia, studi ne’quali eraCasanova maestro, ed il Conte ini-ziato. Propose quest’ultimo di ten-tare seco lui nuove e straordinariesperienze se accettasse di passar adabilai'e nelle terre sue di Hoemia.Casanova tenne l’invito, e passòl’anno 1785 nel Castello di Duxpresso Toeplitz, dove assunse il ti-tolo di bibliotecario del Conte, edove spese poi tutto il rimanente

no una volta all’ anno nell* estate tuttele nazioni d’Europa per farvi mille paz-zie: feci anch’io le mie, e vi passaiquasi un mese. V’ erano il N. U. NicolòVenier, il Marchese Manzi, la Bonafinì,il Barone Thugut, l’Ambasciatore venetoDelfino col figlio, ed il musico Pachia-rotti che diede un pubblico concerto.Una dama inglese, che aveva la rabbiadi parlare latino, m’impegnò ad accom-pagnarla in Amsterdam, e si trattavache dovessi viaggiare con essa quattroanni. Lunedì, a pranzo in Serdam, testaa testa, mi fece un discorso che mi rac-capricciò. Stetti una mezz’ora immersoin profondissimo pensiero senza eh’ essapensasse mai a richiamarmi a rispon-derle. Ritornato in me le dissi: Permet-tetemi, Signora, che subito che saremogiunti all' albergo io vi lasci per nonrivedervi mai più, e che me ne vada dovemi piace. Questa straordinaria donnaaltro non mi rispose che in latino que-ste tre parole: Sequere voluntatem tuam,e sul fallo mi diede un viglietto pel suobanchiere con cui gli ordinava di sbor-sarmi a 5 ghinee, e mi lasciò solo. Tor-nai a casa, ed un’ ora dopo partii* pas-sai un giorno all’Aia, un altro a Roter-dam, e arrivai qui ier 1 ’ allro. Pel dì 20del corrente sarò a Parigi da dove lescriverò il mio destino, e se per la finedi marzo non mi risolvo di passare aMadagascar tornerò ancora una volta inItalia, ma in Italia non resterò: Fatavìam invenient. Non narrerò mai ad al-cuno quale sia stato il discorso delladama inglese, ma un grande avveni-mento potrebbe col tempo farlo sospet-tare a lei, ed a chi sarà stato informatodella mia unione con essa. 55