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[Volume primo e volume secondo.]
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alla casa di correzione onde vi siaccogliesse qualunque giovane viconducesse mastro Giovanni ; mache si astenesse dal gastigar per sèmedesimo. 3Nè andò guari che cer-to tale fuggì dall’ ospizio, e, pocostante ripreso, menollo a s. Miche-le , ve lo tenne ben due anni equindi se lo fece tornare all’istitu-to fra birri ad esempio e correzio-ne degli altri. Io certo non loderòtanta severità: ma se pongasi men-te esser quella ciurmaglia tolta dimezzo al trivio dovrà scusarsi inqualche modo il soperchio rigor diGiovanni, nè imputarglisi a malanimo. Avvegnaché egli alcune vol-te prendevasi quasi a forza i gio-vincelli discoli vaganti per le vie ,di modo che era venuto in prover-bio per Spaventare i tristarelli:fuggi fuggi ecco Tata Giovanni.

La rustichezza che notammo nelBorgi dava alla sua carità un’im-pronta dì grande ischiettezza. Unpersonaggio benefattor dell’ ospi-zio pregollo ad accogliervi certofanciullo orfano e mendico, ed eglisi ricusò dicendo : che s’era orfanoe mendico, non era perciò abban-donato tostochè avea sì gran pro-tettore. Questi per la franca rispo-sta si disgustò e tolse la sua grossalimosina. Un altro medesimamen-te corruccìossi perchè Tata Gio-vanni non volle graziare alcunifanciulli penitenti per non so qualmancamento. E sebbene molti car-dinali e prelati usassero nell’ospi-zio, egli però non ne volle^alcuuo,come si suole, a special proteggito-re, convenendo in ciò nel pensierodi s. Ignazio Lojola. Anzi un dìche il Papa domandogli quanto cre-desse che fosse per durar l’istitutogli rispose : sinché non avrà pro-tettore. Del che il Papa rise mol-tissimo e narravalo più volte a’suoifamigliari. Questa franchezza perònon piacque a tutti al medesimomodo e le limosine eh’ erano daprima abbondantissime sminuiro-

no e Giovanni si trovò qualche diin grandi strettezze. Nulladitnenola Provvidenza mai venne meno:sperati soccorsi supplirono a tuttii bisogni.

Chè certamente una famiglia dipresso a cento fanciulli alloggiati,vestiti e nutriti dovea costar nonpiccola briga. 11 tenor di vita erail seguente . Destati i fanciulli dibuon mattino ascoltavano la s. Mes-sa; poi dato loro un pane per refe-zione, in viavansi alle botteghe. Ta-ta Giovanni andava sovente in gi-ro or qua or là per intender daimaestri d’arte se profetassero. Sul-1’ ave maria ponevasi sulla portadell’ospizio con una sacchetta infra le mani: quivi gli orfani depo-nevano tutto quanto avean guada-gnato nella giornata: guai a chiavesse ritenuto la più piccola mo-neta ! L’ ignoranza è miseria gra-vissima: pur nondimeno avvien co-munemente che l’ignorante suolestarsene contento del suo stato .Non così Giovanni che sebben roz-zissimo apprezzò il vantaggio del-l’istruzione e non potendo com-partirla a’ suoi figli di per sè, pre-gava alquanti buoni laici ed eccle-siastici perchè tornati dal lavoro ifanciulli, gl’istruissero ne’più ne-cessarii elementi delle lettere. Ter-minata la scuola cantavasi il rosa-rio e quindi alla mensa parca e sa-lubre. Nel refettorio come altrovevolea serbato rigorosamente il si-lenzio, 1’ ordine e la nettezza, os-servando persino a quelle minutecose che seguitano 1’ uomo più ci-vile . Imperocché intendeva chetutto il cibo nel refettorio si con-sumasse, o mangiatone a sazietà silasciasse, nè permetteva portarne ,come sogliono i fanciulli, mancoun bricciol di pane . Prelati e car-dinali soventi volte servivano percristiana umiltà que’ poverelli al-la mensa e forse meravigliavansi co-me la sola carità fosse stata sì sag-gia maestra ad un uomo che ni