Zo
negli ultimi potemmo noi ricono-scerlo scherzevole, arguto e pie-no di giovanile festività . Senti-va molto le attrattive delle conver-sazioni , ma gustandone il dolcesapea sfuggire l’amaro. Una volta,sedendo a mensa con alcuni ami-ci da esso invitati per festeggiareil giorno 3i agosto 1 834 ne ^ qualecorreva la sua nascita, volle diri-ger loro un brindisi, che tornò aicommensali quanto meno aspetta-to, tanto più gradito. In quei ver-si pinse sè stesso nel modo se-guente ;
Cari amici , il dì che nacqui ,
Al buon Giove non dispiacqui,
Ebbi magro corpicello ,
Ma robusto , sano e snello ;
Il cervel tra matto e saggio^
Non fé' male il suo viaggio.
Della fortuna nelle varie tempreEbbi ? alma eguale sempre ec.
Uno degli amici suoi , facendoragione a ciò eh’ ei disse nell’otta-vo verso del brindisi, cosi gli ri-spose ;
Pronto ad immaginar , a scriver colto ySempre eguale a te stesso ,
Hai sul labbro il consiglio, il cor sul voltaiEcco in tre versi fatto,
Mobìlie 3 il tuo ritratto .
Fornito di quelle finezze di spi-rito che sogliono risvegliare l’alle-gria, egli era l’anima delle socie-tà, la delizia delle gentili brigate.De’ motti e delle lepidezze uscitedalla sua bocca, come pure deglianeddoti saporiti e soavi con cuitratteneva piacevolmente gli ami-ci , potrebbesi fare una preziosaraccolta, che, posta in luce, gli ac-crescerebbe certamente la famach’ei godeva di talento sollazze-vole e leggiadro.
T. A. Catullo.
PIERMARINI ( Giuseppe ), ar-chitetto e meccanico di sommo va-lore, si vuole noverare fra coloro,p sono ben molti, de’ quali suona
il grido meno altamente che nondovrebbe. Nacque egli in Folignoil giorno 18 di-luglio dell’ anno1754 . Suo padre, che si chiamòPietro, attendeva alla mercatura ,fiorita sempre in quella città perla opportunità del luogo e per losvegliato ingegno degli abitanti.Donna di altissimi spiriti era Cri-spolda Ubaldini sua madre, dellaquale vive ancora in patria 1’ am-mirazione e si ripetono le lodi.
De’ mezzani ingegni scarsi so-no gl’ indizi e dubbiosi $ pè sapre-sti agevolmente definire a che pie-ghi quella loro rimessa e svernataindole. Non cosi de’ sublimi e de-gli eccellenti. Dove quelli appena1’ educazione guida e conduce,questi la natura vittoriosamentesforza e rapisce. E il Piermarini ,che al paterno mercanteggiare sibramava con ogni industria rivol-to, offre un nuovo esempio di talverità. S’involava egli a quelle cu-re, che spesso conducono alla ric-chezza, ma alla gloria rado o nonmai, per attendere alla meccanica.Di per se apparò le ragioni di quel-la scienza. Basti qui il ricordare,come testimonianza de’ rapidi suoiprogressi, il mappamondo da luinon ancor quadrilustre recato aperfezione. Si stendeva questo aldiametro di ben venti palmi ro-mani, e siccome mai non fu rico-perto di cartone, dava luogo ad os-servare il commesso ed il garbodell’interna ossatura: cose ammi-rate, come risultato di una profon-da scienza, da quanti ebbero inFoligno agio di vedere 1’ opera delPiermarini. Fuvvi in tra gli altriil celebre p. Boscovich, il qualeautorevolmente consigliò al padre,inviasse in Roma a regolare corsodi studi un giovine tanto dovizio-samente dotato di naturali dispo-sizioni.
Recatosi quindi il Piermarini inquella illustre città, vi si diede conardore alle matematiche , alla