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quante fatiche abbia sostenute perconseguirla , e quanto fosse in luiardente il desiderio di migliorarequell’arte ch'egli tanto onoraya.La natura non corrispose all’ im-pulso, ma intanto da lui non si la-sciò di provocarla. Seguano gii al-tri ingegni, c gli artisti principal-mente, 1’ esempio, nè temano delbuon effetto.
Gaetano Zocca ne’ migliori annidi vita suonò a maraviglia , spie-gando modi pieni di dolcezza , digrazia e di espressione. Anche do-po udito Paganini, piaceva e pia-ceva assai. L’allievo che gli abLiafatto maggior onore fu Cesare Emi-liani. Usava con tutti pazienza,amore, diremo anzi instancabilità.Compose una suonata sul violinoda eseguirsi col solo indice. In Ro-ma, S. M. il re di Spagna la volleudire e lo regalò generosamente.Si fece pur udire in quasi tutte lecorti d’Italia e più favorevolmen-te presso quelle di Lucca e Tosca-na. Conoscendo il valore di variistromenti da fiato, scandagliaval’inclinazione dei giovani per av-viarli allo studio di questo o diquello secondo natura, e fra i suoiscolari più celebri sono Liyraghi,corno da caccia, e Manfredi, flauto.Fu pure buon maestro di canto. IGiornali, allora men piaggiatori eorgogliosi, il lodarono in vari tem-pi. Il Foglio di Bologna di Teatri,■arti, letteratura, in data 27 luglio1827, fra le altre cose intitola il dilui violino modellatore del canto.Gli artisti conoscono quanta lodecontenga questa espressione.
Oltre che valentissimo nella suaarte , Zocca era colto più di qual-siasi altro professore : gli piacevaassai leggere di storia e pascere lospirito di positiva istruzione.
Ebbe squisiti modi di gentilez-za in conversazione: buon parlato-re, cortesissimo con tutti. Amantedel patrio luogo, tutto si sacrificòal di lui onore : pochi artisti furo-
no tanto infaticabili. Gli amici, icongiunti lo aveano carissimo, edegli lorp. Ebbe emoli, ebbe nemi-ci, soliti 3 insorgere contro il veromerito. Ma non ne sdegnò mai,non ne stette mai in affanno, nonbrigò mai per conquiderli. Aveabuon cuore , ingenuità d’ animo ,squisito sentimento pel bello Finìdi 46 anni: sofferse parecchi mali,e ne disperava pel danno dell’ar-te. Non solo Ferrara sua patria, matutta Italia perdette in lui un va-lentissimo malestro di yiolino , unsommo concertista, un profondoprofessore di canto. Valgano questepoche parole ad animare gli artistie a convincerli che senza lunghi esodi stridii non si acquista durevo-le fama.
N. N.
BARCA (Ar-ESSANnno), chericoregolare somasco, nacque di ono-rata e ricca famiglia, nella città diBergamo il giorno 26di novembredell’anno Giovinetto, fu af-
fidato da’suoi genitori a’padri Ge-suiti nel collegio rinomatissimo diMonza, dove non istette che sinoal compimento dello studio delleumane lettere. Que’primisuoi edu-catori avrebbero amato averlo unodel loro numero , essi eh’ erano sìfini conoscitori degl’ ingegni ; maquell’ alunno preferì entrare fra’Somaschi, i quali in Bergamo ave-vano e casa ed estimazione. Vesti-to dell’ abito di questi fece nella ca-sa di Santa Maria della Salute inVenezia gli studi della retorica edelle matematiche alle lezioni deipadri Poleti e Alberegnoj e, dopola religiosa professione, andò a com-piere in Pavia il corso filosofico allascuola del p. Ciampi, e in Milanoapparò la teologia presso a’ padriMolina e Fumagalli. Terminati iquali studi, fu spedito , in età disoli vent’anni,in Padova per i-struirvi nella filosofia e nelle mate-matiche i giovanetti del collegio