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fu dal Meloni ritratto al naturaleper la Casa Sapatélli, che poi man-dava qiiella tavola a Venezia . Maalle Iodi di che meritavaSi la va-lentia del suo pennello seguivanoornai le onorificenze; giacché net1790 il card. Cliiaramonti (alloraVescovo d’Imola ) Io volle pittoredella mensa vescovile; e nel «791,non solò ebbe laurea in geome-tria, presiedendo il card. Archettialla bolognese Università, ma daquesta gli si conferiva il premioche dicono di prima classe di figu-ra pel disegno di Scipione africa-no che rende la sposa ad Alludoprincipe de' Celtiberi, e quindi ac-cademico demeritino diveniva.Treanni appresso (1^94), sotto gli au-spica de’ marchesi Mancinfortefondò l’accademia di belle arti inAncona ove trasse lungo soggior-no , avuto in amore e stima uni-versale e consolato di alunni che acare sperarize gli crebbero. Per loche mons. Mancinforte vescovo diFaenza, grato alle molte e fruttuo-se cure di lui, fece che Pio VI l’o-norasse del titolo di cavaliere aspercyi d’ oro : titolo che il Meloniconsultatone modestamente rifiutò,rappresentando il pennello ed ilcenso avito non prestargli i como-di e lo splendore a vita cavallere-sca convenienti. A non tagliare ilfilo del racconto, lascerò di notareparticolarmente le molte opere checondusse in Ancona, riserbandomiad annoverarle nell’elenco de’ suoidipinti. Era già da alcun tempo sa-lito al soglio di Pietro l’immortaipontefice Pio VII, che fin da ve-scovo irmolese avea protetto e fa-voreggiato il Meloni ; e ora il ti-tolo di pittore onorario de’sacri pa-lazzi apostolici gli dava (2 5 febb. t1804 ) . Gli studi ed il pennelloavean sempre occupato il cuore delMeloni, che soltanto alcuna voltae brevemente avea dato luogo al-1 ’ amore ; invaghitosi però di Pao-la Marocchi sua concittadina la fè
sua sposa (i8o4) e visse con lei con'corde e pacifica vita, avendone inpiù tempie luoghi cinque figli:Domenico, Giuseppe, Luigi, Co-stanza e Rosa. Da Ancona passan-do sovente a Loreto, prese a dise-gnare i contorni della s. Casa, manon pubblicò che il solo Gere-mia inciso in Roma. Che se il mu-tarsi de’ tempi negògli condurre afine que’ lavori, venne però eletto(aprile 1812) da mons. Stefano Bel-lini deputato di pittura, scultura edarchitettura della s. Casa . Cessatagià fino dal marzo 1812 1’accade-mia Anconitana , erasi egli ricon-dotto in patria in casa l’ottimo fra-tello Vincenzo parroco di s. Gio.Battista, e cav. Gerosolimitano. Ivitosto ei procurò che a Cosimo Mo-relli architetto fosse innalzato quelmonumento che vedesi nella chie-sa di s. Cassiano ; e ivi ei trovavasiquando Pio VII, tolto alla france-se cattività, tornava trionfalmentealla romana sede. Nel breve sog-giorno che Pio ebbe in Imola vi-de e accolse amorevolmente il Me-loni cui fu imposto ritrarlo in di-segno , il che sotto gli occhi delpontefice lodevolmente eseguì, va-lentissimo essendo nel rappresen-tare con somiglianza i volti dellepersone . Alcun tempo appresso(1818) vacando nel liceo lnghese lacattedra del disegno, fu prescelto asostenerla, ed imprese il magisterocon grande frequenza di discepoli( del numero de' quali io pure mifui). Indefesso era egli nell - istrui-re, tenero degli scolari e de’loroprogressi ; copioso bastevolmentenello spiegare la notomia esterna,la prospettiva e la geometria pra-tica in cui instituiva i giovanetti ;sollecitandoli al continuo ad appli-care l’animo alle antiche e moder-ne istorie, alle mitologiche linzie-ni e a’ classici poeti : perocché te-neva un dipintore inerudito , co-mechè abilissimo di pennello, nonpoter mai salire a grande eccellenza