Sin dalla prima giovinezza mo-strò ingegno eccellente e amoreagli studi infinito : i suoi genitorilo fecero allevare nel Seminario diFerrara, ove negli esercizii di quel-la età fu primo sempre di tutti.Vesti l’abito de’cherici; studiò indivinità e in quelle minute leggionde la sacerdotale cautela ha vo-luto circoscrivere le umane azioni.I venerandi monumenti dell’anti-chità furono oggetti per lui di pre-dilezione 5 e vi attese con sommofervore. Fece una raccolta di quan-te monete e vetuste medaglie glivennero perle mani; e la storiava a lui debitrice di preziosissimenotizie , frutto di quel profondostudio che egli vi pose. Dotatocom’era di una feracissima memo-ria, fece tesoro in mente di sì va-sta copia di cognizioni numisma-tiche, che giunse a sapere di pri-ma giunta render ragione di quan-tunque antico pezzo gli venissepresentato.
Questo studio , in che ponevatutto il suo amore, avea d’uopo ditempo e di quiete: il frastuonodelle città mal si addice al medi-tare; ond’è ch’egli l’anno 1737ricercò ed ottenne una cura par-rocchiale in Cassana villaggio delFerrarese, ufficio acconcio a lui nontanto per la saviezza acquistata ne-gli studii, quanto per quella rive-renza e quella fede, che gli pro-cacciavano i purgati e soavi suoicostumi. Nelle ore disoccupate delsuo ministero, e in quella dolcissi-ma quiete della campagna, attesecon instancabile zelo allo studiodelle cose patrie, e dopo un lungotravaglio di trentanni dette allestampe la sua opera intitolata: Lalira marchesana. Quivi sottilis—sirmmente investigò le quistionipili ardue, e seppe scioglierle conuna maestria degna del suo vastosapere. Quest’ opera, che lo trassein ammirazione de’suoi concitta-dini e degli esteri, e lo fece salire
a gran rinomanza, fa testo tutta-via nelle quistioni che in tale ge-nere si propongono a’tribunali diFerrara. La patria, verso la quale i 1Bellini si dimostrò si tenero, volledargli un attestato dell’ alta suariconoscenza ; ond’ è che ad onoradi lui, e a perpetua ricordanza e-resse la carica di antiquario nellapubblica Università.
Tutti accoglievano il Bellini aparole di grandissimo onore, elo giudicavano degno d’illustrefortuna. Il perchè fu ricercato dastraniere corti, cui era giunto anotizia il suo nome; ma l’amoredella patria, che ne’petti gentiliè sempre vivissimo, la vinse su legenerose offerte, che gli venianofatte, e si accontentò di quel mo-dico retaggio, che gli potè as-segnare il magistrato, che alla U-niversità presedea. Era a que’tem-pi il march. Francesco Calcagninigiudice de’Savi, ottimo magistra-to, che aveva in grande onore tut-ti coloro , che aita più viva , allapiù degna e alla piii durevole glo-ria della patria, quella cioè di ar-ricchirla di utili produzioni,inten-deano. Dietro mozione di questoillustre magistrato il Bellini fu1’ anno 1758 eletto a direttore ecustode di una inestimabile rac-colta di numismi, la quale per o-pera sua si aumentò in modo dapassare tuttavia per una delle mi-gliori d’ Italia. Fu a questo ogget-to eh’ egli intraprese non pochiviaggi, onde consultare quegli e-ruditi, e quegli uomini per dottri-na celebri, a’quali era in pregio,e questi si adoperarono a gara perrender paghe le brame del Belli-ni. Ritornato in patria, e restitui-to a’suoi beati ozii letterarii, inte-se a pubblicare un’opera sulle mo-nete di Ferrara, appoggiata allastoria: indi stampò in varie voltequattro dissertazioni latine : Demonelis medii AEvi haclenus nonevulgalis-, illustrate di eruditissime