sìa superba stoltezza. Nel 1780 te-sti T abito di cavaliere di Malta, emilitò nelle galee dell’ordine co-me voleva quella religione, manon gli piacque di giurarne i vo-ti. Vide nel 1785 Parigi e Vien-na: e nel 1788 restituito alla ca-pitale della Francia, passò da que-sta a Londra l’anno seguente. Igno-ro se nella patria, o in queste cittàgli sorgesse nella mente il pensie-ro di adunare le prime edizionidei greci e latini scrittori ( 1 ). Nonperdonò nè a spese nè a viaggiper far pago un desiderio al qualeparea che non potesse bastare lasua fortuna : il dar compimento aquesta raccolta, e il recare a per-fezione quelle Satire che impresea scrivere da giovinetto furono l’u-nico pensiero della sua vita. Mila-no lo ritenne più anni : presa chefu dai Francesi, ei nella patria sirìcovrava. Ma poiché la santità deitrattati e le virtù del suo principenon valsero nel 1798 a difender-la, ei la fuggì , temendo che co-strette dall’armi tacessero le leggi.Stabili in Vienna la sua dimora ,e non rivide Firenze che nel 1807.Ridottosi in Vienna di nuovo , sicongiunse in matrimonio nel i8ogcolla contessa Marianna Zinzen-dorf, vedova del conte Thurn, don-na d’altissimo lignaggio e di gen-tili costumi, per cui il D’Elei,giunto a quella parte d’età chesparge sulle cose l’orrore del vici-no sepolcro, ebbe lieti e riposatigiorni , e le poco conosciute franoi domestiche dolcezze. Egli sof-
(1) A queste aggiunse pur 1’edizionidi prima slampa degii autori biblici nelloro testo originale, fatte nel primo se-colo della Tipografia ; e la collezione qua-si completa dell’edizioni Aldine dettedell’ Ancora secca ; compì quella dettadel Memoriale di Pannartz , di cui inEuropa possono solo vantarsi milordSpencer, e la Biblioteca Parigina; maquesta peraltro con alcuni esemplariimperfetti.
ferse molti anni volontario esigìio,finché /nel i8i 4 la vittoria dellearmi alleate Io fé’cittadino. Tor-nato in Firenze vi restò lunga-mente caro agli amici, desideratodai parenti, coi quali visse sem-pre in quella concordia eh’ è na-turale fra i buoni. Nel i 5 luglio1818 recò ad effetto un antico di-visamente, donando alla sua cittàla preziosa collezione di quei li-bri che con tanto dispendio aveaper tutta la colta Europa cerca-ti (i). Cosi non vano strepito diparole magnifiche, frequenti ades-so sulla bocca di tutti, ma donoche vince ogni privata larghezza*manifestò nel D’Elei la carità dicittadino. A beneficio della patriagli bastò il cuore di separarsi daquei libri che lo seguirono neiviaggi (2), che fuggendo salvò pitivolte dalla rapina del vincitore,che per lungo studio, per si lungo
(1) Questo nobil pensiero gli vennenel 1792, e senza le sopravvenute poli-tiche vicende, la donazione del D* Eleiavrebbe avuto luogo nel 1797- Il gran-duca Ferdinando III di sempre gloriosamemoria restituito alla Toscana secon-do le generose mire dell’ illustre suosuddito, e per favorirle assai più ordi-nò che si edificasse una ricca sala pressola famosa Biblioteca Laurenziana, innal-zata già con disegno di Michelagnolo.Decorò della gran Croce dell’ ordine delmerito il Cav. Àngiolo d’Elci, e conferìalla sua famiglia una commenda dell 5 or-dine di S. Stefano per goderla in perpe-tuo. Il granduca Leopoldo II, erede dellevirtù paterne, ordinava che si affrettasse} ! edificazione della sala predetta (DeRossi Gio. Gherardo, Notizie biografichecP Angiolo M. D ’ Elei. ).
(2) Si espose anche a lunghi viaggiper acquistare talvolta una soia di que-ste edizioni, delle quali era così aman-te, che a riunire in esse ogni nitidez-za, ogni conservazione spesso cangiavaesemplare. Per qualunque bellezza su-periore avesse trovato nel nuovo, egli losostituiva all* altro che possedeva. L«più ricche e nobili legature custodivanoi tesori eh’ egli riuniva. IDe Rossi Gio.Gherardo, Notizie biografiche d* AngiolaM. D'Elei.)