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[Volume terzo e volume quatro.]
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DELLA CASA (Gaetano), ten-ne nHa vita in Logo il dì primo lu-glio 1798 da Luigi Della Casa, eLuigia Budriesi. Fin da’ prim : an-ni a svegliato ingegno, ed indoleben temperata congiungendo lun-ghi studii, avanzò sempre i eon-discepoli vincendoli inoltre nellamolta e salda pietà verso Dio. Per-corsi in patria gli stndii delle let-tere e scienze ov’ ebbo maestri ilFrancolini, il Mazza ed il Serrano,sì largo frutto ne colse da ottenereconcessione di dare privati ammae-stramenti nella grammatica e re-torica in che molti giovanetti av-venturosamente allevò, insegnan-do eziandio altrui di cose matema-tiche, metafisiche e fisiche in cuierasi addentrato assai e che spo-neva con facili e chiari metodi. Laverace sapienza di che non cessavaornarsi l’animo provandogli più epiù la vanità de’ mondani diletta-menti, misegli in cuore di render-si cappuccino, il che non valse aporre in effetto, contrariato dal pa-dre, che in lui primogenito e sìbene avviato alle lettere riponevaogni speranza del futuro sostenta-mento familiare. Frattanto non ri-manendo celata la sua virtù, nel1820 fu chiamato ad insegnare le li-mane lettere in Solarolo, non igno-bile terra del Faentino, ove è statopresso a due anni, e venuto in vo-ce di perito ammaestratore lo vollea se Faenza ove passò nell’ottobre1822. Fu allora che egli, assuntele sacre vestimenta , a iti ottobredel seguente anno sacrossi sacer-dote, sovvenuto di ecclesiastico be-nefizio dalla faentina amministra-zione di Beneficenza. Dimorandoil Della Casa in città di bellissimelettere , ove fiorivano lo Strocchi,il Gucci, il Paseolini, il Morini edaltri, eble campo a mostrare in pie-no lume l’ingegno suo, che forti-ficava di studii sì indefessi da pa-tirne il non robusto suo tempera-mento. E qui datosi a tutt’ uomo

alla lingua volgare, chò già moltevalea nella latina, collo svolgere emeditar sempre i trecentisti ed ilp. Cesari che ebbe sovra tutti inamoree conto grandissimo, aiutatodal suo buon gusto, e dalla con-suetudine de’sapienti,potè formar-si uno stile elegante, puro, scorre-vole, che non sente di quella lecca-ta e affettata maniera che spessouoShini dottissimi non valsero afuggire. Bella prova di ciò ne dierde in quel suo discorso Sulla ne-cessità di appropriare lo stile al-la materia, ed alcune altre avver-tenze per chi scrive italiano , charecitò a’4 settembre 1828 per lasolenne dispensa de’premii; e chetosto comparve in istampa (Faenza,per Montanari e Maratini, 1829).In questo ragionamento, dopo ave-re ben provato il suo assunto, par-late le lodi della nostra lingua, cdivisato il vero modo di appren-derla, s’introduce eloquentementead encomiare il suo Cesari, toc-cando sotto brevità dei pregi del-1’ opere da lui composte , difen-dendolo appresso de’ difetti che aquel benemerito vengono apposti.Buone accoglienze si fecero ad urital libro, come è a vedersi nel giurdicio datone dal Vaccolini nell’Ar-cadico j e in una lettera del Costaall’ autore in cui congratulandose-ne aureo scritto lo chiama. Gli ot-timi metodi con che istituiva lagioventù , la costumatezza e pietàin che fu sempre specchiato lo fercero scegliere ad incamminare allelettere le educande del monasterodi S. Chiara. Fra cure siffatte, fraquelle della cara famiglia da cuinon si separò mai, e che tutte so-vra lui posavano, fra gli studii inche s’ immergeva continuo e dicui non fu ultimo quello del gre-co idioma , scorrevangli prosperie ridentigli anni ; quando a tem-pi sì lieti e tranquilli altri suc-cedendone turbolenti e rei (i 85 i),il Della Casa che nell’ opere , e