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[Volume terzo e volume quatro.]
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municipalità di Milano, poi pre-cidente del consiglio tle’ quarantacittadini esaminatori dei conti del-l’amministrazione municipale. Fi-no l’ultima ora di sua vita, che du-rò sessantanove anni , si consecr6egli ai suoi concittadini, e dopo lamezza notte del dì 28 giugno del-1’ anno 1797, fu colto da apoples-sia, mentre nel municipio veglia-va alla salute della patria, e peressa morì la morte gloriosa delsoldato, che cade sul campo dibattaglia , difendendone i confinie i diritti.

Quanto alla sua indole diremoche Isidoro Bianchi (1) e PietroCustodi (a) , che lo conobbero davicino, e il p. Adeodato Rossi ( 5 ),che Io lodò con solenne orazionenella università di Pavia, si accor-dano nel dipingerci Pietro Verriincorrotto ed instancabile nellamagistratura, ricco di tutte le vir-tù domestiche, affettuoso, leale ecostante nell’ amicizia, zelatorecoraggioso del vero e impazientedi palesarlo, religioso, sebbene av-verso alla superstizione. Tutti siaccordano nell’attestarci, e l’inte-ra vita di lui e le sue opere ciattestano più altamente, che lasperanza di far migliore e piùgloriosa la patria occupava il cen-tro del suo cuore e de’ suoi pen-sieri. Tutto si era egli dedicato inprò degli uomini, e 1’ unica cor-rispondenza, che da essi cercava,era la loro stima : in tanto pregioegli la teneva ! « Questa passioneera sì fervida in lui, che solevachiamarla un bisogno incessante,insaziabile e che continuamentelo tormentava ». (4)

( 1 ) E log. storico dì P. Verri, scrittodall’ ab. Isid. Bianchi Cremona, pel Ma-nini, i8o3.

( 2 ) Vedi le citate Notizie di P. Ver-ri premesse dal Custodi ecc., e la vitafra quelle de’ ix lui.

(3) Orazione del p. Rossi in lode diP. Verri.

( 4 ) y«di le citate Notizie.

Forse precedette da questo de-siderio alquanto smodato quellavaghezza di primeggiare nellemagistrature, alla quale vuoisich’egli sagrificasse una volta il ri-spetto dovuto al merito altrui. (1)

Leggendo le citate vite di Pie-tro Verri, e quella che di Cicero-ne scrisse Plutarco, ne parve chenatura e fortuna gettassero alcunesomiglianze negli animi e moltene’ casi loro, ancorché non voglia-si per noi porre in dubbio dista-re l’ingegno del Verri da quellodi M. Tullio, quanto i tempi del-F uno furono disuguali da quellidell’ altro.

Oltre quanto abbiamo già osser-vato nell’ indole dell’a., che fuin gran parte comune al ConsoloRomano, entrambi furono da pri-ma disposti ad abbracciare qua-lunque disciplina , e , giovinetti,parvero inclinare alla poetica nel-la quale lasciarono poca fama, e imartelliani dell’uno furono ugual-mente obbliati dei tetrametri del-l’altro (2), e i due metri ugual-mente infelici. Entrambi inter-rompendo gli studi, senza voca-zione militarono ( 3 ). Ciascuno col-tivò la lingua, nella quale all’ etàsua un maggior numero di librifilosofici erano scritti, e se Cicero-ne , itosene in Rodi a trovare ilretore Apollonio, in greco arringòe in tale idioma più lettere scrisse,Pietro V erri lasciò parecchi ma-nuscritti in francese. Entrambi eper somiglianti cagioni, dopo averlungamente servito alla patria,

( 1 ) Queste parole alludono alla suagara con Gian-Rinaldo Carli, nella qua-le sembra che egli trascendesse i con-fini di una lodevole emulazione, se nonche talvolta marcet sine adversario vir -tus, come dice Seneca.

( 2 ) M. Tullio scrisse un poemetto ,intitolato Ponzio Glauco in versi te-trametri. Plut. in Cic.

(3) Cicerone sotto Siila nella gnerraMarsica, Verri sotto Dami a Sorun nel-la Sassonia.