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[Volume terzo e volume quatro.]
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La sua fisonomi» era più tostogradevole, spaziosa ed ampia lafronte, bianco ed alquanto inanel-lato il criue, vivi gli occhi, rubi-condo il volto, e di comune statu-ra. Quello perù che più d’ ogn’ al-tro valse a rendere famoso il Pa-lombi si fu il Medoro coronato ,poema eh’ egli ebbe il coraggiod’intraprendere e di condurre acompimento. Tale continuazioneera stata accennata da'l’istesso A-riosto al canto xxx stanza 16 conquesti versi s

Quanto* o signore , ad Angelica accadaDopo che uscì di man del pazzo (j) a tempo ,E come a ritornare in sua contradaTrovasse e buon navilio e mig.ior tempo^

E delt India a M dot desse io scettro*

Fors’ altri canterà con miglior plettro .

Niuno però, per quanto io mi sap-pia, avealo tentato o perchè mossoda riverenza verso tanto maestronon avesse ardimento di toccarquella cetra, o perchè giustamentene paventasse il confronto. Il Pa-lombi innamoratosi fin da giovi-netto di quel divino poema, fat-tovi'lungo e profondo studio, do-po esserselo per così dire ridottoa succo e a saugue ci si provò, stu-diandosi d’imitarne Io stile, la va-rietà, la condotta. Cominciò il poe-ma in età ancor fresca : e ricor-devole del precetto oraziano, dinon esser cioè di troppo sollecitia dar alla luce i propri parti, pertutto il tempo della sua vita lo eb-be sempre per le mani non rima-nendosi dal continuamente limar-lo. Lo divise in xx canti, ognunode’quali incomincia con qualchesentenza, e compiesi con un fe-stevole congedo. Parla negli epì-sodii di alcuni fatti del 3uo tempo,e fra gli altri della riedificazionedi s. Paolo, del pontificato di Leo-ne xii ecc. Nell’ ultimo canto faonorevole menzione de’suoi amici

fra i quali, come Lodovico i piùchiari letterati del suo tempo, co-sì egli nominò il prelato Muzza-relli, la Marianna e la Enrica Dio-nigi, 1’ Antinori, il Mezzanotte, ilVermigliolijl’improvvisatore Sesti-ni, il Derossi, il Battistini, il Torti,cui anche intitolò il principio delcanto xix. Il detto poema avealoda prima dedicato alla famosa im-peratrice delle Russie Caterina ir,ma in appresso lo indirizzò all’im-peratore Alessandro, delle cui im-prese entro il poema soventi volteragiona, e del quale nel canto ixcon bella invenzione descrive lagenealogia.

Nell’Antologia di Pioma, giugno1792 n. 5i a carte 4oi, leggonsile prime stanze del primo cantocon un breve giudizio di que’gior-nalisti. Tanto per dare un saggiodel verseggiare del Palombi, quan-to anche per essere differenti daquelle che poi furono stampate,non dispiacerà forse al lettore dileggerle. La prima stanza è la se-guente :

Voglio et epica tromba al suon cantandoSeguir la donna del Calai signora ,

Che fuggita di mano al puizso OrlandoTenta fuggir dagli altri a.mantì ancora*Or eh * ella le marine onde solcandoVerso I indico del volge da prora,

Per dar lo scettro e la corona t? oroDel patrio regno al suo fedel Medoro s

che poi cambiò così :

P Angelica che torna al patrio regnoV orme seguendo, iavventure io canto yE co me amor cessò* cessò lo sdegnoNegli eroi ohe seguirla ebbero il vasto AE come quindi uniti tu suo sostegnoMostraro in India tal valore e tanto 4Che il diadema regaì per opra loroFu posto in fronte alt' affricati Medoro.

Dai quali versi ancora si pirsquale dovesse essere tutta la te.<si-tura del poema, le vicende che vidovevano aver luogo, e la catastro-fe con cui doveasi compiere. Nin-na mutazione è nellp seconda stan-za. La terza era cosi :

(1) Orlando.