Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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chimica, ed avvezzando i giovaniall’esattezza e rettitudine del ra-gionare mediante i frequenti soc-corsi delle matematiche: nell’e-sporre le quali veniva derivandodall’ algebra f aritmetica come ca-so particolare, e dimostrata la geo-metria con metodo sintetico lacongiungeva felicemente all’alge-bra nelle applicazioni. Dal Muni-cipio stesso gli fu data inoltre lacura della biblioteca publica: e fulode dì Stefano 1 ’ averla bene or-dinata e fornita d’indice alfabeti-co per ragione di materie: nellaquale fatica si accrebbe in lui l’a-more de’ libri, de’ quali era stu-diosissimo : singolarmente gli an-tichi scrittori aveva in delizie x ela storia delle sentenze e delle mas-sime più pregiate signoreggiava ameraviglia, e ne infiorava quasi lesue lezioni con utilità e diletto de-gli uditori, il numero de’quali cre-sceva di giorno in giorno: ed il pro-fitto le comuni speranze adegua-va. Del 1807 fu chiesto dai diret-tori del seminario di Faenza ; maegli preferì di rimanersi in patria,e n’ ebbe attestato di gratitudinedal Magistrato. Fatto sempre piùchiaro il nomedi lui,e venuto ilsuocorso latino di fisica sotto gli occhidel Brunacci, del Pino, dell’Oriani,del Racagni, fu non solo approva-to, ma lodato: così per gli uficiidelcavalier Monti e più pel meritoproprio allorquando trattavasi didare al dottissimo Canterzani unsuccessore, fu nominato dal Viceréalla cattedra di fisica generale nel-1 ’ università di Bologna ; dove in-traprese le sue lezioni il x. dicem-bre 1808. E già aveva in animo diordinare , secondo un nuovo pia-no , il corso di fisica : infatti scri-veva al Monti di avere <: da qual-n che tempo abbozzato un piano;» giacché (soggiungeva) nè a me» soddisfarebbe, nè al publico unav semplice traduzione dell’esposta5) mia fisica latina: lavoro tunnil-

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» tuario, non isfornito è vero di« materiali, in qualche parte an-r> che castigati, ma non sempreìi uniforme, destinato unicamente» alla patria scuola. Sebbene loj> sviluppo e la maturazione ri-» chiegga tempo, ciò che s’impa-ra dalle altrui precipitate fati-» che, pure non dispero sotto i di55 lei fausti auspiciidi giugnerneacapo. 55 Cosi egli : nè queste era-no vane parole ; dacché de’ suoipensamenti fece partecipe il pro-fessore di fisica sperimentale nellastessa università, ab. Liberato Bac-celli: e qualche piccola cosa veni-va dettando in iscuola a confortodei giovani, cui veniva mostrandocome le stesse matematiche ele-mentari aiutino potentemente lascienza della natura. Dell’ acutoingegno di lui parvero solenni ar-gomenti eziandio ne’ varii discor-si, che recitò per lauree conferite:nel primo parlò del Bello : nel se-condo espose un artificio confa-centissimo a ridurre il passavinoad uso di pesaliquori : nel terzoespose una legge di natura da essoappellata di stabilità, e finse unsogno filosofico fatto da sè infer-mo , onde aprire viemeglio il ri-posto vero, ed all’ utilità accoppia-re il diletto : nel quarto chiarì lamaniera, onde f uomo perviene aconoscere l’esistenza de’ corpi, de-dottane la prova dall’ idea della re-sistenza, che oppongono al movi-mento volontario : e l’eloquenzadi lui fu quella detta da Tullio co-piose loquens sapientia , non so-migliante a torrente di torbideacque, ma ad un rivo inesaustodi limpidissime. Nella state del1811 Stefano ripatriò : e comun-que cagionevole di salute, le con-suete fatiche degli studii non in-termise ; tanto che per amore diquelli vedevasi talvolta « nè di son-« no curante, nè di cibo, nè di ri-n creamento veruno . »> Ma nonpassò molto tempo, che assalito da