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[Volume terzo e volume quatro.]
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e della sua regolare disposizio-ne j e nella terza delle cose da ese-guirsi dopo la composizione deilibri, le citazioni, cioè, le annota-zioni, le postille, 1’ approvazione,la stampa dell’opera, le correzio-ni e le nuove edizioni. Commen-devole è questo libro, oltre a tan-te utili istituzioni, per la buonamorale che tenta d’ instillare neiletterati, i quali sventuratamenteper lo più ne abbisognan cotanto.La Bibliopea ha molta connessio-ne col trattato Dell'impiego dellepersone, che aveva posto in di-sparte di mala voglia pei mento-vati ostacoli, e per iscrivere la Sto-ria del Piemonte sino alla mortedel re Carlo Emanuele. Il troppoassiduo lavoro, e le gravi molestiedategli da un pubblico impiega-to, non nominato da lui nelle no-te dei panegirici del re, nocquerotanto alla sua salute, che i mediciconsigliamogli di viaggiare. Ave-va egli già spedito al conte di Ri-vera, ambasciator Sardo in Ro-ma, il manoscritto della Storia delPiemonte, pel parer suo ; e vole-va anco conferire con lui e conalquanti prelati sul trattato Del-V impiego delle persone, al qualemeditava d’aggiungere una secon-da parte intorno all'uso delle co-se. Recitato il terzo panegirico delre Vittorio Amedeo, e finite lescuole dell’anno 1777, avviassi egliverso Roma passando per Firen-ze, ove dimorò un mese. Intesecolà il parere degli amici suoi,abate Galluzzi e proposto Fossi ,intorno al suo trattato Dell' im-piego delle persone, e queglinosollecitaronlo a lasciar loro il ma-noscritto, o al libraio Cambiagi.Accordossi con tutti e tre il Deni-na, ed obbligolli a non istamparl’opera, che previa la censura To-scana j ed interpretò male le co-stituzioni del Piemonte, che vie-tavano agli autori e più rigorosa-mente ai professori di stampare

opere in estero stato senza la pre-via licenza dei nazionali censori.Erasi egli intanto recato a Ro-ma, ed il pontefice Pio VI avevaioaccolto amorevolmente, non che icardinali Gerdil ed Antonelli, ilMarini, 1 ’ Audifredi, l’Amaduzzi,e tutti i primari letterati di Roma.

Tornossene per Firenze, e volleche il Cambiagi non divolgasse ilsuo trattato, finché non glienescrivesse da Torino. Ma il maleera già fatto j chè frate Rrr.noBruni, delle scuole Pie, Piemon-tese, dimorante in Firenze, il ri-seppe, ed accusò il Denina al Car-dinal delle Lance, e dappoi al con-te Granori nuovo ministro del redi Sardegna al papa, nel suo pas-saggio da Firenze ; sicché 1 ’ edi-zione ne fu tosto nota al gover-no Piemontese. Stette il Deninalungamente in via, per visitare iletterati di Bologna, di Modena,di Parma e di Milano, e giunsea Torino che era già decretata dalre la soppressione del trattato Dei-li'impiego delle persone, a spesedell’ autore, e la chiusura di luiper sei mesi nel seminario di Ver-celli, nella qual città era vescovoper buona ventura l’amico suo Co-sta d’Arignano. L’edizione deltrattato richiamata da Firenze aTorino fu data subito alle fiam-me dal bibliotecario Berta, cheappena ne serbò due esempilarifra’ ms. della R. Biblioteca. Acca-rezzato il Denina dal vescovo edalle persone di garbo, se ne saet-te tranquillo in Vercelli, e com-piè in pochi mesi la sua Bibliote-ca scelta d'autori e traduttori ita-liani, per la quale aveva raccolteimportanti notizie nell’ultimo suoviaggio. Venne intanto nominatoarcivescovo di Torino il Costa d’A-rignano; ed il Denina si affrett ò dicomporre una breve Storia dtellagerarchia ecclesiastica de’sei pri-mi secoli, onde porla in fronte aduna raccolta de’ Ss. Padri tradotti