ftlbero che offriva impenetrabileasilo ai raggi solari, e sulla sua tom-ba tracciavasi questo breve epitafioin inglese: « Qui giace Bolzoni,»? che in questo luogo moriva men-}> tre intraprendeva il viaggio per» recarsi a Tombuctù . » Di talmaniera peri nel vigore dell’ etàquesto intrepido viaggiatore. Gliè credibile che se fino dall’ infan-zia fosse stato dall’ educazione in-formato, avrebbesi in lui uno de-gli uomini più distinti del suo se-colo. Quale egli fu, l’Italia ne in-scrive il nome infra quelli de’ piùillustri viaggiatori, Marco Polo,Colombo e Vespucci; e gli ar-cheologi non fanno menzione checoll’accento del più vivo dolore,eli questo uomo che nello spaziodi tre anni, e senza essere quasiguidato da alcuna cognizione pre-liminare, rese illustre la sua pre-senza alle mine d’Egitto colle treimportanti scoperte: Ebsambol,il sotterraneo di Ramsete e la pi-ramide di Ghizè. La grand’operadi Belzoni venne tradotta in fran-cese dal signor Depping col titolodi Viaggi in Egitto e in Nubia ,ecc., con note, carta e ritratto delviaggiatore, Parigi , 1821. Lo stes-so autore pubblicò una notizia in-torno a Belzoni nel VAnnuario ne-crologico del 1826, riprodotta inparte nel giornale de’viaggi, to-mo xxxv pag. 108. Paragonisi que-sta medesima opera xxii , 262 ,xxin, mi; 1 ’ Obituary inglese ,anno 1824, 56; I Zeitgenossen,seconda serie, tomo v, p.4.ta pag.14 1 > l a Quotidienne 16 e 18 aprile1821 ; ecc. Un medaglione, desti-nato a tramandare ai posteri la suaeffigie, venne inaugurato a Pado-va il 4 luglio 1827, nella sala delmunicipio.
Pabisot.
RUFFIN 1 (Paolo). Nacque il23 settembre 1765, a Valentano,luogo del ducato di Castro , dio-Vol. IV.
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cesi di Montefiascone, e compiutiappena cinque anni , il padre dilui unitamente alla famiglia sitrasferì a Reggio di Lombardia ;dove il giovanetto Paolo cominciòad applicarsi agli studii elementariche forni parte colà e parte in Mo-dena. La sua inclinazione grandealla cristiana pietà lo fece deter-minare a scegliere lo stato cleri-cale, e nell’anno 1737 ricevette damonsignor Castelvetri vescovo diReggio la tonsura, ma, qual se nefosse il motivo, egli non proseguìla carriera del sacerdozio , forseperchè, di assai delicata coscienzasiccome egli era, temette di nouraggiungere quella perfezione chela santità dello stato religioso ad-dimanda; si avviò quindi con ar-dore straordinario nel camminodelle scienze più ardue, la mate-matica cioè e la medicina. Sotto lascorta dei professori Araldi, Sava-ni e Spezzani egli attinse nell’uni-versità di Modena quelle cogni-zioni dell’arte salutare, le qualinecessarie sono a formare i verimedici ; e per istruirsi a fondo inquesta vastissima scienza, tenevacon li suoi compagni di scuola unaprivata conferenza, in cui ripete-vansi le lezioni dai professori udi-te , e si ventilavano le questionimediche più a que’ tempi famose;siccome poi egli ben vide che gio-var gli poteva in questo studio lacognizione della lingua greca, cosinon trascurò di apprenderne i pri-mi rudimenti, ma non vi si inol-trò, perchè già troppo occupato enella medicina e nella sublime a-nalisi. Alla scuola dell’illustre pro-fessor Paolo Cassiani, dopo averappresa la geometria a quella delprofessor Luigi Fantini, si appli-cò alla scienza del calcolo. Termi-nato che ebbe il corso di medicinaed ammesso all’ esame, i professo-ri vollero dargli un pubblico te-stimonio della stima che aveva-no dei suoi rari talenti, e dellai5