nel collegio di Merate, e poi inquello di Bellinzona, nel cantoneTicino, ed ebbe per maestro il ce-lebre padre Soave. Compiuti glistudii, possiam dire ginnasiali, ilgiovine Pecchio passò a Pavia, oveottenne la laurea in leggere rista-bilitosi in Milano, nell’anno 1810fu eletto assistente al consiglio distato per le sessioni delle finanzee deli’interno. Ma nel 181 zp, incausa del cambiamento degli af-fari politici, il suo impiego era ces-sato, e non prima del tì luglio del1819 1 ’ 1 . R. Governo di Lombar-dia elesse Giuseppe Pecchio a de-putato della Congregazione pro-vinciale di Milano. In quest’in-tervallo di ozio egli cominciò amostrarsi al pubblico come scrit-tore, ei primi saggi della sua pen-na e del suo intelletto furono al-cuni articoli di amministrazionee di economia pubblica stampatinel giornale IL Conciliatore. Inquesto tempo egli scrisse anche laprima sua opera. Essa è il SaggioStorico sull’ amministrazione fi-nanziera deli' ex - regno d’Italiadai 1802 al 1814, la prima voltaStata stampata a Lugano nel 1820,e la seconda nel 182G in data diLondra.
Pecchio era tuttora nel suo nuo-vo impiego , quando al io marzodell’anno 1821, nel giorno dell’in-fausto tumulto di Alessandria, suo-nava l’ora del suo esilio. Egli la-sciava Milano per non rivederlopiù.
Dapprima egli si ricoverò in Ge-nova, poi, elesse a rifugio le monta-gne della Svizzera. Ma essendo sta-to invitato dal ministro spagnuolo,il cavalier Bardani, ad andar conlui in Ispagna, non esitò a muta-re un’ospitalità che diventava ognigiorno più dubbiosa , e come perincantesimo si trovò trasportato fi-no a Madrid , ove fu ospite dellostesso ministro che colà lo avevacondotto.
Dopo sei mesi di soggiorno edopo diverse corse per varie partidi Spagna, il nostro viaggiatorepubblicò a Madrid un libretto in-titolato Sei mesi in Ispagna nel1821 , il quale si compone di di-ciannove lettere , e sono la primacosa da lui stampata fuori della suapatria. In queste lettere egli fuassai felice nel cogliere i tratti ca-ffi tteristici che distinguono l’uomodall’uomo, e a quanto ne pare pe-netrò molto bene l’indole spagnuo-la. Sovente egli torna alla sua ter-ra natia, e le risaie, i gelsi, i pratidella provincia di Valenza presen-tano alla sua immaginazione le fer-tili pianure della nostra Lombar-dia.
Di Madrid , in compagnia del-l’erudito e celebre dottor Bowringe di qualche altro inglese, si tras-feriva a Lisbona. Giunto al fiumi-cello che la Spagna divide dal Por-togallo , stette meditando nel ve-dere come si piccola barriera se-pari due nazioni che la natura pa-re avesse voluto congiuugere, equale immensa differenza le duesponde offrano alla mente che ri-flette . Giuseppe Pecchio giun-se a Lisbona ai primi di febbraio1822, e il suo soggiorno colà du-rò quattro mesi circa , interrot-to da un viaggio a Londra. In Por-togallo il campo delle sue osserva-zioni gli si venne assai restringen-do, e però ne scrisse assai più bre-vemente che non della Spagna, edanche in quel poco parlò quasi piùdella storia del passato, che deglieventi del presente. I suoi scrittiintorno a’ Portoghesi consistonoin undici lettere stampate sotto iltitolo di l're mesi in Portogallo.Tanto queste, quanto le prime sula Spagna, sono state tradotte an-che in francese dal sig. LeonardoGallois.
Annoiato di Lisbona, Pecchio,yerso il principio di luglio 1822,tornò a Madrid, e compi il suo giro