onosciuto ohe nón è. Era pieno dìirtù, ultima delle quali non fuquella di farsi padre de' miseri edegl’ indigenti.
G. F. Moktuum.VALERIANI MOLINARI
t’Lu igi). La notte innanzi al pri-mo di agosto 1738 nacque in Imo-la , di Domenico Yaleriani, e diFrancesca Antonia Molinari un fi-glio, cui fu posto nome Luigi Mat-teo Ignazio Melchiore. Dalle pri-me scuole in Bagnacavallo fu pre-sto cura della madre inviarlo a Ra-venna in quel collegio de’ nobili,indi al seminario di Faenza, dovee il Monti e lo Strocclii furono e-ducati alle fonti dell’ antico lati-no, che pure serbavansi nella scuo-la Faentina mercè il Maccabelli edil Contoli, degno allievo del cano-nico Ignazio Guglielmo Grazianibagnacavallese, che fecesi co’pre-cetti e cogli esempii tanto bene-merito delle latine ed italiche let-tere nella Romagna. Con questiconforti il Valeriani si pose a tut-t’ uomo nello studio declassici del-l’antico e nuovo latino} tanto chealla madre parve soverchio un taleardore, e volendo temperarlo ebbevoce d’indiscreta ed austera: iostimo anzi, stando co’pochi noncolla moltitudine , che fosse tene-ra di lui, unico frutto delle sue vi-scere , che le rimaneva , ed unicasperanza di due famiglie: e spa-ventata agli effetti del vivere dis-soluto del marito, dava opera chepiù castigato nel figliuolo si prepa-rasse, e forse piegò al rigore, per-suasa, che tra le spine cresce il fio-re della virtù. E pure lo mandò astudio all’ università di Bologna ,dove a’ 10 luglio 178» ebbe laureain ambi i gius : nel 1388 fu ascrit-to ivi all’ accademia degli Inestri-cati, ed a quella de’ Fervidi Dram-maturgo E per la pratica delle leg-gi venne a Roma, dove sì occupòsello studio deU’avvocatoViDeeuzo
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Gambini, e nelle cosa della linguagreca ed ebraica e d’antichità fe-cesi molto innanzi, e ben conobbeil francese idioma, e non fu igna-ro dell’inglese e d’ogni leggiadriadi lettere e d’arti, praticando coichiari uòmini , che quivi fioriva-no. In Bagnacavallo dove recavasidi tanto in tanto pose amore a no-bile fanciulla, Marianna da’ContiGaiani, e sperava averla in moglie:di che scriveva nel 1785 e 1789 daBologna, e nel 1790 e 1791 da Ro-ma fervorosamente alla madre pro-ponendo di trasferirsi, finiti i suoistudii, in Imola a dar lezioni digius civile. Ma non so quali in-certezze apparivano nella giovane,e chi doveva concederla dìcesi vo-lesse per patto la donazione di tut-ti i beni della madre al figliuolo.Alla qual donazione non consentiella, che temeva forse le prodiga-lità del marito rinnovarsi nel figlio ,e sapeva le vicende del mondo }ogni bene di lei dovea natural-mente venire in fine al figliuolo,e questa diceva essere sua volon-tà, che dimostrò nel suo testarnen -to} ma per allora non sapeva ri-solversi a privazioni. Il che fu ca-gione in lui di alto dolore, e forsedi tenersi lontano da nozze allorac poi ; ad altri occasione di censu-re, alla giovine di compiere il 9110disegno di rinunziare al mondoprendendo un velo tra lo cappuc-cine di Bagnacavallo. Desideravapur sempre Francesca di averepresso di sè il figliuolo: ma il giu-sto desiderio fu vano} egli per ca-gione di studii a Roma dimorava,quando a’29 marzo 1797 ebbe latrista nuova della malattia dellamadre, che mori appunto il 5 1 diquel mese: Asciandolo erede ditutto il suo a prova estrema d’a-more : di che egli avea dubitato ,facendo ragione dalle larghezzeeh’ ella usava in opere pie, e dallestrettezze nelle quali teneva luistesso: infatti con un assegno non