(consacrare vescovo di Dibona e1’ aggregò al sacro collegio il dì 27di giugno del 1777. Ai 1 5 di die.susseguente lo pubblicò cardinaledel titolo di santa Cecilia. Gerdilsi mostrò degno di tale allo gradocon la sua esattezza ad adempier-ne i doveri e col suo zelo per gliinteressi della chiesa. Poco dopo,chiamato a parte dei lavori dell’il-lustre collegio al quale appartene-va, eletto venne prefetto della Pro-paganda, membro di quasi tuttele congregazioni, protettore deiMaroniti ed in tale qualità inca-ricato della correzione dei libriorientali. Godeva in Roma dellapiti grande considerazione; e men-tre la società civile frequentava lacasa del cardinale de Bernis, sitrovavano i dotti nella cella delcardinale Gerdil, in cui tutti te-nevano a grande onore di essereammessi . Impiegato negli affaripiù delicati, divenne, per così di-re, l’anima e l’oracolo della santaSede , essendo sempre il primo adare i pareri più assennati, tenen-do le parti dei più moderati e tan-to conciliante mostrandosi quandoi principii non ne soffrivano, quan-to fermo, allorché si trattava dimantenerli. Tal è la condotta, cuitenne nell’ affare del concordato.Le sue rendite non erano state maiconsiderabili; e veduto abbiamocom’egli ne usava. Conservò Io spi-rito di povertà sotto la porpora atale che aveva una sola posata d’ar-gento ed una tabacchiera di bosso.Non solamente la sua fortuna nonaumentò col suo innalzamento, magli sopravvennero anzi, negli ul-timi anni di sua vita, circostanze,in cui non fu in salvo dal bisogno.Allorché nel 1708, dopo l'invasio-ne di Roma fatta dai Francesi, fuobbligato a partire da essa città ,uopo gli fu di vendere i suoi librionde sussistere. Rispettato dallepotenze guerreggianti ed arrivatoa Siena, presso allo sfortunato Pio
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VI, che, vittima del più crudeletradimento, era anch’ egli ridottoin povertà, il cardinale Gerdil nonavrebbe potuto recarsi in Piemon-te, in cui si proponeva di cercavaun asilo, se stata non fosse la ge-nerosità del cardinale Lorenzana,arcivescovo di Toledo, e di mon-signor Despuig, arcivescovo di Si-viglia, che fu in seguito innalzatoal cardinalato. Ritirato nel semi-nario della sua abazia di la Clusa,fu più volte in procinto d’ essereprivo di tutto. Tale situazione in-felice non alterò la sua rassegnazio-ne e per nulla scosse il suo corag-gio. Egli sapeva fare a meno di ciòche non aveva, e si rimetteva nel-la provvidenza, la quale venne so-vente in suo soccorso con mezziinaspettati. Gli fu ancora possibiledi sollevare i compagni del suo e-silio; e quantunque vivesse di soc-corsi , faceva distribuire regolar-mente parie e danaro ai poveri del-la sua abazia. Vide in tale guisascorrere il tempo della persecuzio-ne, diviso tra lo studio e le preci.Dopo la morte di Pio VI si recò aVenezia pel conclave, che ivi erastato convocato. Fino dai primiscrutimi i cardinali gli fecero o-maggio de’ loro voti pel pontifica-to; ma escluso ne venne per la po-litica d’una potenza e forse altresìper le considerazioni, cui fece na-scere la sua grand’ età , non per-mettendo le circostanze difficili,in cui tutti erano, di esporsi allanecessità di ricorrere in pochi an-ni ad una nuova elezione. L’emi-nente sapere del cardinale dovutoavea naturalmente chiamarlo aglionori accademici. Quindi parec-chie società dotte delle più celebrid’Europa erano state sollecite adammetterlo nel loro seno. L’isti-tuto di Bologna se 1 * aggregò nel17493 l’accademia della Crusca nel1767, e l’anno medesimo divennemembro della società reale delloscienze in Torino, che si stava