Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
Seite
387
JPEG-Download
 

Amo de’ più felici ingégni dell’etàsua, ma scevro da fasto od ambi-zione. Sacerdote esemplarissimo,non trascurò gli obblighi del suostato, e nelle ore, che gli rimane-van libere, visitava gl’infermi ne-gli ospedali, am maestra va i fanciul-li ne’rudimenti di nostra fede,ammoniva i viziosi, e lo scarso suopatrimonio erogava in sollievo deipoveri. Compianto da tutti per lesomme sue virtù, cessò di viverenel dì 22 aprile 1782 di anni 64-Fu sepolto nella chiesa de’ PP.dell’oratorio da lui in vita frequen-tata. Nel dì settimo dopo la mortei suoi alunni ne celebrarono i fu-nerali, e vi recitò la funebre ora-zione il sacerdote Nicola Rossi in-di professore nella R. Universitàdegli studi, e ne scrisse gli elogiil eh. monsig. Carlo Rosini, oravescovo di Pozzuoli, allora maestrodi lingua greca nel seminario arci-vescovile, i quali ambedue 1’ ave-vano avuto per loro maestro.

Marchese di Viularosa.

ROGATI ( Francesco SaverioPe ) , nacque in Bagnolo , terra diPrincipato Ultra, nel co-

mincici suoi studi in patria , liseguitò a Napoli e a Roma: dovenelle lettere greche , come nellelatine ed italiche , venuto prestoinnanzi, fu scritto in Arcadia colnome di Argisto Genesio. Torna-to a Napoli, che aveva intorno aventi anni, studiò leggi da Giu-seppe Cirillo, e greca eloquenzada Crescenzio Morelli. Nato fattoalla poesia, sentì nell’anima il do-lore per la morte del Duca di Bei-forte , in Arcadia Licofonte Tre-zenio , e lo versò in un’Ode , cheben mostrava quale si fosse il de-funto (1). Scrisse l’ Armida ab-bandonata, melodramma posto in

(1) Omaggio poetico in morte del du-ca dì Beiforte : le cui poesie uscironoin Napoli nel 1796.

musica dal Jomelli pel R. teatrodi s. Carlo nel 1770. Indi a’confor-ti di Saverio Mattei prese a tra-durre dal greco il tenero Anacreon-te: lo stesso fece di Saffo: e la ver-sione con note uscì nella città diColle in Toscana nel 1783 (1). Fusalutato col nome d’ Italo Ana-creonte, avendo superato il Salvi-ni il Regnier il Pagnini 5 salvo chefu tacciato di qualche licenza oinfedeltà pel soverchio studio difar leggiadre ed armoniose le suecanzonette alla maniera del Me-tastasio. Il poeta delle grazie, equella che fu ai Greci la decimaMusa , ebbero poi volgarizzatoriil Caselli, il Costa, ed altri molti :che facendo sempre più chiara ladifficoltà di rendere il bello nativo,non tolsero tutto il pregio alla fa-tica del de Rogati (2). Egli scrisseanche l’ diceste, tragedia tratta daEuripide, e più poesie di vario ar-gomento : a dettar le quali studiòi classici e il cuore umano, che icultori del bello stile non istudia-no mai abbastanza : amò Dante eil Petrarca, e la forza ed evidenzadell’uno cercò di unire alla dol-cezza dell’altro: così avesse comin-ciato da questi, prima di bear-si nel mellifluo Metastasio , o diporsi dietro ai voli del Chiabreradel Filicaia del Guidi, od alla ma-gnificenza di Torquato od allasquisitezza dell’Ariosto ! Pure me-ritò di essere del numero della R.Accademia Ercolanese , e di altresocietà letterarie di Europa. Ma èa lodare, perocché i versi egli ten-ne a ristoro dell’animo : e miran-do a farsi utile alla patria, compiècoll’opera colla voce e cogli scritti

(1) Forse 1782, 2 voi. in 8. Fu ri-stampala a Colle nel 1818, in un solovolume.

V Editore.

(2) Vcggasi il Tipaldo nelle Note al-la Storia della Letteratura greca delloSchocll da lui tradotta, voi. il. p. 1,faccia 2i 8.