Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
Seite
431
JPEG-Download
 

trattato 1 * aveva, ne concepiva sti-ma., e l’auimirava non solamenteper l’estensione de’lumi, che si eraprocacciati, ma pel retto razioci-nio e pel suo costume.

La continua applicazione allostu dio ed a varie facoltà gli altera-ron o la salute in guisa, che fu con-sultato da vari professori, che mu-tasse guisa di vita, sicché volle ri-prendere il servigio militare nellostesso reggimento di Borbone, nelejuale aveva servito da alfiere ; edottenne da Carlo III la grazia, u-nica in tal genere, di essere accet-tata la rinuncia di capitano fatta-gli da suo zio D. Pasquale, per libuoni offici fatti presso al sovrano,cosi dal tenente generale principedi Lavioville, come dal tenentegenerale conte Maoni, giacché tut-ti due questi gran militari aveva-no molta stima de’ talenti di lui.

In quell’ epoca era formato ilreggimento delle guardie italiauecol massimo impegno del sovrano,perciò si scelsero gli ufficiali prov-veduti delle qualità più rare tratutto l’esercito 5 ed allora con di-spaccio del duca di Castropignanofu chiamato da s. Germano, dovestava accantonato il reggimento diBorbone, il capitano D. GiuseppePalmieri, per occupare il postodi secondo aiutante maggiore del-le guardie italiane. Situato sottogli occhi del proprio sovrano inun corpo tanto rispettabile, credèprincipal dovere l’istruirsi profon-damente nell’ arte della guerra:quindi dopo aver letti ed esami-nati gli antichi scrittori di talearte, ed i più rinomati moderni,ne scrisse un trattato rispetto a’suoi lumi al suo giudizio. Questaopera dell’arte della guerra da tut-ti gl’inteuderiti è stata applaudita.I militari francesi provveduti ditalenti e di lumi ne rimasero am-mirati. Federico di Prussia, 1’ eroepiù grande del secolo passato, neurdiuò la traduzione in prussiano,

43r

per servire d’istruzione ai propriufficiali. Egli era giudice compe-tente di tale arte, ed aveva lette leopere de’ migliori maestri.

Da aiutante delle guardie ita-liane con reale ordine passò amaggiore nel reggimento di Gan-labria Ultra col grado di tenentecolonnello, quindi dovè trasferir-si in Palermo, dove stava il dettoreggimento : colà trovò viceré ilsuo antico protettore, il principedi Lavioville, che lo volle sempreseco, e l’onorò della sua amicizia,e della sua presenza ogni voltache comandava gli esercizii gene-rali al reggimento, per ammirar-ne 1 evoluzioni e 1 ’ arte, come di-ceva; tantoché in una particolarerappresentanza al re Carlo III,allora regnante in Napoli, fece imaggiori elogii ai talenti mili-tari di D. Giuseppe, capace dicomandare un esercito: tali furo-no l’espressioni di qpesto grangenerale, portato da Spagna dalsuddetto principe, quando fecela conquista di que’regni.

Ritrovandosi il marchese donGiuseppe di anni 58, ed essendoprimogenito di sua casa, fu invi-tato dal padre a prender mo-glie : chiese dunque la sua dimis-sione nella minore età di Ferdi-nando IV ; ma non gli fu accor-data dal principe di Saci, coman-dante generale in quei tempi, ecolonnello delle reali guardie : glidisse, che andasse in sua casa, cpoi ritornasse al servigio ; giac-ché anche egli serviva, ed era ma.ritato ■ così fu fatto : ma due an-ni dopo, essendo lo Stato in pacecon tutti , per mezzo di un me-moriale diretto al segretario diguerra, chiese assolutamente lasua dimissione, esibendosi prontoal servigio in occasione di guer-ra. Si compiacque il ministro diaccordargli quanto chiese, sog-giungendo, che dovendo tornareal reggimento per bisogno di