gli nocque il troppo franco ed a-perto parlare ; conciossiachè es-sendo egli stato eletto a recitarenel monistero di Monte Oliveto,in occasione del capitolo generale,la consueta orazione latina per l’e-lezione del superiore generale delsuo ordine, orazione che fu anchestampata ; egli, che forse agogna-va quel posto, con sì fosche tintecolorì il suo competitore, che que-sti, assunto al generalato, lo esclu-se sempre dagli onorevoli cari-chi della sua religione , nellaquale e’ non fu mai più che Let-tore . E forse gli avrà anche no-ciuto appo i suoi 1’ «essersi datoper tempo, e l’aver continuatopoi sempre a scriver cose di tea-tro ; e crederò che per purgarsiprincipalmente dalle accuse date-gli in questo proposito, egli abbiapreso a scrivere il Ragionamen-to proemiale ed apologetico . . .intorno ai teatri , il quale si chiu-de con queste parole : « Quando il« teatro sia veracemente scorretto» (cosa al dì d’ oggi difficile), dis-»> si e dirò sempre che infelice è» quel popolo, che si diverte ma-» le : Vae vobis, qui ridelis nunc ,» quia lugebitis et flebitis ( Lue.>> 6.). Quando il teatro sia vera-» mente morato (cosa al dì d’oggi>> comune), dissi e dirò sempre,» che felice è quel popolo , che si» diverte bene : Beatus populus ,•>i qui scit jubilationem ( Psaltn.88.) ». Ma il Ringhieri, oltre checon le ragioni, potea scusare lasua vocazione drammatica ezian-dio con gli esempli, e soprattuttocon quelli de’ Gesuiti, i quali col-tivarono con sì lieto successo quel-le due parti della letteratura, chepaion fra loro in più aperta con-traddizione, vuo’ dire il pulpito edil teatro ; noverandosi fra gli scrit-tori tragici del loro ordine persi-no il grave istorico del concilio diTrento, il Card. Sforza Pallavici-no, E poi il Ringhieri non alle so-
le cose drammatiche rivolse il suostudio e restrinse il suo ingegno ;dacché nella prefazione al Nabuc-co umiliato ci avvisa, come, parti-to improvvisamente di Piacenza,e lasciati i suoi manuscritti nelsuo picciolo studio, gli furono in-volati trentasei panegirici ( venti-due de’ quali recitati nella solaPiacenza ), il Quaresimale, e treDissertazioni; a una intorno alla» ragion sufficiente secondo il si-» stema di Volfio, l’altra intorno» alla costa di Adamo , che servi» alla edificazione di Èva , la ter-
si za intorno al fenomeno del ca-si pello, che in mezzo alla fiamma» si conserva per qualche tratto diii tempo maravigliosamente intat-» to ii. E conchiude, che tuttequest’ opere gli costarono treni’an-ni di faticosi sudori, e che altronon gli rimane, che la disgraziadi piangerle, senza la speranzadi ricuperarle. Ma qual si fosse ilmerito di queste opere del Rin-ghieri oggi perdute, per toccaredi quelle che tuttavia ci rimango-no, dirò come egli incomincias-se da giovane a scriver drammiper musica, pigliando talvolta ilnome di Girolamo Ringhieri, sìcome fece con VAnnibaie in Bi-linia stampato in Lucca del iq^G.Bensì col vero titolo di Opere delpadre lettore don Francesco Rin-ghieri si stamparono in Ferrara del1753 la Brunechilde, tragedia, e/’ Archidamia e l’ Ifigenia, dram-mi con una lettera del FerrareseJacopo Agnelli in lode di questicomponimenti ; della qual letterasi fa oggi quel conto, che si suolfare delle critiche e delle lodi deitroppo facili e sempre appassiona-ti contemporanei. Ma prima anco-ra della Brunechilde, avea il Rin-ghieri stampato in Padova del 1 7 4 7la Sara in Egitto. et La Tragedia» è in versi sciolti, lo che dovrà» intendersi di tutte l’altre che» in seguito registreremo ». Cosi