nota altresì che in quella commediail Cerretti nega d’avere scritta lasatira contro il segretario di stato,ma poi la fa recitare appunto daquel personaggio nel quale rappre-sentò sè medesimo.
Quando gli fu ridonata la libertànon attese più alla medicina, matutto si diede alla poesia; alla qualepuò dirsi che fosse da natura dispo-sto, benché poi non lasciasse alcu-na di quelle opere che son monu-menti per l’eternità. Prevaleva al-lora sventuratamente in Italia unamaniera di studi e di costumanzemolto contraria alla vera altezzadella poesia. Benché nelle scuole ge-neralmente si leggessero e si propo-nessero in esempio i Greci e i Latini,i più non tendevano ad altro che araccogliere belle imagini, ingegno-se similitudini, locuzioni eleganti,che poi versavano a piene mani nel-le loro scritture; ma le relazionidelle opere letterarie col secolo chele produsse pochi le scorgevano, po-chissimi le credevano degne di esse-re considerate da chi volesse illu-strarsi scrivendo. Quindi facilissimiapplausi ad ingegni mediocri; e lo-datissima nelle prose e nei versiquella materiale somiglianza con gliantichi, la quale fu poi conosciutasì infesta ai veri progressi. Ora ionon dirò che il Cerretti fosse un in-gegno mediocre (benché non temodi aver dissenziente chi sappia bengiudicare affermando che non fusommo ) ; senza dubbio però nocqueanche a lui quella falsa maniera distudiare e imitare gli antichi: equando consideriamo con quali poe-
sie otteneva gli applausi di nume-rose adunanze, dobbiamo, più ch’al-tro, compiangerlo d’essersi incon-trato in un tempo da cui la sua giovi-nezza non potè ricevere nessun uLileammonimento. Inebbriato da quel-le lodi non dubitava di paragonarsicon Tibullo, in una canzone dellaquale ci basterà levar questo saggio:Cintia, tu il sai, mio foco,
Che me fra rotti gemitiScorgesti ansante e roco,
In su la sponda immobileDel premuto origlier.
Tali (generalmente parlando) era-no i frutti dell’educazione letterariad’allora.
Fuori poi delle scuole l’esempiodi molti libri principalmente stra-nieri, e non so quale inclinazionedel tempo, traevano la gioventù al-la satira invereconda e mordace. IlCerretti si volse quasi intieramentea questo genere di poesie ; e moltene scrisse ; le quali benché rimanes-sero inedite, ebbero nondimeno aque’ giorni una grande pubblicità,e furono il principio della sua fama.Io confesso di conoscere soltantouna parte di quelle poesie, nè avreivoluto leggerle tutte quando benemi fosse stato possibile; pur nonesito a dire, che anche lasciando indisparte ciò eh’è riprovevole co-me disonestamente ingiurioso, essemancano quasi sempre di quelle do-ti senza le quali la satira non hadiritto di entrare fra le opere dellavera letteratura. La Riforma d’a-more e gli j Esercisti delie Damesono scritture famose nel senso del-l’antica giurisprudenza romana. In