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[Volume Nono e volume decimo.]
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discapito di quel decoro , che purdovrebbero custodire, di quella pa-ce che pur dovrebbesi conservare,e di quella economia che pur sirende necessaria.

Mortogli frattanto il padre, ondeprovvedere alle cose proprie, feceritorno alla patria, e si trovò padro-ne di non iscarse fortune. Quivi siammogliò con la contessa Becelli,dalla quale ebbe un figlio ed una fi-glia. Il figlio, per nome Giuseppe,volle entrare nello stato ecclesiasti-co fra i Filippini, del quale divisa-mente, il padre che bramava in luiun sostegno alla famiglia, pianse as-sai e lungamente. Ma avvenuta, po-co dopo avere celebrato la primamessa, la morte del figlio medesimo,ne dimostrò scarso dolore, addu-cendo per iscusa a quanti glienedomandavano la ragione, che i figlinon si debbono piangere che unasola volta.La figlia si maritò col mar-chese da Bagno, da cui nacquerodue figli tuttora viventi : cioè il mar-chese Carlo, sposo della marchesaTrotti, che soggiorna in Ferrara,e 1’ altro stabilito in Firenze e ma-rito della contessa Azzolini.

Il Tommasini perdette la moglie,da lui veramente amala, essendo ifigli assai giovani. E benché in essapure fosse la passione pel giuoco,non le fece mai il più leggero rim-provero. Una volta avendo ella per-duto grossa somma di danaro, onde| soddisfare, dovette mettere a pegno! le proprie gioie. Mentre si trovavai in grande angoscia per timore che; il marito venisse a saperlo, questi■ disimpegno le gioie medesime, quin-

di riconsegnandole a lei, si accon-tentò di dirle, prendete della polve-re di Annover onde non abbiatea sembrar spaventata.

Non ebbe fratelli, ma due sorelle:una delle quali fu maritata nella no-bile famiglia Franchini, 1’ altra nel-la pur nobile famiglia Paletta ; po-scia passò in secondi voti, in quelladei conti Cipolla. Da queste signo-re, che vivono, abbiamo avuto, permezzo del più volte menzionato si-gnor Jacopo Bonemo, i materialiper questa biografia.

Il Tommasini, di umore semprelieto, bene provveduto di quanto oc-corre per mantener vita agiata, tragli amici e le lettere passò molti an-ni, sinché la morte venne a toglier-lo di quaggiù nel 4811, settantesi-mo secondo anno di sua età.

In Modena gli venne il pensierodi scrivere pel teatro, mosso nonsolo dalla pratica continua eh’ egliteneva, siccome dicemmo, coi com-medianti, ma anche da propria in-clinazione. Sappiamo da lui medesi-mo che essendo tuttavia ai servigidi quella corte, scrisse la Tragediaintitolata Crementina Reqina diSanqa, la quale fu rappresentatada una società di Nobili in Massa,con grandissimo applauso. Sappia-mo pure da lui che altri suoi com-ponimenti furono egualmente beneaccolti in molte città d’Italia. Chela sua commedia che ha per titolo iComici in sconcerto, ebbe sovraogni altra lietissima accoglienza.Fece stampare le sue opere teatra-li in quattro volumi a \erona nel4791-93, e le dedicò al duca di Mo-