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[Volume Nono e volume decimo.]
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e diede giudizio imparziale anchesul carattere del suo stile, ravvisatosenza qualità letterarie, nè quasiproprie di uno scrittore di profes-sione, perchè espressione del conteella vedeva, del quanto sentiva, eritratto in una parola di se. Toltele quali occasioni, che non furonomolle, l’opera del Zannini non fuinutile agli altri, parimenti quandoprestavala, senza incentivo suo pro-prio. Rese infatti un servigio di ef-fettivo profitto, quando, insieme adaltri dotti, providde co’ giudiziosi eriputati consigli, alla correzione e almiglioramento dell’ ultima ristampadel Dizionario (1) del nostro dialetto.Con onor della patria curava l’edi-zione, rimasta imperfetta, dei siti pit-toreschi e prospettici delle lagune,aggiungendo allebelle descrizioni divarii nobili ingegni una bellissimasua dell’Isola di s. Servolo, di cuitoccò la parte di belle arti e di storia,e la principale dell’Istituto, accen-nando alle infinite pietose cure di queipadri, da più di un secolo benemeriti,verso gl’infelici, che perduta la su-blime delle qualità, si fanno spettaco-lo di abbiezione a’ior simili; Nè pon-go nel novero l’altra curata edizionedelle poesie, colle notizie sulla vitadi Valerio da Pos, contadino delleAlpi Canalesi, lodata da BartolomeoGamba nella Serie di scritti impressiin veneziano dialetto, perchè a di-venirgli mecenate può aver influitosull’animo del Zannini l’amor del

(i) V. Prefai!. alla edizione ultima delDizionario di Gius. P.ocrio, Ven. Santini efiglio, iSag.

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natio suolo, al poeta comune. Lu-cido* grazioso e senza artificio eralo stile del Zannini, e come in essol’animo e l’ingegno dello scrittoresi riverbera, così lo Uvea caldo, ga-gliardo, e specialmente cosparso diarguti frizzi, e di sali, a cui alluden-do, dedicavagli Luigi Pezzoli il piùbello de’ suoi Sermoni, intitolato laSatira. Erano qualità in vero diffi-cili a rinvenirsi, perchè Io stile siforma collo studio, congiunto al sen-timento del bello. Ma era ben piùmaraviglioso, che da quella mentediritta, come Minerva armata dalcervello di Giove, uscisse ogni idea,quasi colla vesta indosso delle pa-role ; onde gli schizzi de’ più impor-tanti suoi scritti veggonsi tutti, acosì dire, di getto. Sensati erano isuoi giudizii sugli autori più illustri.Toccando per esempio di Pietro Bu-ratti, che all’ altezza del lirico ser-mone sollevò il patrio dialetto e dicui si aveva assunto di comporre labiografia, pareangli « tutte mortali» le sue ferite, e quelle forme del» dire sentir troppo della turpe pa-» lestra, ne’ cui esercizii furono ap-» prese. » Accennando con elegan-za e con grazia all’ ingegno di chicompose il poemetto la sera, perchiudere (I) il giorno dell’ immor-tale Parini, pensava « essere sì splen-» dente quel giorno, da non veder» la sera giammai ». In un soloconcetto racchiudeva la vita di Mel-chiorre Cesarotti, con cui ebbe al-quanto a vivere e conversare, salu-tandolo il vero sapiente, che « rag-

fi) Gio. Ballista Mulinelli.