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«a. Era Anna quella LenissimaMarchesa Malaspina, di modi oltreogni credere dignitosi nobili corte-si, che fu mille fiate alto subbiettode’ canti or improvvisi, or meditatidi Cornante, e di cento altri verseg-giatori, quella stessa di cui rinverdìla fama nel tramonto della vita mer-cè i famosi versi di Vincenzio Mon-ti, coi quali nell’ anno -1789 G. B.Bodoni a lei intitolò la sua primaedizione dell’ Ambita.
Chiuse Ireneo quella sua Rispostacolla seguente assai rigorosa maprofetica sentenza il sig. Ab-» bate Frugoni non è poi quell’o-55 racolo che si crede. Voi vi appel-55 late alla Rep. lelleraria , ed io» mi appello alle sue opere, tra le» quali, tolta qualche minuzia, non55 ve n’è alcuna considerabile, e un» qualche giorno serviranno di pa-55 sto alle tignuole » ec. Questa suaseverità, o meglio aggiustatezza digiudizio, ch’egli stesso confermò tre-dici anni dopo nella sua Lettera diM. Lodovico AriostOj fu solenne-mente ratificata quasi direi ognigiorno de’ CO anni successivi daquello stesso inappellabile tribunalecui veniva allora invocando 1’ ano-nimo difensore del Frugoni.
Per la caduta de’ Gesuiti era nel-P mino 4768 rimasta vacante inGuastalla la cattedra di filosofia. Leinsinuazioni del P. Paeiaudi, a cuiprincipalmente era allora allidata lariforma d’ ogni insegnamento tranoi, fecero che il Duca deputasse I-reneo colà a quello della filosofia.Adempì con lode il nuovo ufficio, ilquale non impedì alla sua grande
operosità di compilare nell’ annostesso 4768 il Dizionario della Poe-sia volgare , la pubblicazione delquale patì poscia grandi indugi perle misere sofisterie de’ Revisori; ele note critiche al genuino Or-feo del Poliziano, da lui discoverto ;ma non diede alla luce questi dueriputatissimi lavori che più anni do-po. Rivolgeva eziandio per 1’ animoin quell’ anno di scrivere una tra-gedia (il Boezio), ma non si sa cheincarnasse il suo disegno.
Nel 4770 ristaurò in Guastallal’Accademia degl’inesperti colà fon-data nel 4678, e compose per quel-la occorrenza una dissertazione edun poemetto in ottava rima, deiquali, come di cento altre sue scrit-ture, do ragguaglio nell’ ampia suavita. Ne'conseguitanti anni si poseintorno a ricerche storiche dellacittà di Guastalla, primo frutto dellequali fu la Dissertazione della veraorigine sua; secondo, quello delleAntichità della Chiesa Guaslallese,terzo, quarto e va dicendo, moltevite d’uomini illustri, la Zecca , efinalmente la Storia che più tardopubblicò in 4 voi. in 4,to. Questosuo tanto operare destava l’ammi-razione degli amorevoli suoi, e l’in-vidia de’contrarii. Gongolavane ilPaeiaudi, protettor suo, e vaticinavaper ogni dove : attissimo diverrebbeIreneo alla prefettura di una Biblio-teca come la Parmense; supererebbenelle cose bibliografiche i Fontani-ni, i Zeni, i Paitoni: uscirebbe dallasua penna una buona Storia di Par-ma.
Queste cose profetavo il Paeiaudi