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[Volume Nono e volume decimo.]
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tornente teneva la vedova del ce-lebre Francesco Argelati, postaaccanto l’Archiginnasio : situazio-ne più accomodata al suo spirito.Colà potè incominciar ad appaga-re il desiderio per lo studio chegli aveva donato la natura, edessendo quella libreria assai visi-tata dai professori della Universi-tà, della conversazione con essi ap-profittò a vantaggio dello spirito.

Per singolare circostanza, il pa-dre di Francesco, misero macel-laio di professione, si spassava conmolto diletto, nelle ore libere dal-1’ esercizio del proprio mestiere,leggendo i migliori poemi italiani,sicché il figlio, trovati in casa queilibri, gli lesse avidamente, e perquello spirito d’imitazione che facil-mente si apprende alla prima età,gli venne desiderio di far versi.A ciò gli fu di giovamento il li-bretto di Lorenzo Mattei, intito-lato: Arie del verso italiano. Do-po alcuni anni di assiduo studio,compose una tragicommedia coltitolo: Favola del corno, per unasocietà di Filodrammatici di cuiera direttore , e poscia la feceesporre in pubblico teatro dallacompagnia comica di Onofrio Pa-ganini.

Alla passione per le lettere,unì anche quella per le arti bel-le , ed essendo la sua patria for-nita di pitture insigni, gli vennetalento di studiarle e descriverleper proprio esercizio.

Nel 47(Ì6 incominciò ad eserci-tarsi nella recitazione,- dapprimain un teatrino privato, poscia in

quello de’ signori Penanti. Essen-do data fuori da un argentiereuna satira sanguinosa contra tuttii teatri di Bologna, il Bartoli ri-spose , difendendoli. In appressopassò a Venezia col libraio delsuo paese, Guidoni, onde servirglid’interprete per una macchina ot-tica , d’invenzione del medesimoGuidotti, e da questo esposta alpubblico.

Tornato in patria, risolse deter-minatamente di darsi all’ arte co-mica , e ne partì con un France-sco Peli, capo di compagnia, cheil condusse in piccoli luoghi ovesi acquistò sempre onore. Dopoun anno entrò nella compagnia diGirolamo Santi, quindi nell’ altradi Girolamo Rossi che provvedutodi buoni attori correva città gran-di. In questa società conobbe Teo-dora Ricci, giovine spir itosa e bel-la, la quale incominciò ;ad assistereper l’arte; poi innamoratosene, av-venimento naturalissimo, nel 4709in Genova le divenne marito. Nel4771 , passò con la moglie nellacompagnia del celebre TruffaldinoAntonio Sacelli, e vi rimase insinoal 4777, nel qual anno essendo lamoglie ita fra i comici italiani inParigi, egli tornò col Rossi.

Gravi dispiaceri dovette tollera-re nella compagnia del Sacelli,perchè essendo affezionato allo stu-dio , poco o niente viveva coi co-mici; anzi, per così dire, oltre al-l’esatto debito di professione, quasinon gli conosceva. Più ebbe an-che a sofferire per la inquietudinedella moglie, la quale essendo sta-