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te sopra i suoi disegni, come purela facciata posteriore della Villa delPoggio Imperiale. Ma l’opera chefece il Paoletti superiore ad ognialtro contemporaneo nell’arte suafu la traslazione della volta dipintada Matteo Rosselli nella suddettaVilla del Poggio Imperiale, e lavolta e la parete di una cappellettocondotta da Giovanni da san Gio-vanni che dal Palazzo Reale dellaCrocetta trasferì con lo stesso in-gegno nell’ Accademia delle belleArti,le quali ardite imprese, riguar-date in allora come miracoli, glivalsero gli encomii di quel difficilelodatore che fu F. Milizia. Impiegòil Paoletti il suo sapere in Roma, inModena e in altre città, onde nonpoco contribuiva a ristorare il buongusto presso che per ovunque sca-duto. Reverente agli esempii e aiprecetti degli antichi, tutta voltasentenziava doversi amare e pre-giare le regole, ma liberare altresìle regole da ogni troppo rigorosarestrizione. E in Modena non vollemettersi ai servigi del Duca, ab-benchè più volte nel pregasse, ericusò parimente di seguire lordRosber Vice Re d’Irlanda che se-co lo desiderava come compagno emaestro. Fu il Paoletti inventoredi alcuni istruinenti in servigio del-l’arte sua, dovendosi anco alla suadiligenza e al suo ingegno molteavvertenze e modi utilissimi nellacostruzione degli edificii; e comeera versato nelle arti meccaniche,quest’istrumenti in suo uso di pro-pria mano fabbricava. In quanto aicostumi ebbe meritamente reputa-
zione di specchiata onestà non tanto,ma di uomo cortese e disinteressa-to, che oltre ogni credere era purtale. Riservato nel giudicare, manemico di adulazione, tenne sempreuno stesso linguaggio, sicché quellasua franchezza era da taluni giu-dicata rusticità, e quella sua indi-pendenza di carattere che traluce-va in ogni suo fatto, stravaganza.Di che prevalendosi alcuni maligni,cercarono di abbatterlo : ma il GranDuca Leopoldo I, che alle sostan-ziali virtù e non alle apparenze mi-rava, il tenne in quel conto in cheera dall’ universale tenuto ; e il fi-gliuol suo Ferdinando III, in oc-correnza di costruire o di riparareedificii, non si dipartiva mai da’suoiconsigli: anzi diremo che l’ebbecarissimo. Sotto il passeggierò go-verno francese fu il valentuomoassai debolmente curato, tanto cheil Comune per levarlo dall’inopiain vecchiaia provvedeva a farlo suoConsigliere. Non troppo dopo, inetà di 86 anni moriva, ai 19 feb-braio del 1813. Ebbe la sepolturanella cappella dei pittori, die è nelchiostro della Annunziata, tombariserbata in Firenze ai più rag-guardevoli artisti.
L. C.
CAMERATA (Andrea), figlio diCarlo, nato a Venezia nel 1714 equivi mancato a’vivi nel 1793, me-rita di essere ricordato fra i più va-lenti cultori dell’ Architettura sulfinire del secolo XVIII. Figlio di untintore (la cui famiglia venuta daBergamo in Venezia fu specchiata '