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[Volume Nono e volume decimo.]
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piante secondo i nuovi sistemi. Po-co tempo passato, scrisse e fece leg-gere all’Istituto Italiano una suamemoria, tuttavia inedita, intorno

10 sviluppo dei petcdi dei fioridoppi, che ottenne molle lodi datutti che l’ascoltarono.

Il Fortis, allora Bibliotecario del-l’Istituto a Bologna, uomo notissi-mo per grande acutezza d’intellet-to, facile all’ira, ma eziandio facileall’amore, e libero affatto da qua-lunque sentimento di bassa invidia,lodò apertamente la memoria delRanzani, ed il propose al Governocome ottimo a sedere nella catte-dra di storia naturale in quella U-niversità. Il Ranzani però, modesto,con esempio rarissimo, sentiva disè al di sotto del suo merito reale,e stimando che per ancora gli stu-dii fatti in quella scienza non ba-stassero a farsene degnamente mae-stro, non voleva accettare l’inca-rico. Se non che il Fortis mede-simo e gli altri amici suoi, di tanto

11 confortarono, che finalmente ac-consentì, e nel 46 agosto 4803 fusegnato dal ministro dell’interno ildecreto della sua nominazione.

Quando salì la cattedra, la storianaturale faceva, specialmente peropera del grande Cuvier, passi im-mensi. Le considerazioni e lo studiodegli animali recavano nuovi siste-mi, nuove cassazioni per conse-guenza, e novelle nomenclature. IlRanzani saviamente divisò, che se-guitando le nuove teorie nell’in-segnamento e analizzandone seve-ramente i principii, ne cavava duevontag'g’i; uno speciale per ì’ayan-

zamento della scienza, sceverandoil vero dal dubbio o dal falso ; l’al-tro accostumando la mente dei gio-vani a pesare le opinioni degli altri,ed a non correre come ciechi ap-presso i nomi che acquistarono ce-lebrità. Laonde narrando le dispo-sizioni che avevano date agli esseriorganizzati i vecchi, scendeva cri-ticamente esaminandole insino aquelle de’ contemporanei. La facili-tà di esporre le proprie idee cheaveva con somma chiarezza dispo-ste nella mente, la severità del ra-ziocinio, e l’amenità del dire, nonsolo gli cattivarono ben presto l’a-nimo dei discepoli, ma trassero piùuomini provetti ad ascoltarlo, edottenne plauso e fama.

In tanto avvenne che si recasse aBologna il Barone Giorgio Cuvier,e conosciuto il giovane naturalista,del quale per la perspicacia dell’in-telletto concepì grandissima esti-mazione, visitò in sua compagnia imusei dell’Istituto. Quivi vide cheuna mandibula fossile attribuita daldotto Giuseppe Monti ad un TricecoRosmaro , e da se, sulla sempliceispezione del disegno, collocata frale ossa di Mastodonte , dal Ranzanierasi giudicata al genere Rinoce -ronle. Volle investigarne la causa,e trovatala giusta, aderì all’opinionedel Bolognese, in questo ultimo ge-nere collocandola nella secondaedizione della sua opera intorno leossa fossili. Nè mancò di rendereallo scopritore la lode che si merita-va, avendo pel primo fatto conosce-re che anche in Italia si trovavanoavanzi di due specie di rinoceronti.