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[Volume Nono e volume decimo.]
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e col tempo giugnere eziandio acerto quale splendore. Egli fu piùd’una volta decano della facoltàfilosofica, della quale era membroessendo stato in prima insignito delgrado e degli onori di dottore in fi-losofia; e nell’anno accademico 36 e37,sostenne la carica e la dignità direttore magnifico della Università.

Pier Vittorio Aldini era di sta-tura mezzana, ben fatto della per-sona, di fattezze virili, grazioso diaspetto e sempre atteggiato al riso,allorché trovavasi a grato colloquiocogli amici suoi. Contrasse una ma-lattia infiammatoria del petto diquelle che i medici sogliono dallaloro sede chiamar bronchiti , e chespesso si diffondono a lutto l’orga-no polmonare. Egli ricusò ogni me-dico sussidio, ed essendo la malat-tia e per la natura sua e per la suaforza sì fatta da richiedere qualchesottrazione di sangue, egli vi si ri-cusò ostinatamente sempre ; e cosìseguitando ad intervenire a men-se private e laute, di che era ge-niale assai, precipitò tanto piùpresto in un male lento ed irrepa-rabile. Io ho voluto notar qui talcosa perchè non pochi, e special-mente letterati e dotti, mostrandosifuor d’ogni ragione al tutto avversial salasso, trascorrono spesso inmalattie croniche, da cui poi sontratti innanzi tempo alla tomba. E1’ Aldini con quella sua tempra fer-rea di corpo poteva vivere lunghis-simi anni ancora, se per una malintesa avversione ad ogni medicacura, non fosse andato a cadere inuna orribile consunzione !

Von avea quest’ uomo troppagran vena di parole, ma eran essein ricambio condite di graziosi sali,di piacevoli motti e di certi concettigiusti e squisiti, che spesso si solca-no dilungare dalle maniere del vol-go, e da che si pareva l’acutezza el’altezza dell’ animo suo. Ma se nonera il più spedito parlatore che sifosse, era all’ incontro speditissimoscrittore sì che currenti calamo, co-me suol dirsi, dettava ottimamente,e con maniere e modi squisitamenteitaliani. Basti il dire che le Memoriedella vita del padre suo furono opera,com’io stesso il vidi, di non molte set-timane. Ebbe l’Aldini esteso carteg-gioletterario e conoscenzapersonalede’più dotti uomini di Italia, in fattoprincipalmente di cose archeologi-che e letterarie.

E furono o suoi corrispondenti osuoi amici personali il Borghesi, ilMarsand, il Ferrucci, il Muzzi, ilCattaneo, il Litta, l’Ali Ponzone, ilBorghi, il Gazzera, il Labus, il Vi-sconti ed altri.

Se quest’uomo non si fosse postonella via politico-amministrativa inche pure spiegò non comune atti-tudine, e in che dispensò i migliorianni della sua vita, avrebbe potutosorgere uno dei massimi delle scien-ze archeologiche e numismaticheche abbia avuto l’Italia, la qualepure in queste amenissime e gra-vissime discipline ha sempre tenutoil primato sopra ogn’altra nazione.

Fu grande coltivatore dell’ ami-cizia, dote propria e speciale deiveri letterati ; ed egli all’ incontrofu amato e pregiato dai suoi cor-