si dall’ amico, non di meno discor-dano fra loro. « La chiesa del prio-rato, dice il succitato Bianconi, pia-cerà certo a molti, come piacevasommamente al Tiranesi, che la ri-guardò mai sempre per un capola-voro, ma non piacerebbe nè a Vi-truvio, nè a Palladio se tornasseroin Roma. »
Dopo avere incisa e publieata lamaggior parte delle antichità di
del Palladio, perchè Io Scamozzi ne di-resse l’edificazione ?
Cerlamente concedendo che tutti ipensieri fossero di lui, si potrebbe ac-cordargli qualche parie di lode nellacomposizione degli scritti che corronosotto il suo nome. In quella vece sap-piamo, che i letterati i quali faticavanoper lui non volevano adottare le suestravaganti visioni ; dal che nascevanoque’ continui disgusti. E poi i pensie-ri sono belli e buoni; ma che gioverebbero trattandosi di letteratura , semancasse 1’ arte di manifestarli? Sa-rebbe lo stesso, che tutti que’ diviniconcepimenti del Canova o non fosserostali trasfusi nel marmo o che fosserostati eseguiti da altra mano. Il parago-ne istituito dal Biagi tra il Tiranesi c iltempio di san Giorgio Maggiore, la pro-prietà delle parole e la sopranlendenzaall’ edificazione dello stesso tempio, nonmi pare convenientemente applicalo. Ri-mane un altro dubio da sciogliere, cioè,se il consiglier Bianconi sia stato qualece lo ha rappresentato il Biagi. A cono-scere se sia ledele il ritratto, basta leg-gere 1’ Appendice dello stesso Biagi all’elogio del Tiranesi, e basta consultarei commendevoli articoli che intornoal Bianconi scrissero il Dizionario sto-rico di Bassano, la Biografia Universale,la nostra Biografia (voi. I) e l’elogio det-tato da Annibaie Mariotti perugino.
Roma e dell’ agro romano; dopoaver dato in luce la migliore forsedelle sue opere, cioè i Fasti trion-fali e consolari tolti da’marmi ca-pitolini, fece alcuni viaggi a Napoliper esaminare le antiche città sco-perte sotto la lava e le ceneri delVesuvio. Osservò attentamente lemisure,la forma, la pianta e la distri-buzione del teatro d’Ercolano, chesebbene coperto e sotterra settantapalmi incirca, per opera di artificiomaraviglioso si può vedere intattoancora e girare. ÀI Tiranesi, prati-co assai di queste cose, un’ occhiataserviva più che ogni faticosa misuraad un altro.
Trese anche la pianta di quantoera allora scoperto dell’intatta cittàdi Tompei, miniera inesausta d’eru-dizione. In questa gita andò fino inLucania, e disegnò que’nobili avan-zi testimonii dell’ antica italianagrandezza, Ed ebbe il tempo d’inci-derli magnificamente.
Diede opera ad alcune ricerchesulle ruine del circo, detto di Cara-calla, che si veggono a due migliafuori della porta Capenti, ruinetanto più degne d'ammirazione, chequesto circo è il solo, a sua notizia,dice il Bianconi, in tutto il mondo,di cui restino vestigia sufficienti perdarci un’ idea dell’ architettura cir-cense. L’ultimo lavoro dell’artistaveneziano, come dicemmo più so-pra, fu la bella impresa dell’im-mensa villa Tiburtina dell’ impera-to r Adriano, che dovette lasciareimperfetta, essendogli sopraggiun-ta quella grave malattia che lo tras-se al sepolcro.