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[Volume Nono e volume decimo.]
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come il più simigliatile al celebreartista.

L’Editore.

BEVIVI (GiANvncEiNzo), nacque il

10 agosto 4744 in Cotogna, piccolama ragguardevole città del Vero-nese, la quale sotto il dominio dellaVeneziana Repubblica dipendeva di-rettamente dalla territoriale giuris-dizione della capitale. Appartenen-te a distinta famiglia, questo illustrecittadino, nel quale si ammirò ilmedico filosofo, l’erudito letterato,

11 poeta elegante, il magistrato ope-roso, fu incuorato da’luminosi esem-pi paterni a percorrere la via cheil condusse a cogliere palme nonperiture. Il padre suo Vincenzo Be-nini, nato nel 1713, morto nel!7 64,fu medico riputatissimo ; diede all’Italia la traduzione della Sifilide diFracastoro, che fu per le stampepreferita dal Cornino a molte altre ;pubblicò alcune note sul poema laColtivazione di Luigi Alamanni, escrisse altre note sulle opere diCornelio Celso, che furono dal ce-lebre Morgagni pubblicate nella se-conda edizione Cominiana di quel-l’autore. Cittadino amantissimo del-la patria sua, lo stesso VincenzoBenini, padre del nostro Gianvin-cenzo, immaginò pel primo e sug-gerì la grandiosa edificazione delDuomo, che la pietà religiosa e ilcoraggio de’ Colognesi eresserodalle fondamenta nel centro del-la loro città : tempio direi quasimaraviglioso, architettato sui dise-gni del Selva, l’esecuzione de’qualifu consigliata e diretta dal nob.

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Diedo Segretario perpetuo, e deco-ro della Veneta Accademia impe-riale e reale delle Belle Arti. L’a-more allo studio, da cui non puòdisgiungersi l’onesto desio della glo-ria, infiammò il petto del giovaneBenini, il quale calcando le onorateorme paterne fu dall’ Università diPadova nella facoltà medica fregia-to della laurea dottorale.

Ma non bastava a quello sveglia-to intelletto l’aver frequentato lepatrie scuole; avea duopo di allar-gare la sfera delle scientifiche suecognizioni : volea conoscere e stu-diare altri climi, altri uomiui, altricostumi. Visitò quindi la Francia, leSpagne e l’Italia; vide ed ammiròla celebre Scuola di medicina diMompellieri ; esaminò gli spedali, ei più famosi istituti sanitarii, e ric-co di scienza, e sempre più caldo diamore per l’arte medica non solo,ma ben anco per le umane lettere,rivide la diletta sua patria.

E quivi ferma stanza avrebbe po-sto, se dal suo genio non fosse sta-to sospinto in un campo più vasto.

Venezia non era più a quel tem-po la dominatrice de’mari ; ma Ve-nezia era ancora la sede di un go-verno illuminato, il quale, se avevaperduta la forza reale e materiale,sosteneasi però tuttora con quellanon meno potente dell’opinione : lenuove dottrine, che prepararono losviluppo delle grandi idee, dallequali fu segnalato il principio delsecolo decimonono, e che aprironola strada al rapido successivo pro-gresso dello spirito umano, eranoavidamente accolte, e professate in