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[Volume Nono e volume decimo.]
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li Goldoni nelle sue commedieha fatto ciò che doveva fare; quelloa che era forzatamente condotto.Ha dipinto la società comune de’suoi giorni in Venezia. Le sue com-medie sono la storia legittima delsuo tempo. Con questi principii giu-dicatelo. Non mutate i tempi. Col-locatevi tra il 1740 ed il 1700, nelceto di mezzo a Venezia e vedetese abbia osservato bene, osservatoprofondamente o leggermente; seabbia con verità dipinte quelle gen-ti in tutte le loro variazioni, in tut-te le loro mezze tinte ; se abbia sa-puto cogliere i caratteri e segnarliprecisi da non confonderli, e quindigiudicate se gli stranieri a buonaragione l’accusino di leggerezza,di non aver saputo conoscere tuttii segreti del cuore umano.

Non tenendo pratica se non chedi rado con gentiluomini, nè poten-do per conseguenza penetrare nelsegreto delle loro famiglie, non glifu dato di conoscerli bene, quindi icavalieri e le dame delle sue operenon sono cavalieri e dame venezianiesattamente dipinti, e neppure di al-tri paesi, ma genti ricche del ceto dimezzo. Non è leggerò perciò; sol-tanto ha errato nei titoli. E d’al-tronde quand’anche avesse saputopiù in là, sarebbe stato pericolo a-prire la toga, o guardare più cheall’ esterno del guardinfante. ChiEincolpa di avere messe sempre ledonne passive, non sa quale fosselo spirito dell’ aristocrazia venezia-na, gelosa in riguardo alle donne.Non sa quante monacazioni forzate,quanti matrimonii di pura conve-

nienza avessero luogo a queitempi.Il Goldoni perciò onde non cozzarecoi grandi, mostrava la obbedienzacieca siccome virtù necessaria al belsesso. Non bisognava opporsi a quel-le costumanze, ma più presto soste-nerle per non cadere in disgrazie.Dello avere quasi sempre ferite ledonne nelle commedie, mentre le a-inava assai in segreto, nemmeno fugrave delitto, imperciocché espone-va quei caratteri che avea dinanzigli occhi di continuo, cioè le donne diteatro, le quali comunemente sonoanche adesso, come erano allora,sopraccaricate da tutti i difetti. Ve-re caricature se belle, per le lodidegli sciocchi vagheggini; se brut-te, per rabbia di non avere ado-ratori.

Il Goldoni, spensierato in tuttofuorché nell’arte, di temperamentoallegro, inclinato sempre ài piacere,amava la compagnia di que’ giovia-loui, conosciuti a Venezia sotto ilnome di Cortesani. Queste genti,dopo i loro affari, non meditavanoche divertimenti, e ne’ loro simposiiai tratti di spirito univano spessoscherzi non affatto netti. Egli pienodi quella vita beata non potè a menodi lasciarsi fuggir dalla penna qual-che segno di quei pranzi e di quellecene, ai quali segni gli applausi nonmancavano, e sebbene io non possaconsentire a coloro che l’accusaronosoverchiamente e maliziosamente diqueste pecche, nondimeno non mi èdato con giustizia difenderlo affatto.Soltanto, a sminuirne le colpe, sipuò dire che nella prima sua gio-ventù essendo il teatro di continuo