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lo reale di Francia, che lo nomina-va suo socio per la classe dellescienze morali con diploma del 44dicembre 4833. Si mostrò egli ri-conoscente a questo ben meritatonon comune onore mandando adesso Istituto una Memoria intitola-ta : Vedute eminenti per ammini-strare l'economia suprema dell 1 in-civilimento (4;, e lasciandogli nel-la sua disposizione di ultima volon-tà una grande medaglia col suo ri-tratto a cesello, opera di Deside-rio Cesari, che una società di esti-matori suoi gli aveva offerto pocoprima della sua morte.
Fu Giandomenico Romagnosibello della persona, di cuor dolce,di retto costume; conservò sem-pre un tenero affetto pel collegioov’era stato educato, e per quelliche avevano diretto i suoi primipassi nella via del sapere; ricor-devole com’era di ogni beneficio,quanto facile ad obbliare i tortiche ricevesse, quanto inchinevolea compatire e scusare i difetti al-trui. Non lusingato dal falso splen-dore di una gloria menzognera, nè
«li là del sepolcro il nostro nome giungepovero e nudo ; e lo segue solo quella po-ca parte d’ oro che abbiamo collocato in opere generose. La cara memoria di Azi-monti, intrecciata a tante belle rimem-branze, sarà onorata anche quando noitutti più non saremo. » Così rifletteva sag-giamente il Giornale di Parma dal qualetrassi questa lettera.
(i) Che non fu pubblicata nelle Mé-moires des saeants étrangers, dove pur sene trovano tante delle quali certo questadi Romagnosi non teme il paragone.
cercava gli onori, nè lo sedussel’aura del favore sì che dimenticas-se, come avviene nelle anime vili, ipiù sacri diritti deH’umanità. «A-vrei temuto (ripeteva spesso) dinon potere più essere altrettantocreduto, quando avessi portatauna medaglia sul petto. » Non do-mo mai dalla sventura, nelle ansiedella prigionia componeva i duevolumi sull’ Insegnamento primi-tivo delle matematiche. E se puredi alcun difetto si voglia notarlo,egli si è che negli anni senili mo-strossi alquanto intollerante delledottrine opposte alle sue : mendalieve al certo in lui che tanto si erainnalzato sopra il comune livello ;che sì potentemente aveva contri-buito a ristorare lo studio dellescienze morali; che tanto aveva sof-ferto dalla malizia degli uomini edalle vicende de’ tempi, da potersidire a tutta ragione, che pochi eb-bero più di lui travagliata la vita,pochi furono tanto degni dell’amo-re e della venerazione dei contem-poranei e dei posteri. Onde a buondiritto taluno di quelli ch’ebberola sorte di rendere al nostro illu-stre pensatore gli uffici estremi, alui applicò quei versi dell’Allighie-ri nel canto TI del Paradiso :
Indi partissi povero e vetusto ;
E se il mondo sapesse il cor ch’egli ebbe,
Mendicando sua vita a frusto a frusto,
Assai lo loda e più lo loderebbe.
Con solenni esequie onoravanela memoria anche il piccolo hot-