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Mincio vi era senza dubbio, e la cittä do-veva essere sulla sua sponda, abbenchösoltanlo nel 1498 siano stati costruttigli argini, con cui si formano ora i la-ghi superiore ed inferiore. Mantova te-nendosi fedele all’itnpero greco, chiuse leporle ad Alboino , ma debb’ essere cadutain potere de’ Longobardi negli anni suc-cessivi; imperocche nel 390 fu riconqui-stata da Romano esarca, che vi stabiliil suo quartiere generale, ove ricevette lasoinniissione dei duehi longobardi di Par-ma, Reggio e Piacenza , Ma ui 43 settem-brc 601 fu espugnata di forza da Agilulfo inarito di Teodolinda e re de’Longobardi .
Non e noto quali fossero le ulteriori suevicende sotto i Longobardi e sembrach’ella fosse una dipendenza o del ducatodi Verona o di quello di Brescia , giac-che non trovasi nominato alcun duca <liMantova e neppure alcun gastaldo del re.
lgnoriamo ugualmente come pervenissein potere di Carlo Magno e come fossegovernata dopo di lui j ne alcun lume ciporgono i capitolari publicati da quell’im-peratore in Mantova ove si fermö nel-1’804 e vi tenne un placito generale.
Nel 536 di Roma si sparse voce che illago di Mantova si fosse convertito insangue, e nel 904 dell'era volgure un’ultravoce si diffuse e pervenne lino a CarloMagno in Aquisgrana, che in Mantova si erano scoperte reliquie del sangue delRedentore e che molti vi accorrevano avenerarle e se ne spacciavano miracoli,L’ imperatore scrisse a papa Leone IHonde Io informasse di quest’avvenimento:ed egli per chiarire la cosa si trasportöespressatnente a Mantova , e fu in que-st’occasione che la cittä fu eretta in sedeepiseopale, giacche lino allora era statauna semplice parocchia dipendente dalladiocesi di Aquilea, lo che proverebbe chetale cittä non era ancora molto rag-guardevole, e che era stata piü borgo ofortezza che cittä. Di lä il ponteflee passöin Francia e celebrö il Natale coli’ im-peratore in Aquisgrana . Quanto poi al me-rito delle anzidelte reliquie, lo storico diMantova Giambattista Visi fa le seguentiosservazioni:
« Quai discorsi tenesse il papa suU’affare« della scoperta di tale reliquia, lo tac-« ciono tutti li annali e franchi e Ita-« lia.ii; e lo stesso Eginardo segretario « imaeriale mostra di non averne saputo« pit degli altri; e perö resterd sempre« diobia la questione agitata fra i critici,« i tiologi, non esclusi i Bollandisti , e
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« gli scrittori mantovani, se un tale di-« vino pegno, della di cui scoperta non« potiam dubitare, sia o no vero lateral« sangue di Cristo, od anzi sangue uscito« da qualrhe miracolosa immagine, come« opino il Sigonio, e dopo di esso il Mu-« ralori, i Bollandisti , ed il padre Ono-« rato da Santa Maria, a’quali devesi ag-« giungere senza scrupolo 1’insigne e di« sempre gloriosa memoria pontefice Be-« nedetto XIV. » Indi Io stesso autoresi diffonde molto a lungo nel confutarela tradizione popolare di un Longino , chedalla Cappadocia venne a Mantova , oveportö le reliquie gid mentovate.
Dopo Carlo Magno, Mantova fu gover-nata dai conti, o luogotenenti degli im-peratori e re d’Italia . Pure non si ha di-stinta memoria fuorche di un solo, dicerto Odone, che era conte di Mantova nell’820. Ne’ documenti mantovani se netfova indicato qualche altro, ma sta in-certo se fosse conte di Mantova propria-mente o di altro luogo; pure dal tenorede’medesimi documenti rilevasi aperta-mente che la cittä duranle il secolo IXfu soggetta alla giurisdizione di conti,marchesi o duchi: onde sembra che avessei suoi propri conti, e che dipendessero odai marchesi di Toscana , o da aicuno deiduchi conlinanti. Ma eonsta altresi cheavanti il declinare del medesimo secolo,essa era passata sotto la dominazionc tem-porale dei vescovi, a cui gl’ imperatoriavevano ceduti presso che tutti i dirittisovrani. Berengario I , nell’894, ad istanzadi un conte Ingilfredo, confermando alvescovo di Mantova tutti li antecedentiprivilegi (lo che prova che tai privilegiesistevano gid), vi aggiunse anche il dirittodi coniar moneta pro remedio animae suae ,e lo esentö dalla giurisdizione secolaredei duchi, conti o marchesi.
Un secolo piu tardi veniamo a cono-scere che li Arimanni o uoinini liberi diMantova gid da gran tempo godevano essipure di molti privilegi, contro i quali osta-vano i nobili; per lo che li Arimanni me-desimi spedirono aU’imperatore Enrico II in Ravenna una deputazione per farseli con-fermare come successe. Dal privilegio diquest’ imperatore rilevasi che li Arimanni di Mantova possedevano assai beni di loroeomune diritto, come boschi, terre, fiumi,paludi, pescagioni, e diritti annessi; edinoltre che esercitavano un esteso com-mercio nel Bresciano e sul lago di Garda ,nel Ferrarese, a Comacchio, a Ravenna ,ove godevano esenzioni di dazj e di ga-