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curiosa descrizione de’ bagni di questavalle. Crediamo far cosa utile ai lettoridarne un saggio, il quäle farä vedere nonsolo lo Stile ampolloso di quel tempo, maanelie la stranezza de’ concetti, e la granfama in cui in allora erano saliti.
« Tra le altezze de’ Rhetij Monti nellaValtellina la beila, nobilissimi sorti i na-tali di questa celebre Fonte, che per esseredi virtü superiore ad ogni altra, volleanche il suo seggio nell’ alto, quasi sde-gnando d’ accomunarli ä taut’ altre nelBagno. E per dichiararsi da 1 le Mineralipiii preziose la Monarchessa, pose ella inun Monte d’ oro il suo Trono (che taleappunto chiamasi quello, da cui scaturi-see il Monte dell’ oro ) per arricchire coipreziosi e salutari suoi liivj quanti men-dici della propria salute vi accorrono.
» A questo Monte d’ oro fanno nobilcorona gli argenti di quelle candide neviche porta in capo, come pure molti a 1 triMonti all’intorno, che beuche ruidi nelleloro corteceie, ascondon perö al di den-tro midolli preziosi di inoltiplicate Miniere,non meno d’argento, che d’altri fini me-talli, co’quali prestandoli ossequioso omag-gio, li tributano i loro tesori; e perchepossa fare piü maestosa comparsa da Re-gina par sua, offrongli ä cataslre prezio-sissime gemme, e lucidissimi cristalli,quali gareggiando colla limpidezza delleonde sue, la dichiarano ad ogn’uno nellesue virtü piü che chiara. Altri donandoglia gran copia gli ametisli piü soprafini,mirabilmente 1’ adornano, Altri esibendolidi certa rar« specie, un infinita di gra-liate , superbamente la freggiatto. Et altripagandole ä tutto prezzo, ä masse interecerte sorte di pietre dorate quadrango-larmente polite, sembransi piü lavoratedall’ arte che dulla natura, un perpetuocenso, da capo a pie riccamente l’addob-bano. Tanto m’ attesta il dottissimo Bac-cio, che descrivendo 1a preziositä di queimonti, cosi hebbe a dire: Ili montes tUa-sini de Mineva sunt auri , argenti , etceris. Gignunt christalium, gemnwrum in-star splendidissimam, magnis tnassis exan-gularibiis , nec non ametislarum innume-rarum sobolem, qitos granatinos ä simi-liludine appellant lapillos.
» Onde si riccamente vestita, invaghi-tosene il Re de’metalli, tnarilossi con essa,e doppo d’ haverla entro ä piü reconditigabinetti del Monte frä quelle miniered’ oro, con felici imenei nobilmente spo-sata, secondolla de’ suoi semi dorati, coiquali parti donö, e dona tultavia peren-
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nemente alla iuce, quanti infernii conti-nuamente risana.
» Usci dunque questa alla Iuce (Iddiosä da quanti secoli) stille radici dell’ ac-cennato monte dell’Oro, e portaudo dallefreddezze del sasso un ben temperato ca-lore, die a divedere, che non perche dinatura sij fredda, in lei perö mai frige-scit charilas, perche omnibus omnia [acta,tanti coi suo calor ne ravviva, quanti illoro naturale perderono, lasciantloci nellesue sponsali allegrezze, e maestose corn-parse qutesto sol creppacuore, che quantopiü collo spuntare che fe ci rese piena-mente fellici, tanto piü infelici ci lascianell’ incognita sua origine, e quanto piülimpida etlla venne alla iuce, tanto piüoscuro il suo princlpio ci tiene, mentr’ilvolerne investigar la chiarezza, e vn an-dar lotalmente ä tentone; anzi nel cer-carla talvolta, chi piü pensa, meno va alfondo, attestandoci il filosofo, che occultaperspicere, valde difßcile, facendoci que-sta sempre concepire stupore maggiorein vederla nella quantitä sempre eguale ,nel suo corso per'petua, e nell’ istessogrado il calore, mentre eguali e perpetueforz’e che sien le cause, che la manten-gono; perciö e di mestieri venerare gliarcani, giä che ad una cognizione senzalimite , non puö giungere la nostra liini-tata potenza.
» Tanti gelosi sono que’Monti delleloro preziose Miniere, che per timor lesian forse ruh bäte, mantenendo fra loroun piü che rigoroso et esatto silenzio, la-sciano ad ogni uno impenetrabil l’origine,anche di chi li feconda , bastandoli solocolla prodigalitä de’ loro tesori farsi coimezzo di questa Fonte (quantunque ne’suoiprincipij incognita) ä noi conosciuti e pa-lesi. Ed impreziosendola del migliore, chehabbino, la dichiarano delle loro virtü ,non men tesoriera fedele, che prodigadispensatrice . . .
» Kelle alte cime di certa picciol vallettadetta di S. Martino, fissö la nostra fontela sede, prendendo , si da quello , comedal liume Masino, che li serpeggia al piö,il dupücato suo notne di Bagni di S. Mar-tino del Masino , dando a divedere esserecome dissimo, frä tutte le altre maggiore,se altro par non signiflchi con anagra-matico scherzo Fonte Masino che FonteMassimo vale a dire Massimo nella virtü( benctie forse il minimo nella quantitä )perchö qupnto piü giganteggia di pregi,tanto piü bamboleggia di mole per essereun piccol Rio che scorre , , .