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[Volume primo. Parte primo. Parte seconda.]
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TRE

decoratrici, e nulla (in ciö almeno) rima-nere ai moderni da invidiare ai secoii diPerioie e di Augusto .

Sovrnstante alla tribuna era quell’organotanto famoso per intensitä di suono, soa-vitä di voci e incanto d’armonia, che no-tavasi come una meraviglia ; ma un ful-mine, scoppialo nel campanile l’anno 1819,venne a scomporre ed incendiare cosi mi-rabile congegno, nel quäle disastro pe-rirono anche alcune belle dipinture di Gi-rolamo Romanino da Brescia , ond’ eranoelfigiate le imposte. II nuovo organo, tot-tocbe sia qtianto di ineglio operossi ai no-slri di in questo genere, non presenta cheuna spnruta sembianza di quello che piünon esiste. Antonio Zuriet fece a propriespese eseguire e 1’organo e la cantoria,cotne ne avvisa un’iscrizione del 4534 chevi e unita, e il nome di 1 ui passar deeonoratissimo alle remote generazioni.

Coperto da cortinaggio serbasi un qua-dro che rafiigura l'ordine in cui sedevanoi Padri de) Concilio, e cib non e per ade-scare la ctiriositä dello straniero, ma perrispeito alla sacra ndunanza che vi e rap-pi esentata. Una tela di Alessandro Bon-vicini da Brescia , nominato ii Moretto ,che e posta sul secondo altare a destra dichi entra per la porta maggiore, non deb-besi lascinie inosservata. Sono rappresen-tati alcuni dottori di Santa Chiesa in attodi fare disputa tra loro, e in allo e INo-stra Donna col Bambino, alteggiata congrazia parlicolarissima. Si vede espressnne’ disputanti la eoncitazione che des iva daun animato parlqre, ed e bellissimo il con-trasto tra quesle mortali perturbnzioni equella calma immortale , illeggiadrita daun celeste sorriso, che irradia ii volto dellaRegina de’ Cieli.

La parrocchiale di S. Pietro e fra lechiese antiche della cittn; le navette late-rali sono ad archi di pieno centro: quellodella gran nave di inezzo si avvicina alsesto acu-to sostenuto da colonne di mar-mo. Anche gli altari sono di tnarmo, epresso al presbitero si trova una cappellache contiene il corpo di S. Simonino, fan-ciullo trentino martirizzato dagli Ebreinell’anno 4475. La facciata di questa chie-sa, oltre le impronte del tempo, presentavadelle diformitä architeltoniche e disdicevaalla bella contrada che dalla stessa parroc-chia porta il nome di S. Pietro. Ftt pertestamento del conte Gaspare Bortolazzi,il quäle legö 20,000 fiorini a questo scopo,che fu eretta la nuova facciata dietro ildisegno del inarchese Selvatico, professore

IL TREVTI-VO

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e direttore dell’Accademia di Belle Arti inVenezia . La facciata fu cominciata avanlii! 4848 e compita nell'anno 4850. Lo Stiledella facciata e golico, condotto con tuttaquella leggerezza ed eieganza che sepperoimprimere i riformatori di questo anticoStile ai loro edificj.

Considerata ceme ornamenlo della via,essa per cerlo si presta assai bene a que-st’uffieio, ne puossi passare da quella con-trada senza rivolgere lo sguardo a quelleforme svelte, a quelli archi acuti che for-tnano un lutto armonioso ed elegante. Maconsiderata la facciata coli’ interno dellachiesa, non si trova piü ne armonia neunita di concetlo, e piü di tulto disdiconoi fianchi dei qtiali le finestre a pieno cen-tro si presentano in contrasto collo Stilegotico della facciata, Forse che l’uvvenirepotra riparare allo sconeio dell’ esternoerigendo i fianchi in armonia colla fronte.

Prossima a S. Pietro e la piccola maelegante cappella di Sant’Anna. IN'ell’atli-guo fabbricato ha sede l’uflizio della Con-gregazione di Carito. Ai ternfpi andati eraquesto un ospitale fondato per ricoverodegli Alemanni.

La chiesa del Seminorio e un tempiomaestoso, assai regolare nell’interne, riccodei marmi piü pregiati del Trentino cheadornano le pareti, le loggie e gli altari,S. Francesco Saverio che baltezza gl'In-diani, quadro ch’e sul maggior altare, ecreduto lavoro del Pozzi, pittore trentino,che dipinse la chiesa di Gesü in Roma .L’eslerno di questa chiesa e irregolare, nesi adilice alla maesta deirinterno, menopoi all’ampia e bella contrada che si pre-senta di fronte ed al grandioso gruppo deldtiomo che dalla piazza sorge still’altraestremitä della via , di cui il complessoforma la parte piü bella e piü maestosodella cittä di Trento . Sarebbe pur operapietosa che questa facciata venisse armo-nizzata col tulto.

Questo tempio e opera dei Gesuiti , iqtiali furono introdotti in Trento circa il4630, sotto Carlo Emantiele Madruzzo, adistanza dell’ imperalore Ferdinando II , peropera del loro generale Gesoino Nichel.Appresso alla chiesa si trova il Seminariovescovile, ampio e soiido edificio che ser-viva di convento «gli slessi Gesuiti . Peropera del vescovo Francesco Saverio Lu-schin fu ai di nostri ampliato verso oeci-dente questo edificio, distruggendo la chiesadetla del Carmine che abbelliva il luogodove inalzossi la nuova fabbriea.

L’ Annunziata e una piccola chiesa o

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