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prj suoi porli, ed ajutare cosi una similespedizione prossirna a salpare dalla Siei-lia. Toceo della oerlezza di Irovare molliaderenti in Italia , e della occasione aila-menle propizia pei tiincri nali in ItiUidal ritorno di Napoleone dall’ Klba , nonpotcrsi, aggiunse, temerc del!’ lngliiUerraper essersi fino dall’ anno passalo eon-cliiuso con cssa nn armistizio, c gnarenlire gli articoü slipulaü che si ripiglie-rebbero le oslilila sollanlo Ire inesi dopola loro dcnunzia, insistelle dieendo, ein;faeeva meslieri usare i primi, i piü op-portun i nioinenli per non dar tempo al-l’Auslria di svcgiiarsi alla guerra o difarsi forle in Loinbardia: avere, soggiun-se, Fcsereilo proprio nnnieroso, forle, ag-guerrito, ed a carico dello Slalo se si la-sciasse inoperoso nel regno, ina di ninnaggravio a Napoli , se s’ineamininasse al-l’impresa d’Italia ; eilo ])er piii sienrezzai nomi dci fedeli, il ninnero dei soldalida loro appreslati, le niolle eitla ilalianceonsenzienti; porlie ineerle Inllora . inadevolissimc ad una prima \illorin: eon-cliiuse, doversi mnovere l’escreilo e loslo.
I quali argomenli , parle veri , parleinagnifieati, parle ancora mendaci, nonfeccro forza all’ aniino degli adimati. (diequesli, pcnsando anzi piü al danno cheul vanlaggio di qixegl’ incenlhi, e sli-mando il re eapilano piii ambizioso e av-venlalo, che polilieo e prudenle dinio-slravano eoi ragionamenti lorodoversiaspeilare le risposte di Vienna e di Lon-dra alle mandate dichiarazioni. Essereslali, affcrinavano, i prineipi eollegaIi re-nilenti a rieonoscerlo in sovrano di Na-poli, quando le ininaecie venivano sola-inenle dall’ llalia ; lo sarebbero meno,ora ehe le minaccie medesimc venivanoloro dalla Francia e dall’ llalia unite;,sivedesse innanzi a quäl lino riuscissero ipensieri di Napoleone , e quäle le deci-sioni del eongresso viennese , tutto in-lenlo alle cose di l'rancia. dorne poleva,esclauiavauo , il re prevedere ehe una\olla mossa la guerra, non vedrebbc ognieosa rovinare d’intorno a se? Formidabilepolenza essere !’Austria in eoniparazioncdella piccola inonarebia napolilana , equesta incominciare appena a respiraredalle preecdenli percossc. Badasse dunquca solidare mcglio una pace divenulane-eessaria, die a dicbiarare una guerrapiena di tanta incerlezza; penuriare lalinanza di numerario, ne convenirsi ae-(•rescere gravezze ui popoli che potrebberograndemente risenlirsi in un caso di fa-
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eile preeipilazione ; piü onorevole e [liiisicuro parlito essere il teuere la paroiadata, die eorrere"'con inipeto inconside-ralo ineonlro a nuovi pericoli; e se infine una presa d’armi era giudicata ne-eessaria per aceoslarsi alle Alpi a darvila inano agli ajuli di Francia , ella eranondiineno sliniala ingiusta, perche ninnareeenle offesa avoa ricevuto Napoli dal-I’ Austria . ninn niolivo di nimicizia esi-sleva fra I’ imperalore e il re. Meglio1 aspeilare le deeisioni dei prineipi,gli avvisi di Francia . e quindi occasionepiu propizia per insorgere.
A queslo modo parlavano i pacali eprevidenli oralori del consiglio. Ma nonperciö si soddisfaeeva (lioacliino di tallpacificbc senlenze: die anzi, egli soloinsistendo per le animose dimoslrazionigli altri sempre indarno discordanli , iguerresdii apparecdii ogni di piü si mol-liplioavano, e seopcrlamente s’indirizza-vaiio al pronto sucoosso della ordila tra-nta. Queslo Cu comc il prindpio di tuüii mali ehe di pni aceoinpngnarono la ca-dula di Murat. K per verita, se confor-tavano il suo pensiero le intelligcnze se-gretc e la speranza di veiler sorgere inllalia qualdie moto d'iniportanza da cuipotesse riravar liivorc, slavano per I’Au-stria, non solo le maggiori probabilitädella villoria per le mimcrose sue schiere,ma la feruialn eoncordia roi prineipi eon-lederali. la sienrezza di Irovare aderenzenelle corli ilaliane, e lo slesso insislercdi Napoleone pcrdie slringesse accordieon lui.
Prevedendosi adnnque molto vicina laguerra, i Napolitani applicavano l’animo<ä farla si con le armi aperle e si conle istigazioni segrete. ln queslo mentrelasciala la capilale del suo regno, e con-feriti i polcri della reggenza alla consorte(’arolina, donna di spirili alti e virili, siawiava Mural , incliinando giä verso lasua fine il niese di marzo dcll’anno 18tö,dando faina di voler presidiare eon lesue genti i conlini dalla parle di Ricti edi Ancona . Feee prendere il passo aircggiinenli della sua guardia sulla slradamacslra di Roma ; ed egli medesimo ri-feune il eomando supremo delle rima-nenti schiere, aveiulo seco il generalefrancese Millel quäle capo dello slalomaggiore; sopraintendeva il generale Col-lelta u fülle le operazioni del genio , ecapitanava il generale Pelrinelli l’arliglie-ria, forle di einquantasei liocebe da fuoco.
All’ avvieinarsi delle tnippe muralianc