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[Volume primo. Parte seconda.]
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detto della Madonna di campaqna, daun’immagine di Nostra Donna dipinta sulmuro, ch’era poco di qua distante. Vi sitrasportö nel 1889, anno in cui la care-stia afilisse crudelmente la cittäed il con-tado. Morto il Sammiclieli 1’anno 1839,come si ritiene comunemente, inostra du-bitare il Temanza ch’egli ne sia stato1’ architetto, deliberata essondo e inco-minciata la fabbrica dopo 1’ aprile deldetto anno, e perciö crede piuttosto chesolo delineata ei l’avesse. Coinunquefosse,la tradizione, l’autoritä di parecchi scrit-tori, e la sua forma, comecche, giusta ilsolito, in alcune parti smozzicata e svi-sala, la fanno del Sannnieheli.

Il tempio e periptero, cinto esternamenteda un porlico, perfeKamente circolare,le cui colonne sono di gentilc ordine to-scano. La parte snperiore, che s’alza so-pra la parete posteriore del porlico,e anch’essa circolare, con pilaslri ed ar-eale d’ordine composito, le quali servonoparle ad uso di tinesira e parte di nic-chie. Al di sopra una fascia coronata dicornice gira lutlo ali’intorno, e su d’essacorre una ringhiera con balauslri, dondespiccasi il convesso della cupola. sormon-tata da un lanternino. 11 lulto e copurlodi piornbo, trän ne il U tto del porlico.

L’interno e un perfetto ottagono, coirispettixi pilastri ed arcate, le quali coiloro sfondi, senza alterarne le forme, en-trano nello spessore della nmraglia. Quat-tro di esse inchiudono gli altari, tremeltono alle porte d’ingresso, e per laotlava s’entra nel presbiterio, quindi nelcoro, che ha nel centro una cupola so-stenula inferiormente con arcate e supe-riormente da un tamburo con linestre enicchie adorne di statue.

Il presbilerio ed il coro formano quasiun corpo di chiesa a foggia dicrocegre-ca, e staccato dal resto.

Una scala a chiocciola, maestrevolmentecondotta , porla e sull’esterna ringhiera,e su d’ una interna che gira attorno alcornicione di questa seconda cupola avöltasemicircolare, onde meglio si ammirala eleganza dell’edifizio.

Seguilando 1’ ordine delleinternesezionidell’ ampia rotonda, come al di fuori cosiinternamente corre intorna una fascia,sucui e inalzala la gran cupola a völtareale, che segne la giä descritta ottagonaforma ed e d’ordine composito si nel pianoinferiore e si nel superiore; di modo cherende un tullo ben regolato ed intesonella * difl'erenza delle proporzioni de’ pi-

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lastri, delle finestre e delle nicchie. Quasinon zaltriinenti che quella di S. Pielrodi Roma , non per la materia ma per lastruttura, l’interno di cotesta cupola econlenuto dall’altra esterna, ch’e di legnocoperto di piornbo, come dicemmo. Tra unae l’altra girasi per uno spazio, che ha inparte la scala conducente al cupolino. Latotale altezza dal piano del tempio finoalla sommita dello stesso cupolino e dimetri 41,806.

Di questo punto, assai vago per pro-spettiva, si giovarono eziandio nelle pas-sate guerre i generali delle varie potenze,per dirigere le operazioni strategiche;imperocche questi dintorni andarono tantevolle saccheggiati e manomessi misera-mente.

Per buona Ventura nulla del tempio fuguasto, neppur le pitture, che intattean-cora vi si ammirano.

La predetta immagine a fresco, non perpregio d’arte, ma per anlichitä e fervoredi devozione, fa ricco e lielo 1’ altar inag-giore. La Nativitä del Signore e delle egre-gie opere di Paolo Farinali.

Singolari pur sono le due tavole diFelice Brusasorci , la Flagellazione e laMorte di < risto; e belle eziandio le dueporteile dell' organo. Di Claudio Ridolfi e la bellissima Assunta.

Dinanzi a questo allare sta sepolto,senza epigrafe che allrui lo ricurdi, lostorico delle guerre civili di Francia Enrico Caterino Davila , la cui sciaguratafine cosi viene raccontata dal Venturi.

« Enrico Caterino Davila , recandosi daBrescia a Padova , si fermö colla famigliaall’osteria di S. Michele in Campagna.Conducevansi le sue robe con carri som-ministrati dai comuni, con mandato ed or-dine del generale. Si porto dal Davila certoTurco, a cui era stato comandato pel tra-sporto, e con parole imperiose si mise acontendere. Colle buone fu fatto sortiredall’osteria quell’ impertinente, con dirgliche 1’ordine era del generale, ma che senon voleva obbedire tralasciasse pure. DaR non molto ritorna il Turco con altridella sua condizione, tulti armati, chedomandano di cenare nella slanza medesi-ma ove si metteva a cenare il Davila. Que-sti, che aveva in quella stanza moglie e fi-gliuoli, fece qualche risentimento sull’indi-scretezza di chi non voleva passare ad allrastanza olferta dall’oste. La risposla delTurco fu un’archibugiata, seguita da al-tre de’suoi compagni; con che il Davilacoi suo cappeilano reslh morto, e altri fe-