780 VED
sendovi alcuna memoria che attesti iltempo della caduta; quantunque il Dal-corno nella sua storia di Feltre asseriscache nel sito ora coperto dalle ruine esi-stessero molti piccoli villaggi,. i quali siconsideravano come subalterni di un vil-laggio piü grosso chiamato la Pieve diCornia.
In tutte le antiche scrittnre del muni-cipio di Belluno non havvi un documen-to, non una parola che valga a sostenerel’asserzione dello storico feltrese, il quäle,fidandosi delle informazioni avute da genteidiota, incorse piü d’una volta nel difettodi dare un’aria di verita e d’itnportanzaai racconti del volgo, cui non mancanomai di prestar fede le fantasie bollentidegli uomini creduli e prevenuti.
Lo spazio occupato dalle rovine di Ve-dana e stato calcolato in 3 miglia di lun-ghezza sopra 2 di larghezza; e sarebbeancora piü esteso se l’industria non avesseprofittato di gran parle del fondo permetterlo a coltura.
La roccia su cui giacciono queste ro-vine e la glauconia terziaria, osservabileper la quantitä di corpi organici fossiliche contiene, non meno che per la suaposizione superiore, ovunque , al lerrenodella crela.
II sullodato professore Catullo consi-dera le rovine in discorso come piü anti-che di quante n’abbia il Bellunese , eperconseguenza di gran lunga anteriori aquelle che nei primi secoli dell’era vol-gare piombarono nel Piave (V.), ed obbli-garono questo fiume a prendere un’altradirezione.
L’aspeKo attuale dei monti riuiasli inpiedi puö far comprendere quanto grandee considerabile sia stata la parte che lorofu divelta dalla natura, poiche non altrosi scorge che acutissime e taglienti puntedi rocce, sulle quali non possono metterradice che pochi cespugli e qualchepianta.
11 monte Peron , che certo piü deglialtri ebbe a perdere della sua massa,pende fuori di perpendicolo forse 30 epiü metri, e pare voglia cadere da unistante all’altro.
I monti che stanno di prospetto allerovine sono, a giudizio dell’occhio, menoalti degli altri che ne formano i tianchi,e inostrano di aver perduto della propriamassa piü verso la cima che in altreparti.
Alla radice di questi monti trovasi iso-lata la certosa di Vedana, cui la magni-
VED
ficenza del fabbricato e la frequenza difini marmi dänno 1’ aspetto di una reg-gia. Non tutti i comignoli di quelle alturesono praticabili daU’uomo, poiche, oltrela ripidezza di alcuni, molte ineguaglian-ze salienti della rupe si oppongono a chivoglia tentarne 1’ ascesa.
II Pizzo di Maras, che giace a sinistradi chi guarda il settentrione, sembra perla stessa ragione inaccessibile; e lo e difatto, a meno che non si voglia per vietortuose attraversare una valle scoscesa,e ascendere la china opposta del Pizzo ,piena anch’ essa d’incerti sentieri, pergiungere sulla cima.
Dalla sommitä di quel Pizzo godesi labella vista dei piani, dei liumi, dei montie di quant’ altro presenta allo sguardo lavastita dell’orizzonte che s’apre dinanzi.
Le rovine vedule di lassü sembranoampj trat.ti di terra sassosi, e risvcglianoF idea dei deserti dell’Africa , ove tutto earidezza, slerilitä, devastazione.
A grande stento discernesi il lago diVedana, ch’e picciolissimo anche vedutoda vicino; e gli angusli confini entro iquali si e ristretto fanno conoscere quantoremota sia 1’epoca della sua origiue , equanto sieno antichi gli sfaldamenti che
10 fecero nascere a spese del Gordevole.
Nella Certosa di Vedana , ragguardevole
non solo per la magnilicenza di cui sopradicenuno , ma si ancora per l’amena epittoresca situazione ove torreggia, na-cque Girolamo Segatol’anno 1791. Aman-tissimo della storia naturale perluströ an-cor giovanetto i monti e le valli nativeper raccogliere oggetti mineralogici epetrefatti; indi volonteroso d’ istruirsimerce i viaggi, dopo scorsa la Francia eF Ungheria, si recü in Egitto , si spinsenel deserto, visitö le rovine di quell’ an-tichissima monarchia, e vedute le costeafrieane, non teme d’inoltrarsi nelle ino-spitali regioni della Nubia e dell’Abissi-nia, discoprendo in questa sua peregri-nazione il non prima conosciuto regnodi Ciol. Fra le sabbie del deserto concepi
11 primo pensiero sulla sua scoperta del-P artiliciale riduzione a soliditä lapidea einalterabilitä degli animali, scoperla ce-lebratissima, di cui non rivelö il segre-to. Morl in Firenze di soli ftß anni il 3febbrajo 1836, ed il suo corpo riposa nelchiostro dell’ insigne tempio di SantaCroce .
Di lui abbiamo 1 ' Ailante monumentaledel basso e dell J alto Egitto illustrato dalprofessore Domenico Faleriani e compi-