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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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foreste di pini vi alimentano le fabrichedel catrame, della trementina e della pe-ce. II consunio che si fu del legname insole operazioni metallurgiche e di 237,292quintali decimali nuovi, convertito in car-bone. Inoltre se ne impiega inoltissimone’ forni da calce e da inattoni.

I boschi piü ragguardevoli sono nei ter-ritorii di La Salle, Introd, Gignod, Pon-tey, S. Vincenzo, Emarese e Brosson.

Abbonda il selvaggiume.

Per molto tempo mancarono i dati sta-tistici a rilevare Io stato deH’agricoltnrae dell’indnstria dell’alpestre provineia. Leaccurate notizie desonte in proposito dalch. sig. Zuccagni Orlandini ci sommini-strano quanto segae :

I canipi coltivati occupano nella val-lata uno spazio di ettari 20,000 di frontead una superficie di ettari 286,087 chenon e capace di coltivazione: restereb-bero quindi 3,000 ettari di terreno in-colto, ma devesi avvertire che molto sene lascia a praterie naturali, perche pos-sa servire di publica pastura alle nunie-rose inandre erranti nella provineia.

La medio quantitä annua dei cereali edei legumi varia notabilmente nelle di-verse localitä della valle. In alcuni eo-muni l’ordinario raccoho ö sufficiente aibisogni della popolazione; in altri e man-cante ove per un terzo, ove per una rae-tä, e ancor piü, dell’anno. Sieche puö sta-bilirsi che nella provineia manchi annual-mente almeno la metä di questo impor-tante prodotto.

II raccolto principale si trae invecedalle vigne. Dal Ponte di S. Martino sinoa Prez S. Didier si vede verdeggiare lavite in piccoli campi sostenuti da muri-celli a foggia di gradinate, in tutti i colliche servono difaldeai monti circostanti e adogni imboccaturadelle minori valli trasverse.

Non sarä senza interesse il diffondersiun poco a far conoscere cotne 1’ infatica-bile valdostano impieghi l’opera propria,senza risparmio di eure e di sudori, perla prosperitä della sua vigna. A formarquesto, seeglie una pendice a solatio, nevanga e ne concima le falde, ed in fosseo formelle di 60 centimetri di profonditäpianta un fuscetto di sarmenti che rieuo-pre con terra: dato a quel primo ripianoil sostegno di un muretto a sacco e i de-biti scoli, un altro ne forma sul decliviosoprastante; e cosi di scaglione in sca-glione va ascendendo sino verso la som-mitä del colle o del poggio, finchü le con-dizioni del suolo gliel permettono,

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Se que’ pianerottoli hanno una discretaampiezza, vi si accomodano le viti in per-golati non interrotti da spazio alcuno, eperciö ivi detti vigna cucila (vigne cou-sue); altrimenti si tengono bassissime, in-traleiandole tra di loro a foggia di spal-liera, disposte a filari. Ma scarso essendoe poco profondo il terreno e forza pian-tar viti isolate tra roccia croccia; e per-fino negl’interstizii delle fenditure, Merce la solerzia di quegli industriosi agricol-tori incontri rigogliosi vigneti di grap-poli neri fin sui monti di S. Pier d’Ao-sta e di Villanuova, a mille metri cioesul livello del mare.

Le vigne poi di uva bianca, copronole stesse alture di Morgex, a 1200 metri.In generale si largheggia assai nell’ingras-so (concime vaccino) •, e si ha molto ri-guardo a condurre l’acqua per ummor-bidire il terreno.

Tra i settantatrö comuni, quaranta han-no viti ; gli altri ne mancano afTatto. Insoli sedici, dei quaranta comuni, il raccoltodei vini sopravvanza al bisogno; inOtto di essi e sufficiente; mancunte neglialtri. Perciö dal Canavese e dal Monfer-rate ne vengono importati nella yalle nonmeno di mille ettolitri,

I vini principali che si ottengono nellavalle e che hanno rinomanza sono: iltorretto di S. Pier d’Aosta; la malvagia ;il chiarello e il moscalello di Chambave.

L’olivo non cresce in val d” Aosta, Inoci vi abbondano; eontandosene circa10,000 per mandamento; sene eslrae l’o-lio pel bisogno de’montagnardi, che bastaal consunio.

La rnedia quantitä annua delle castagneoltrepassa le 308,000 emine.

L’estensione dei terreni tenuti a prate-rie e vastissima. Ogni proprietario fa guar-dare il suo bestiame, tanto grosso chemi-nuto, da uno o piü pastori.

Notabile e la sproporzione tra il vaccinoda frutto e il bovino da lavoro. Il primonscende a 28,000 capi, il secondo oltre-passa di poco i 400.

Quattrocento e venti cavalli; altret-tanti i somari; un migliajo e mezzo itnuii; poehe le mandre porcine (1300 ca-pi). Se non che nelle rieche pasture al-pine e subalpine errano invece tanti greggidi bestiame pecorino da formare un to-tale di 34,370 capi; di coprirne 45,570.

Ottimo e copioso il butirro; lo stessodicasi del fortnaggio.

II maggior numero delle cascine e nelledue estremitä della valle: nel mandamento