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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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gono a 400 melri dal livello del mare.Si mcscolano viti, olivi, gclsi, pcsclic, li-clii, allori, cipressi, ortaglia cd erbe. Mu-ricciuoli a calcc o a secco sostengono ipiani inclinati delle fasce , ond’ e spessofatica di porlaro all’alto le lerre che ca-lano al Lasso, fatica di sola Genova , chea ponenle si risparmia dove i piani sonoorizzonlali.

Le provincie di Oneglia e S. Remo ab-bondano d’olivi e di boschi, d’alberi dibclla molc; cosi a Noli, Yarazze, Finale;la vite prende un ventesiino colä, mapiü lungo i fiumi sulle assodate alluvioni.

A Genova i boschi salgono a metri 200Ad Oneglia » » » 300

altrove » » « 300

I boschi attorno a Genova non sonopiü all’ allura di 300 metri, alla quälestan le villc de’ signori, belle e gcnlili,con pianle macslose d’abeli, di pini, dicipressi, di qucrcie, fiori e agrunii.

La terra e fessa dall’ aratro a Novi,Savona , Spezia, Albenga nci piani.

A Genova e al Levante le terre, scri-vesi, lavorano una sola volia fra inarzo csettenibre, e quasi dappcrtutlo a mano;a ponentc da Albenga in lä si fanno aun tempo tre lavori agli ulivi, che dopoun certo nuniero d’anni si scalzano perdar loro aria a ringiovanirli. ,

L’ulivo e grande ricchezza. E di 12 va-l'ielä, piü o meno inolliplicale. Le prin-cipali sono la taggiasca c la giuggiolinao lavagnina di Genova e di Levante, daValle d’ Andora a ponentc sino a Venli-miglia, piü frullifera e datricc dell’oliomigliore, come quello di Nizza e di Lucca ;la )rignola e la morlegna danno olio buo-no, ma sensibile al freddo, la colombarada frutto piü grosso, carnc piü dura,serve ai barili di conserve o addobbi.

Genova eillü cava 280 eltolilri d’ olioda 30 mila ulivi; fra 200 a 400 mila ba-rili (da lilri 68. 48) ne cava la Liguria ;valore dai 10 ai 20 milioni di franchi;oltre a circa tre milioni e mezzo che sicdinpula il prodotto di Nizza provincia .Jl prezzo medio del fino di riviera edalle 84 alle 88 lire; del mangiabilo dallc62 alle 64 lire; del mezzano da 81 a 89;il lavato dalle 42 alle 84.

Un ettaro di oliveto di prima qualitäche dia da 9 a 10 barili d’olio vendibilia 68 lire, appurato delle spcsc ha unnetto di lire 320 annuali, senza il pro-dotto de’fagiuoli, delle fave, dei ceci od’altro che si semina c si coglie dopo lo

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spoglio degli uliveti. Un ettaro di lerrenocontiene 400 piante.

Si destinano ad oliveto le terre elc-vatc ed asciutle, bene scassate, i ri-piani soslenuli da nmriceiuoli, sulle pen-denze soleggiate, e le alluvioni a merig-gio. Feccie, urine umane, rilagli di cuoic pelli, raschialure di corno, unghie bo-vine, stracci di lana, sono concime dure-vole che dura quallro o sei anni; il le-taine da stalla si rinnova a biennio. lnponenle il concime di cenci e pelli dässinel rapporlo del quarto del peso del pro-dotto in olive per ciascuna pianta.

Nelle altre posizioni un ettaro di ter-reno rende un frutto ragguagliato dai öai 10 barili, ossia dai grandi ai piccolialberi un litro a duc ciascuno. Ci sonoalberi che danno un quarto di barile; inponenle anchc qualcuno dä due barili;coinunissimi i rendenli qualtro litri.

Dura la raccolta dal primo di novem-bre alla (ine d’aprilc; si prondono i frutticaduti o che per loggiera bacchetla sifanno cadere. Le annale buone sono ognitre, ogni cinque, ogni sette anni: la me-dia annua e due setlimi dell’ annatabuona. L’ oliva matura contiene pocomono di un quarto del suo peso in olio;un oliveto del basso ponentc ha unvalore quadruplo di un altro di egualsuperticie della provincia di Genova ,ma non rende al costo frutto maggiorcdel tre per cento. Ivi 18/20 dcll’olioprodotto son d’olio vergine (di che 5/8vanno in Francia, il resto in Lombardia ,Svizzcra, Olanda, Austria , Picmonte);4/20 son di ordinario, 1/20 di sansa peiconciapelli, le fabriche di sapone, ecc.L’olio di ponente che va in Francia none sempre purissimo; si mescola spesso aNizza con olj di minor prezzo; lo vannoa prendere legni francesi e ne asportanoinsieme da duc milioni e mezzo di chi-logrammi.

Le piantagioni di Ponente sono scemalc,cresciule quelle di Levante; tulte o quasilulle son fatte co’polloni tralciati dai piedelle vecchie pianle o colle talce slaccalcdai rami; non usasi la seminagionc luc-chcse, che i villici dicono men vanlag-gioso. I concimi grandi sono c spendiosi;si ricavano dal Piemonte, da Sardegna ,da Napoli, da Roma, da Spagna . Il pro-dotto delle latrine e conosciuto eccellente.A Nizza caieolansi a lire 18 gli escre-menli annui di una persona. Le spazza-ture a Genova pagansi due cenlesimi ilchilügramina.