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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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diiasso , c per eonsegucnza ebbesi unareazione di popolari. Nel 1575 il Gari-Oetto fu abolito ; ciascuno ritolse proprionomc e proprio steinma; un ordine soloraccolsc. nobili nuovi e vecchi; il senatodi 400, 111 a annuo; il minor consiglio no-

i minatore di 50 che crcar doveano i dueconsigli. Fin <jui i dogati furono 25; di<jui al 1795 furono 114. V ultimo dogeelelto dalla repubblica fu Giacomo MariaBrignote, che del 1797 fu confermato int carica da Bonaparte ; e dopo la rivolu-I zione eccitata clall” influenza straniera se-[ dettero dogi Francesco Cattaneo e Giro-[ lanio Durazzo.

) Il ristoro del 45 commosse i nobili vec-ü chi e Gianluigi Fieschi si mise a Ioro| capo ma la infelice congiura guastö vie-maggiormente gli animi, ne la-morte diFieschi li ritrasse dal male; i nobilinuovi stipendiavano gentc forestiera aservizio doinestico c d’armi; se non ba-slando, volean bastassero i denari.

Negli Ultimi anni del Doria, Francia sdegnata per la del'erenza di Genova aSpagna , suscilo travaglie in Corsica sbar-candovi Francesi e Turchi cd eccitandolaalla rivolta. La Corsica era allora delBanco di S. Giorgio , ma la repubblicain sostanza avea interesse di salvarla; ese la fecer rendere prima da S. Giorgio,poi dai Francesi , Andrea Doria e Agosti-no Spinola. Deila popolazione di Corsicad'allora dicemmo altrove. Molta ignoranzavi avea, molli ladri, molti vendicativi einicidiali; sei vescovadi con qualtordicimila scudi di rendita (Dom. Cornice, MS.dell J Universitä ). Rendeva a S. Giorgioquasi lire 200,000 contro spesa di 110,000.Si sudo molto, ma la fu resa a chi spet-tava , e se ne distolsero i Francesi perriavcrla due secoli dopo.

Ai lumulti del 1575 segui una pestefuriosa. La cittä che parea contare centomila persone rimase con 60,529 (piü donneche uomini), oltre a 555 fra preti, frati eregolari, monache 1278, miserabili man-tenuli a pane quotidiano 2766. Da alcunestatistiche del Mancino e del Senarega larepubblica nel 1597 avea ricuperato unpo’ di forza,poiche tenea sulle armi, tradi qua c di lä da’monti, 28,740 uomini,avea 80 pezzi sui moli, altrettanti nelloStato; e in Castelletto mille bariloni dipolvere. L’ entrata de’ Procuratori era dilire 428,264 e di lire 285,212 la spesa;entrata dell’oflizio dellc galcc 164,875, ese ne toneano sei armate continuo; quelladi S. Giorgio 1,998,017; della repubblica

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435,515 e di 417,794 1a spesa. I padri delComune spendevano alle fortifieazioni164,875. Quest’esse indi a 28 anni cava-rono molto denaro dai citladini quandoardendo guerra fra Spagnuoli e Francesi ,Genova era in pericolo di soggiacere.Fece allora la cinta che oggi sussistc perultima e diedevi dentro lire 5,675,605, diche la cittä 182,276, le riviere 1,240,855,il clero 137,200, il pubblico 130,000, unatassa sul vino 1,268,930, i provvisori delvino 477,878; il resto alcuni ofiizj. Moltenoje ebbe da quella guerra, e molte dallasuceessiva che le indisse il duca di Sa-voja; piü che noie, rovina, dalla guerraaspra e tremenda che le mandö Luigi XIV ,si che disfatla la cittä, dovette il dogeumiliarsi a Parigi dinanzi al re. Riferivaa re Luigi il suo conunissario S. Olonche Genova avea 80,000 abilanti (era il1682), 120,000 la riviera di Ponente, 70,000quella di Levante, 100,000 la Corsica;possedeva rendita di scudi 1,200,000 mane avea 900,000 d’impegnati per le spcscdel 1625 in cui avea lätte le fortifieazioni,il molo nuovo e allestite varie navi. Di-cea guardato il porto da 100 pezzi, ma icittadini essere disobbedienti, indiscipli-nati i soldati, varii, tumultuarii; impos-sibile difendersi Genova senza 10,000 di-fensori; averne invece pochissimi, e seb-bene potesse armar dieci legni averne soli2 da 60 ma di poco fondo e solo periscortarc i mercantili a Cadice . Un’allrarelazione (MS; comc quella del S. Olon)dice che la marineria ligure consta di30,000 uomini abili alle vele quadre elatine; ma corne corridori mercanti assaibravi, alla guerra non buoni. Re Luigifcce sua impresa a man salva, poi il suc-cessore trovö modo di avere la Corsica.La guerra di successione, raccontata stu-pendamente in latino dal Bonamici, ri-scritta da chiunque stese di sloria mo-derna, fu a Genova assai nociva, ma ai 10dicembrc gloriosa, che fiacchi i reggitorie impaurili, il popolo sorse c cacciö viala soldatesca straniera, poi stabil! memo-ria gloriosa del fatto, e fecene festa inperpetuo.

Da cotesto tempo Genova rimase pas-siva finche le novitä di Francia al finir delsecolo mutarono la repubblica da aristo-cratica in democratica, per poi cadcre alar parte dell’impero francese .