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confine delle due marche di Torino c diI vrea. 11 sopranome Longobardorum da cuiLombardore, puö esscrgli venu'to, cnmedice il Casalis, perche appunto i Longo-bardi nella loro lunga occupazione lo aves-sero ristaurato o rifatto. Questo luogodaimarchesi d’ Ivrea passö all’abbazia di Frul-tuaria e successivamente ai marchesi diMonferrato. Sotto questi principi i conti diCastellamonte ebbero su Lombardore qual-cbo parziale ginrisdizione.
LOMBRIASCO. Comune nel mand. diPancalieri, da cui dista mezz’ora. (Prov.di Pinerolo ).
Popolazione 1197.
Trovasi all’est di Moncalieri , sulla viaprovincialc, alla sinistra del Po . II terri-torio, posto in pianura, confina versogreco col tcrritorio di Carignano, a tra-montana con Osasio, a ponente con Pan-calieri, a libeccio con Casalgrasso, adostro con Racconigi, a seirocco con Car-magnola.
II Po ad ostro di Lombriasco s’ingrossadel Maira, e poscia curvasi nella direzionedi tramonlana e discende verso Torino .
Nel lato di borea scorre la Pancalera,di nessuna utilitä a Lombriasco, ed appar-teneute ä Carignano. Si fanno copiosericolte di cereali: la canape serve pertelerie e cordaggi.
Questa terra anticamente era cinta dimura con castello, che estendevasi a po-nente in ampiezza considerabile. Sononniti a Lombriasco varj cascinali dettiVOltrepö.
Lombriasco apparteneva nel secolo XIa’marchesi Romagnani. Nel 1547 LucchinoVisconti occupö Lombriasco nonche Laval-digi e Cavallermaggiore. Ne fecero acqui-sto iDel Ponte nel 1582 da Clemente VII antipapa sedente in Avignone .
LOMELLINA ( Phovincia di ). Questa pro-vincia trovantesi nella parte piü depres-sa del Regno Sardo, divisione di Novara ,occupa una superficie di chilometri qua-drati 1242. 5b, e giace tra i gradi 26" 9’,26° 85”di longitudine, e 4b° 0’ e 48" 24’ dilatitudine.
Tre fiuini, che la cingono quasi inte-ramente, ne determinano la ligura, descri-vendo un quadrilungo piuttosto regolareda nord-ovest a sud-est, e tre fiumi mi-nori, scorrenti quasi paralleli nel suo se-no, la dividono in tre lingue pressocheuguali.
II Po, la Sesia ed il Ticino sono ifiumi maggiori; l’Agogna, il Terdoppioe 1’ Arbogna i tre minori.
LOM 471
Il Ticino , che scorre a levante per iltratho di chilometri 44. 80, separa la Lo-mellina dal Regno Lombardo-Veneto . IlPo at mezzodi ed a porzione di ponentela dividedalle provincie di Voglxera, Tor-tona, Alessandria e Casale , percorrendouna linea conseculiva di chilometri 98. 45.
La Sesia , che vi scorre per il tratto dichilometri 24, la disgiunge dalla provin-cia di Vercelli . Il rimanente della Lo-mellina e cliiuso a settentrione dalla pro-vincia di Novara , la quäle si protraesempre fiancheggiata dal Ticino fin oltreil Lago Maggiore .
Nessuna elevata eminenza toglie allosguardo il vasto orizzonte della Lomel-lina, che ha per limite le Alpi , gliApennini e la vasta pianura lombarda .
La distanza del suo capoluogo da Tori-no , che le sta a ponente, e di migliapiemontesi 41; da Genova , che ha al mez-zodi, di miglia 72; da Milano , che haa levante, di miglia 20 e Q2; da Pavia ,che ha al sud-est, di miglia 18 e Ij4.Rispetto ai monti, dista al nord dal Sein-pione miglia 64 e dal monte Rosa mi-glia 47, all’ovest dal Cenisio miglia 78;al sud dal Monteviso miglia 77.
La massima larghezza della Loinellinapresa dalle rive del Ticino a Ca Zorascoall’est di Castelnuovo, fino alle rive delPo sotto a Valenza, sui limiti meridionalidi Frascarolo, e di metri 42,000; e lamaggiore lunghezza dai limiti occidentalidi Palestrino, con Vinzaglio sulla roggiaBusca, sino all’ imboccatura del Ticino nel Po sotto Pavia e di circa metri 84,000.
La periferia sviluppata sopra una linearetta da per approssimazione una lun-ghezza di metri 212,000.
Per formarsi un’idea generale della Lo-mellina, conviene percorrerla di traverso.Partendo da nord-est presentasi la valledel Ticino profonda 18 metri circa sottola rispettiva costiera, e lunga 22 migliageografiche, di natura ghiajosa e copertadi bosco a nord, ricca di selvaggiume ,sabbioniccia e paludosa nel mezzo, ovealligna il riso, argillosa ed asciutta versola fine e coltivata a frumento ed a frutti.Dopo questa, una vasta tratta di ghiajae sabbia, coltivata parle a prato , a segaleed a legumi, parte a bosco forte, parteincolta, termina nella valle del Po asud-est. Segne la valle del Terdoppio, de-pressa pochi metri, e tutta fertile di risospecialmente; poi torna la banca di sab-bia infeconda,. ed il bosco ceduo di ro-vere, frammezzati perü d’alcuni tratti resifertili dall’uniana industria.