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quindi nessun albero fruüifero vi puövegetare. I faggi (fagus sylvatica) e lifrassini ( fraxinus excelsior) , vi sono co-muni la sorba (sorbus aucaparia); vi simostra ad intervalli; il frutto rosso cheporta quest’albero sulla fine della estateprodace un effetto assai piacevole. Conti-nuando il camraino, veggonsi al norddella Novalesa le famose cascate che iviaggiatori non mancavano di visitarequando tenevasi la slrada di quella valle.
Oltre il luogo di Bart scopresi la Fer-nere, alta, secondo Saassure, 158h- m.,8 c. Tutto intorno a questo villaggio tro-vasi una grande quantitä di grossi massidi roccie, che veduti da lonlano rassomi-gliano ad una gran cittä. I piccoli laghivicini forniscono eccellenti tinche. Peroc-che la Ferriera e uno de’piü alti villaggid'Italia , non vi si raccoglie che segalaed avena, che spesso non sono giunte amaturitä ai primi di settembre. D’albcrinon v’hanno che pini e qualche larice.Reca sorpresa che un suolo che non sem-bra presentare fuorche roccie aride possasatisfar ai bisogni d’una popolazione vi-gorosa di piu che 200 anime; rna il Crea-tore ha voluto che poco bastasse al so-stentamento dell’uomo semplice e labo-rioso. Dalla montagna posta al nord dellaFerriera, e dal mezzo d’una roccia con-siderabilmente elevata, zampilla una co-piosa sorgente d’aequa limpidissima, cheanticamente veniva condotta nel villaggioa mezzo di tubi di legno. Alla sinistradella strada regia sorgeva una foresta,che venne distrutta nelle ultime guerre.
Al disotto della strada attuale ed allasua destra, un poco prima di giungereal piano di S. Nicola, v’ha un’anticagalleria in muro, che chiamavasi la stra-da coperla ; essa veniva costrutta per ri-parare i viaggiatori dalla impeluositä deiventi e dallo sciogliersi delle nevi: elunga 140 metri e larga 4 m., 8 c. Co-dest’ opera e oggidi quasi interamente se-polta sotto la lerra e le materie trasportateper forma r la nuova strada che raggiungeF antica all’ entrata del piano di S. Ni-cola, la cui orribile bellezza melte ma-raviglia e spavento. Questo piccolo ba-cino e dominato al lato destro da rocciescoscese che sembrano ergersi minaccioseal cielo. Al sinistro lato trovasi la stradache primieramente erasi provato d’aprireattraverso una roccia tagliata a picco, ed’un’altezza prodigiosa, ma che malgradoi grandi lavori giä fatti, si dovette ab-bandonare a motivo della continua caduta
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di massi e rnarmi di roccia che si stac-cavano dalla montagna, nonche dei danniimminenti delle valanghe a cui erasi fre-quentemenle esposti. Le diverse cascateformale dal torrente Cenisia , che mor-morando scende chiaro giii di pietra inpietra, un bei ponte di marmo bianco ele chine che presentansi a foggiadi an-fiteatro e che s’ estendono fino alla GranCroce, offrono un singolare contraslo frale opere della natura e quelle dell’arte.
Hannovi in questo piano e nelle suevicinanze cave di marmo bianco e nero,di granito a grana fina ed altro a granagrossa.
Il luogo della Gran-Croce e a 1893 m.,30 c. Quivi comincia la pianura del Mon-cenisio, ch’e dominata dai due lati da mon-tagne sublimi, la cui sommita e tutto l’annocoperta di nevi, e su cui regnano in diversipunti eterni ghiacciai. Poco lunge gli alberid’ alto fusto cessano di vegetare, per farluogo alle prunaje; il rhododendrum fer-rugineum formst co’ suoi fiori color por-pora una piacevole vista. Fra gli arbustiche allignano in questo piano sono i sa-lici di montagna, salix herbaceu „ salixreticulatdj salix rctusa, salix mirsinüese salix myrtillo'ides. Trovasi nondimenoalla sinistra del lago una piccola forestadi betulle fbetula alba), ch’e il solo al-bero della Groenlandia . Oltre questepiante alcune delle quali raggiungonoun’altezza considerabile, Saussure ri-corda di aver veduto qualche larice, inquel suo viaggio del 1787. Vi si rinven-nero pure de’ ceppi di queste piante sca-vando le fondamenta delle cosce del pontedella Ronca; esse erano sepolte ad unacerta profonditä , ciö che fa supporre chel’altipiano del Moncenisio fosse altre voltepopolato d’alberi d’ alto fusto, che sareb-bero stati quasi intieramente distrutti dalfuoco, come si suppone comunemente, ecome sembra indicare il nome stesso delMoncenisio: Mons cinerum , Mons cine-sius, cinensis o cinius: la poca partesfuggita all’ incendio sarebbe caduta inseguito sotto la scure dell’uomo.
Il vento che viene dalla parte del Pie-monte, in direzione del colle, e ebiamatola Lombarda , e si fa sentire piü violentoalla Ramassa, dove la sua forza e straor-dinaria. Quello che viene dalla Savoja eebiamato la Fanoise (Fanesa ); e furiosomassime alla Gran-Croce. Quando questidue venti e quelli del piccolo Moncenisio siincontrano,la grande quantitä dineve chesoffia in certi sifi arresta e soffoca i viag-