MOR
un nnovo e eomodo edifizio per uso dellepubbliche scuole, nelle quali s’insegnalino alla filosofia inclusivamente, e v’esi-ste un piccolo gabinetto fisico.
Ha Mortara una congregazione provin-ciale di caritä, una locale denominato diS. Ambrogio ed uno spedale capace disoli 14 letti.
Vaste, ben compartitc e salubri sonole carceri die ponno conlenere 150 pri-gionieri.
Le risaje e le marcite formanola prin-cipale ricchezza del suolo, e da queslolato si tiene Mortara per una delle piüfloride cittä dello Stato. Gli altri pro-dotti vegetali consistono in grani e ce-reali d’ogni specie, fieno e legname.
Era questa cittä nei bassi tempi mu-nita di un castello fortificato, di tanlasmportanza, che i Milanesi per gclosia losmantellarono due volte, cioä nel secoloXIII e sul (inire del medesimo, dopo cheera stato solidamente riedificato. Nel se-colo XVI vennero le sue mura di nuovomunite di sei solidi bastioni, ma furonopoi adeguati al suolo. Ora piii non rimaneche il fosso di circonvallazione di cui s’edetto.
La prima certa notizia di Mortara ri-eavasi da un diploma imperiale di Arri-go II a favore della chiesa di Vercelli ,emauato nel 1014, nel quäle si fa men-zione d’alcuni potenti vassalli di Mortara.L’origine della suadenominazione voglionoessere Mortis ara , alcuni per le non salubriqualitä dell’ aria che quivi si respira, al-tri per la battaglia accaduta tra CarloMagno e Desiderio re de’ Longobardi,colla sconfitta di quest’ ultimo; ma ne per1’ uno ne per 1" altro motivo sembra pro-babile che mutasse il priniitivo suo nomedi Sylva bella. L’insalubritä del sito nondeve essere certamente un fatto posterio-re alla sua fondazione, ed e mera favolal’indicata battaglia, perocche fuggito De-siderio da Val di Susa non si ristette fin-che giunto a Pavia rinserrossi in questacittä ove si arrese al suo nemico. I versidi Fazio degli Uberti lä ove canta nelsuo Dittamondo:
Ginnti a Mortara udimmo dire appienoChe per li moJii morti il nome prese, ecc.
non mostrano di accennare a veritä sto-rica incontrastata ma piuttosto a tradizioneevocevolgare (Lib. III, cap. V.)
Mortara vide nascere nel suo seno lacongregazione dei canonici regolari di
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S. Agostino, la quäle acquistö celebritäper niolti insigni personaggi ehe uscironoda essa, e fu la prima di tali congrega-zioni fondate dalla superiore Ilalia, e capodi lulte le altre.
Per privilegio imperiale del 1091 fuMorlara compresa fra i municipj soggettialla cittä di Pavia , assediata dai Mi-lanesi nel 1253 e saccheggiata ed arsadai medesimi nel 1298. Nel secolo XIVquesta terra, dipendente per Io piü daPavia , fu continuamente bersaglio dellaguerra civile tra i conti di Lumello ed iBeccariani. Si fecero piü prospere le suecondizioni quando cadde con Pavia sottoi Visconti e gli Sforza . Estinti questi Ul-timi nel 1535, passö Mortara colle terredei Pavese e dei Milanese sotto Filippore di Spagna figliuolo dell’imperatore.Dal 1635 al 1659 fu quasi continuamentominacciata dai Francesi collegati col ducadi Savoja, e li 15 agosto 1058 venne inpotere dei Piemontesi capitanati dal inar-chese di Villa. Conchiusa nel 1659 lapace de’Pinerei, Mortara fu restifuita alloStato Milanese, indi col trattato delinitivodi Vormazia, delli 13 settembre 1743,l’imperatrice Maria Teresa cedette il Vi-gevanasco, in cui si trovö compresa la cittädi Mortara, al re di Sardegna Carlo Ema-nuele III.
MORZASCO, MORSASCO o MÜRZASCO.Com. del mandamento di Rivalta, da cuidista un’ora e un quarto. (Prov. d’Acqui).
Popolazione 1111.
Elevasi sopra una collina, sulla destradel Bormida e del torrente Carainagna, ascirocco da Acqui. La sua superlicie ter-ritoriale e di ettari mille circa, e la partesituata nella valle della Bormida e assaifertile di grani, meliga e gelsi. Raccogliesipure di molto fieno, che serve a mante-'nere numeroso bcstiame; la parte mon-tuosa, meno ferace, dä castagni e vini.
Leantiche difese diquesto castello son^ 'ancora ben conservate, sussistendo anco-ra la vetusta rocca, due porte castellanee le orrende prigioni. Eravi la berlinache fu levata al tempo del governo fran-cese, e la casa del boja in sito che an-che oggi ne ritiene il nome.
Morsasco fu ceduto in parte dalla re-pubblica di Genova nel 1224 ai marcliesidel Bosco, dai quali passö ai Malaspina,e poscia (1419) al marchese di Monferrato.Estinti i Malaspina, nonclie i Lodroni chel avevano erediiato, questo feudo fu acqui -stato con titolo marchionale dai Centurioni nobili genovesi .
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