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nala; non riprometteva essa troppo grassie pronti guadagni.
II famoso xnonastcro cheprese il nome daquesto luogo non ha nulla in se di grandese non qualche avanzo di quelle vecchiemura che contano undici secoli. E il se-condo fondato in Piemonte , dopo quellodi Bobhio; rimonta al 730, ed ebbe perfondatore un tal Abhone Patrizio, di na-zione Borgogne. Chi fosVegli, che il suopatriziato, se n’e disputato assai. La Cro-naca Novalesa, il cui latino , pubblicatodal Muratori , e di tal semplicitä da in-namorare chi si diletta di queste cose,non ne dice nulla. Dicesi che Abbone fece dapprima il monistero nella cittä diSusa , in un luogo detto Urbiano, e ciinise un proposto « contro cui scellera-tamente macchinando l’insidiatore dell’u-man genere fece si ch’egli, nefando a dire,ebbe concupiscenza d’una donna. Del quäldelitto altamente gemendo Abbone diessia considerare i casi dell’umana fragilitä,e disse di non poter csser sicura l’abita-zione dei monaci se conversino intornoalle cittä od alle terre. Allora tramutö ilmonistero nella valle della Novalesa, efecevi suo testamenlo, dove comandö al-l’abate e ai monaci che niuna donna no-bile od ignobile potesse coi pie toccarorma di quel luogo, fuori della cliiesafeap. 5) ». Ad Abbone dovizioso il soli-tario luogo ispirö di chiamare in sua com-pagnia alcuni de’ monaci di S. Basilio, iquali ccdcrono di poi il cliiostro ai Be-nedettini di Montecassino, giä diramati inniolti paesi d’Ilalia. La pietosa fondazionedivenne grande e faniosa col tempo, esali il delto Abbone in fania di tantogran personaggio, che non esitö il cro-nista della Novalesa, scrittore poco espertodi archeologia, di attribuire a lui l’edifi-cazione del magnifico arco di Susa . Qui-vi, nelle celle del monastero, volgendo il773, ebbero stanza le numerose schiered'armati che Carlo Magno conduceva inItalia , colä chiamato dal papa e guidatoda alti pensieri, per cui ebbero fine lecose dei Longobardi . Divenne quesla ba-dia, tra per le ricchezze giä possedute eper quelle ottenute in quei disastri d’I-talia, talmente llorida e veneranda da rac-chiudere 800 e piü monaci, con giurisdi-zioni e possessi d’alto riguardo; che nonaltrimenti che se si trattasse dei princi-pali feudi principeschi, dovea il mona-stero fornire uomini armati e cavalli intempo di guerra, contandosi fra i suoiabati un tigliuolo naturale dello stesso
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iinperadore. Vissero quei cenobiti fra gliagi e le dolc.ezze deH’opulenza, fino a chesul linire del nono secolo vennero i Sa-raceni che misero a fuoco e ruba tuttele chiese e i monasteri piü doviziosi. Ri-fuggitisi i pochi monaci superstiti colloro abate Donniverto in Torino al nio-nastero dei SS. Andrea e Clemente vicinoa porta Turrianica, essi furono quinditraslati all’altro monastero di Sant’Andreapresso la porta Pusterla, ossia del Ve-scovo, e finalmente alla badia di Breme .A’ tempi del re Vittorio Emanuele furonoi monaci cassinesi ristabilili nel loro an-tico monastero della Novalesa.
La Cronaca della Novalesa, d’autoreignoto, non intera, venne pubblicata dalDuchesne (Rer. Francic. Scriptor., tom. 2e 3) e dal Muratori (Rer. Jtal. Scriptor.tom. 2, part. 2, col. 697 e seg.) e dallaDeputazione torinese sopra gli studj distoria patria (Historim Patrice Monumentaedita iussu Regis Caroli Alberti. Scripto-rum, tomus III. Augustce Taurinorum ,1848. Vi fecero disquisizioni critiche ederudite, oltre i suddetli due, il Mabillon ,il Terraneo, il Napione, il Malaspina, ilCombetti ed altri eruditi; parle ne tra-dusse e ne commentö ultimamentc 1’ il -luslre signor Cesare Balbo ne’ suoi Fratn-menti sul Piemonte (t). L’autografo con-servasi nci regi archivj di Torino . Dopola Cronaca della Novalesa la regia De-putazione sopra gli studj di storia patriafece seguire come necessaria appendice ilPoema di Faltario, citato dal cronistanovaliciense, che v’attinse quello ch’eglisuppone operato da quei guerriero aqui-tano che dipoi si rese monaco.
NOVARA (Divisio.ne m). Componesi dellecinque provincie di Novara, Lomellina ,Ossola, Pallanza c Valsesia.
La superficie di questa divisione con-stando di chilometri quadrati BB3B. 38, edessendo la popolazione assoluta di 483,938abitanli, ne risulta una relativa di 82. 01per chilometro quadrato. I militari di pre-sidio, i ricoverati nei pubblici istituti cdi manovali d’ambo i sessi che hanno di-mora accidentale nelle principali cittä, co-stituiscono poi la popolazione mutabileche ascende a circa 4800 anime per tuttala divisione.
I 363 comuni sparsi ne’43 mandamentidi questa divisione, distribuiti in Seriesccondo il numero dei loro abitanti, pre-
(t) Frammenti sul Piemonte di Cesare Balbo -,(mbblieati da G. Stefani, Torino , 1851.