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vello del mare. E valle slrelta, coperla diboschi; verso il fine vi entrano le val-lette dell’Josina e del Pogliola. La sua Iun-ghezza e di chilometri 18. La sommila 6forniata da un cumulo di rupi inprali-cabili . Sentieri appena mulaUieri valieanola sommitä di quesla valle e principianoad essere earreggiabili prcsso l’anlico con-vento della Certosa.
PESIO. Fiume -torrente, che bagna lavalle di tal nome. Esso nasce alle faldedel monle delle Carsene, detto dai geo~grafi il monte Carsino o Cassino ; seguela direzione di tramontana dalla sorgenteal villaggio di Morozzo, indi piega a tra-montana-levanle sino allo sbocco. Il suocorso e di 20 iniglia e sbocca nel Tana-ro; ad ostro-levanle del borgo di Carrü,riceve il Brobbio dopo essere stato itigros-sato dai torrenli Colla e Josina. Le suesorgenti appartengono alla provincia diNizza e lefoci a quella di Mondovi: partedel suo corso e conipreso in quella di Cu-neo. Quand’e abbondante d’acqua trascinaJegnaini, e nelie acque piccole e guada-bile su molli punti.
Pretendesi che il nome di qnesto fiume-torrente debbasi ripetere non dalla quan-tilä di pesci che alimenta, ma dal modocon cui scaturisce. Ditfatto in suH’erta diuna roccia 1’ acqua, uscendo con iinpetoda parecchi piccoli buchi dislanti, zam-pilla cosi forte che cade senza neppur ba-gnare la parete della rupe che sla sottola sua sorgente: la rupe d’onde esce unadelle suddette scaturigini e che trovasi ainanca ed a ponenle delle principali diesse, viene appunlo chiamata la roccia delPiscio. Trovasi nelle antiche carte questonome indicato variamente, eioe coi nomidi Pixis, PeXj Pedex, Pesium 3 Pexiume Pisiion.
PESIO (Certosa di Pesio). Se dalla Chiu-sa, villaggio della diocesi di Mondovi, si-luato a 15 chilometri circa dalla cittä diCuneo verso Oriente, volgesi il passo indirezione sud-est, seguendo il torrenlePesio, che discende dalla pendice setten -trionale delle Alpi inarittiine, incontrasisulla riva sinistra del medesimo ed a pocadistanza dal detto villaggio un santuariodedicato a Sant’Anna, e proseguendo ilcannnino entrasi propriamente nella valledi Pesio : qui la strada passa presso unaprateria chiamata un tempo Malmacello,dove pretendesi che Subalpini e Saraceni ,nella costoro invasione, venissero a fierapugna: di tempo in tempo estraggonsi in-falti dal tcrreno lande e pezzi d’arma-
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ture antiche, il-che potrebbe far pniova*se non appunlo di quel combattimento,certo di qualche altro pur anlico. Si at-traversa poscia la borgata di S. Bartolo-meo, ed un miglio piu all’insu, a piedidel monte Ardua, a destra del torrentee sovra il pendio di Sinuosa, vallelta do-minata in alto da magniüche foreste, edalla distanza di circa 10 chilometri dallaChiusa , trovasi il giä celebre monaslerodei Certosini .
Narrasi dagli storici che sul principiodel secolo XII alcnni Certosini venneroad abitare sopra un monticello situato altermine della valle di Pesio e vi costrus-sero un piccolo convento in cui dimora-rono per piu anni. Ma sul finire di quelsecolo (a. 1175), arricchiti dalle donazionidei signori di Morozzo e di altri, poteronoedificare un’ampia fabbrica sulla mancadel Pesio, tra folte boscaglie, presso lapubblica strada che battevasi allora perandare a Nizza marittima, che venne dettala Correria e che decadde dopo 1’ aper-tura della nuova strada pcl collc di Tenda.In seguito resasi quesla Certosa insutli-ciente al bisogno, e trovaridosi ristretta daun vallone, da quella strada e da un monteda cui precipitavano enormi valanghe, sidie mano alla costruzione d’una nuova insito poco distante, sull’altra riva del fiu-me. Fu quesla condotta a termine versola melä del secolo XVI, c pcrche si po-tesse agevolmenle tragittare il fiume, iCertosini fecero costrurre dalle fonda-menta un inagnifico ponte in pietra d’unsol arco.
La Certosa di Pesio crebbe in tanla ri-nomanza per la pietä de’ suoi religiosi,che innumerevoli furono gli alti di dona-zioue che continuavano a farsi a favoredi essa. Vennero a monacarvisi uominiin-signi per nobillä e doltrina, come furonoun Emanuele Lucchino, un GuglielmoPietro ed un Giorgio, tulti dei Lascarisconti di Ventimiglia e di Tenda, ed unRaimondo Lascaris della Briga. I Cerlo-sini inigliorarono l’agricoltura mediantela costruzione di canali per l’irrigazionedi quelle Campagne che ridussero a verogiardino.
Di quell’ampio fabbricato che ancora aldi d’oggi riempie di maraviglia il visita-tore, diremo che al di Iä del ponte so-vraccennato sopra il torrenle Pesio apresiverso ponente ed alla destra sponda unospazioso piazzale guernito da doppia filad’alberi, donde si ha accesso verso il nordad un gran eortile interno di forma qua-