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[Volume terzo. Parte prima. Parte prima.]
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mune di Cere, cotanto infesto ai Latininella guerra contro i Rutuli, non ö sol-tanlo un personaggio epico ma pur ancoistorico. Fidene posta negli angusti ter-mini del vecchiu Lazio , era per certo co-lonia degli Etruschi-Vejenli. 11 nome diTirrenia, che equivale a Tuscia o Etru-sea, il quäl s’estendeva per tulta la ri-viera oltre il eapo Circello, e raanifestosegno del poter degli Elruschi in questecontrade. Giunsero essi di luogo in luogoalle sponde del Liri, si mescolarono agliOsci in quel tratto dell’ Opicia che presedi poi il nome di Campania , e secondochöfatlo avevano oltre l’Appennino , condus-sero quivi 12 colonie e vi edificarono al-tretlante cittä, tra le quali primeggiavaYulturno, di poi detta Capua .

ün supremo magistrato elellivo chia-malo Lucumune, generalissimo in guerrae capo della unione, veniva eletto in co-mune dai confederati, ed egli solo dispo-nendo sovranauiente a luogo e tempo dilutta la forza pubblica, poteva col voleree col senno dar impulso a grandi cose.L’ avanzamento del viver civile degli Etru-schi derivava dall’uso di ricinger le terredi salde mura. Furono essi chiamali in-ventori. oltre all’ordine archiletlonico chediciam toscano, di questa maniera di ar-chilettura militare che con grandi pielrerettangolari sfidava il tempo e la fortuna.Rappresentava il forte di ogni cittä d’Etru-ria una poderosa arislocrazia privilegialadel diritto degli Auspici, e naturale ajuta-trice e conservatrice del prescritto regimepolitico: le fanterie erano il nervo dei loroeserciti, e furono gli Etruschi, non menche i Sanniti, maestri di guerra ai Romani;nondimeno gli ordini politici e civili fa-cevano la loro piü stabil possanza.

La macchina di tutto il governo Etruscoera fuor di ogni dubbio di istituzione sa-cerdotale. Derivava dunque da quella sa-pienza che reggeva in allora il mondo ci-vile per conformilä di bisogni, di miree di circostanze cosinell’Oriente come nel-FEgitlo. Lasciando divinar del come achi di tali cose fondatamente si occupa,che dall’Egitto principahnente venisseroin Etruria le radici delle idee orientali,non e mera speculazione d’ingegno, pe-rocche ne abbiamo dimostrazione vivis-sima negli stessi monumenti.

Le 12 cittä capitali rappresentanti in-sieme 1’ unione e la lega degli Etruschi ,erano di piü dominatrici sovrane nel loroproprio distretto, e reggeva ciascuna sottosua giurisdizione le terre miuori. Assai

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per tempo edificarono colonie del lorosangue, sia che ciö facessero per voto sa-cro in quel d’altrui, sia che ne fondas-sero per autoritä de’ loro capi ne’proprjterreni, e ciö con piü civili osservanze.

Voltumna e il nome di una dea prin-cipalissima e conservatrice della lega Etru-sca, nel cui tempio si faceva dai principidel governo il consiglio comune delle cittäconfederate. Quindi la necessitä di facilicomunicazioni: perciö, prima ancora delladominazione romana, strade selciate con-ducevano da una cittä all’ altra , come equella tuttodi visibile che da Cere portavaa Vejo, e di quindi a Capena . 11 commer-cio arricchiva 1’Etruria; traeva essa der-rate e danaro dalle sue colonie e dagiiStatitributarj, ma il piü saldo fondamentodella copia pubblica trovavasi nondimenonel suo proprio territorio e nelle artirurali.

Al nascere di Roma perö lungi che sitrovasse l’Etruria nella sua massima forza,ella era giä cominciata a discadere, ed inpreda di quei vizj morali e politici cheandavan disponendo la lenta, si ma ine-vitabile eaduta dell’imperio. Segno ancoradi potenza erano le sue nobili cittä e pro-vincie, le sue dovizie ed armi, e non per-tanto infievolita la nazionale unione, lecittä medesime confederate raramente con-cordi, o soltanto collegate accidentalmentee perbreve tempo l’una coll’altra. Quindiancorche Porsena prendesse Roma , e ten-tasse con tutto suo sforzo il conquisto diAricia , non si vede che il Lucumune o redi Chiusi , grave al suo popolo, traessedalla vitloria alcun permanente vantag-gio. Dopo il crescimento di Roma , le co-lonie etrusche dell’Italia superiore ed in-feriore, separate di governo e d’intenzioni,non si mossero a salute della madre pa-tria. Quei nazionali parlamenti che s’adu-navano nel tempio di Voltumna , non por-gevano piü alla nazione pericolanle senon che provvedimenti inefficaci. Purecinque secoli di ferocissime e mai noninterrotte guerre furon necessarj ad an-nullare la forza intera di uno Stato an-tico,che ancora serbavanell’interno buonaparte de’ suoi ordini religiosi, civili e mi-litari; riprova non dubbia della stabilevirtü delle prime istituzioni. L’Aruspicinaserbö la sua autoritä formidabile fino alsesto secolo dell’era volgare; si lenace-mente il credulo Etrusco tuttavia invi-luppato nei lacci delle fallacie, andavacercando alle sue miserie speme e con-forto negli ingannevoli agguati della di-vinazione paterna.