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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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potabile che viene da Siena per S. Qui-rico e che poi si nnisce all’altra di Mon -tepulciano. Dalla parte di lev. e Ia portaoppellata del Ciglio per la quäle si va aMonticchiello, e di lä a Chiusi per il ca-steliuccio delle Foci; e la terza voltata aostro chiamata Porta <d Santo, di quä siscende in Val-d’Orcia e di Radicofani , didove entrö la reliquia di S. Andrea pa-trono della cittä, che il suo fondatorePio II mandö da Roma per Radicofani ,perche prese ii nome di Porta al Santo.Sonovi inoltre due posti e le murate cheguardano dirimpetto a settentrione.

Se la storia di Pienza comincia da po-chi secoli, non vi ha altronde alcun paeseche possa contare i suoi primordj piü certie piü augusti. Avvegnache Pienza fu edi-ficata fra il 4460 ed il 4464 quasi cotantogrande come comparisce tuttora dal pont.Pio II, di casa Piccolomini di Siena , ilquäle volle convertire il luogo dove egliera nato e battezzato (la distrutta pievedi Corsignano ) in una chiesa cattedrale,cui volle dare il suo nome, chiamando collitolo di Pienza , la nuova cittä.

Infatti, ciö che rende vaga e maggiore[ di se questo paese, e il Duomo, il palazzo| vescovile e la torre campanaria, oltre1 quella che ergesi sopra il pretorio, opere1 tutte di quel pontefice, cui vollero far la: corte varj cardinali del suo seguito all’in-nalzare in Pienza altre abitazioni.

Una gran parte dell’antico vill. di Cor-, signano, a quei tempi, apparteneva alla: casa Piccolomini, dove Silvio, padre del, pont. Pio II, giä Enea Silvio , si era ri-tirato in tempo di torbidi polilici da Sie-na , e fu costä, nel 4405, nacque il figlioEnea Silvio , che si rigenerö alla fede cat-tolica con le acque del sacro fonte dellapieve di Corsignano. — V. Corsignano la cui storia precede quella di Pienza suafiglia.

Fu al passaggio del pont. Pio II perCorsignano (febbrajo 4459) quando glivenne l’idea di costruire costi dov’egli nac-que e fu battezzato una piü magnificachiesa, con nuovi palazzi, servendosi del-l’opera non giä di Francesco di Giorgio ,come alcuni alla fede del Vasari , opina-rono, madi Bernardo Rosellini, orchitettofiorentino , il quäle aveva operato anchesotto il suo antecessore papa Niccolö V.

Quando Pio II nel 4462 fece costä unsecondo viaggio, trovö le fabbriche al Ro-sellini Ordinate, molto avanzate nella co-struzione, e quasi che circondata e rive-stitn di palazzi ln piazza, sicchfe quel pont,

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adunati i cardinali del suo seguito, conholla del 43 agosto 4462, eresse la nuovachiesa di Pienza in cattedrale, consacran-dola il di 29 dello stesso mese e dedican-dola alla R. V. Assunta. — V. Pif.nza,Diocesi.

In questo tempo la Rep. di Siena vo-Iendo condiscendere alle premure di quelpontefice, con deliberazione del 30 aprile4459 aveva conceduti agli abitanti dellanuova cittä alcuni privilegi ed esenzionidalle pubbliche gravezze, l’uso di una fieraannuale di sei giorni da incominciare il43 maggio, privilegi che furono dalla si-gnoria di Siena rinnovati con provvisionedel 5 giugno 4494, e quindi nel 1544aumentate le fiere annue fino quattro dadurare tre giorni per ciascuna, cioe dimarzo (42) per S. Gregorio, di maggio(3) per S. Croce; di settembre (24) perS. Matteo, e di novembre (25) per S. Ca-terina, oltre un mercato settimanale nelgiorno di giovedi.

L’autore de’Commentarj di Pio II de-scrive con somrna minutezza il palazzoPiccolomini , creato in quell’occasione inPienza , il Duomo e la sottoposta chiesabattesimale di S. Giovanni, per cui nonstarö qui a ripetere ciö che ognuno puöleggere in quelli; dirö bensi che questacittä nel 4502 ebbe a soffrire non pochidanni dall’oste del duca Valentino allor-che passö da Pienza con l’idea in appa-renza di sostenere in Siena il magnifieoPetrucci, ma in sostanza per sottentrarenel suo posto a tiranneggiare la cittä epopolo di Siena .

Nuovi mali gli recarono nel 4530 letruppe di Carlo V reduci dalla conquistadi Firenze , per dove passö nel 4536 Iostesso imperatore e due anni dopo il pont.Paolo III .

Maggiori e piü lunghi disastri dovetterosopportare i Pientini nell’ ultimo assediodi Siena e di Montalcino , per le tantevolte che dal marzo 4553 al 4558 cote-sta cittä fu investita, presa e abbandonata.(Adriani, Storia de’suoi tempi, Lib. XIF).Inoltre ne avvisa che nel 4559 Pienzacon Chiusi e tutti gli altri paesi dai libe-rali di Montalcino fino allora occupati,dovette consegnarsi a Cosimo I , granducadi Toscana . Nella visita fatta li 26 aprile4558 dai deputati della Rep. di Montalcino si rileva, che innanzi quella guerra la cittädi Pienza levava annualmente da Grosseto otto moggia di sale, ma che allora peressere andata la cittä 43 volte a sacco laRep. di Montalcino glielo donava, Dopo