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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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sfornita dell’artiglieria sovrabbondante, eche questa Io si mettesse nella cittadellanuova. — (Gaye, loc. eil.)

Ciö frattanto manifestava ed il timoree la premura del governo di Firenze nelfortificarsi in Pisa , per non perderln un’al-tra volta a cagione di sollevainenti, tantopiü che una parle de’cittadini aveva espa-triato.

La prova piü. solenne e piü manifesladi simiie einigrazione da Pisa la si trovain una leltera serilta da Alessandro Nasicommissario della Rep. Fior., serilta nel3-1 niarzo del 1511 aili Dieci di Balia , di-cendogli: « Jeri furono da me Giuliano« da Sangallo ed il provvedilore della cil-« tadella nuova, e mi riferirono come per« ordine di chi carica dell’entrate della« dogana era stato dimostrato , la dimi-« nuzione di quelle entrate in modo che« bisognava scetnare i maestri e gli ope-« rai alla muraglia della cittadella nuova ».— (Gaye, loc. cit.)

Accadeva tnttociö duranie il governodel gonfaloniere perpeiuo Pier Soderini edel segretario fiorentino (dei Dieci) INiccolöMachiavelli, quando questi due noti per-sonaggi dovettero rinunziare per forza algoverno in grazia de’Medici ritornali inpatria dopo il sacco di Prato .

Per altro ali’occasione dell’ esaltamentoal ponlificato del card. Giovanni de’Me-dici (1513) col nome di Leone X, Pisa purerisenti un qualche avvivamento rispetto allagiä decaduta sua universitü , a sussidiodella quäle Leone X assegnö le decimeecclesiasliehe del dominio fiorentino , flu-che per le mene di un altro pontelice dieasa Medici (Clemente VII ) fu estinta ancola Rep. Fior. 22 anni dopo spirata laPisuna, siccome dopo altri 24 anni peropera specialmente del duca Cosirno deiMedici poteva ripetere la sua fine la Rep.Sanese.

Negli Ultimi istanti perö della Rep. Fior.Pisa accolse fra le sue mura il valorosognerriero fiorentino Francesco Ferrucci ,venutovi per accozzarvi un piccolo eser-cito, che pochi giorni appresso peri quasiintiero alla battaglia di Gavinana. E fuin quella circostanza allorchö i Pisanidovettero soggiacere a severe misure mi-litari, se a richiesta del Ferrucci i cittn-dini piü facoltosi di Pisa , non sommini-stravano danaro per pagare i soldati ar-ruolati, le vettovaglie ed il materialenecessario al suo piccolo esercito. IN’e aqueste sole benche violenti misure, si av-restarono quelle del Ferrucci , poiche me-

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more della congiura stata tramata in Pisa durante l’assedio di Firenze , a causa dellaquäle vi perde la vita il complice JacopoCorsi , commissario del governo, eseguivasidal capitano Ferrucci ciö die altre voltefu semplicemente dai Dieci di Balia pro-gettato, 1’ allontanamento, voglio dire, daPisa di tutti gli uomini atti olle armi,oltre essere stali inviati i cittadini piüdistinti per sicurezza a Firenze .

Senonche, tre giorni dopo la partitadelFesercito del Ferrucci da Pisa , gli abi-tanti superstiti di questa citta dovetterosentire con giubilo la notizia della rnortedel capitano fiorentino a Gavinana (2 ago-sto del 1530) e che decise della caduta diFirenze, parificandola a quella di Pisa , equindi sottomettendo entrambe le cittäcon i loro territorj al dominio assoiutodi un duca della casa de’ Medici.

Sebbene questo duca per nome Ales-sandro governasse con pari tirannide edimmoralitä Fiorentini e Pisani, non ostanteper l’odio che questi Ultimi nutrivano con-tro i primi, aecolsero con- snvoderato edinconveniente plauso quel tiranno, fino alpunto di qualiflcarlo il Salvatore di Pisa .

Frattanto la sua unicersitä era tal-mente decaduta ed i cittadini stati talmenteprivati di ogrii risorsa, che per decretodel 6 dicembre -1535, la Comunitä di Pisa dovette creare un debito di settantacinqueducati d’oro, fra l’opera del Duomo e laPia Casa della Misericordia per mantenereall’ estero alcuni giovani a studiar leggeo medicina, sul rifiesso, diceva il decreto,che la cittä di Pisa oltre i danni patili,mancava d’uomini lelterati e dotti. Fl co-noscendo di tale difetto esserne cagioneprincipaie la povcrtü grande di quei po-chi cittadini che vi restavano allora, ecc.— (Dal Borgo, Diplomi Pisani).

Tale era il deperimento di forluna e disoggetti abili nella citta di Pisa , allorchene! gennajo del 1537 fu innalzato al tronoditcale in Firenze, Cosimo I de’ Medici ,principe di eminenti qualitd, e di unapolitica raffinata fornito, in guisa che fram-mezzo ai piü grandi ostacoli non solo lisuperö, ma progredi in grandezza con l’in-dorare aisuoi sudditi le catene che li strin-gevano.

Infatti, fu Cosi^ao I colui che nel 1543ripristinö l’abbandonata universitä pisana,alla quäle assegnö nuove rendite e stabili,riordinö i di lei statuti, eresse e acereditönuove cattedre, chiatnando dall’estero acuoprirle celebri professori, ampliö il lo-cale della Sapienza per i! couvitto, e come