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perö <li solo accesso ai pcdoni o ulie be-stie da soma.
L’origine di Pitigliano , al pari del suo| nome, e ignota per quanto questa terraj sia una delle piu popolate della Maremma i Grossetana * ed io lascio volentieri la curaj a quegii eruditi che vorranno cercare in{ Pitigliano il casale frnora ignoto di Tuc-j ciano, posto nelia Diocesi di Soana, del' quäle si trova falta menzione fino dallametä del secolo VIII nelle meinbrane del-l’arcivescovo di Lucca , nelle quali pure' ho trovato che i primi conti Alilobraude-schi di Soana risalivano fino a quel se-colo, mentre era figlio dell’abate llprandoquell’Alperto fratello d’Ildebrando, che nel22 settembre deH’anno 80!) il vescovo Ja-copo di Lucca diede in benefizio al dettoAlperto del fu abate llprando e fratellodel potente Ildebrando una tenuta dellamensa posta in Tticciano nel contado diSoana.
Ed ecco per avventura se non l’originedi Pitigliano , quella al certo de’conti Aldo-brandeschi di Maremma .
Comunque sia del Pitigliano di Soanamancano memorie speciali fino al secolo XI,mentre la prima voita che si trova ram-mentalo mi sembra essere nelia bolla delpont. Niccolö II del 27 aprile -1067, direttaal popolo della cattedrale nuovamente ri-fatta in Soana, dove sono indicate le pievidipendenti da quel Diocesano, fra le qualisi noinina per prima la chiesa battesimaledi Pitigliano con lutti i suoi diritti e ren-dite, senza ranunentarsi piü nel casale ocontado di Tticciano, ncll’ oratorio deiSS. Eusebio e Gregorio, ivi giä esistito,Ma quella bolla pontificia giova anche adiinostrare non solo l’esistenza nel 4064della terra di Pitigliano e della sua primi-tiva pieve, ma ancora dell’importanza delpaese in cui Pitigliano era giunto fino daquella etä.
Rispetto alla storia politica dirö ehe lacontrada di Pitigliano daveva essere per-venuta in potere dei nipoti di Alperto, fra-tello del misso imperiale Ildeprando, finodal secolo IX, tostoche oltre il documentodel 22 settembre 809 di sopra raminen-tato, la sorte volle che poco dopo fosseeletto in vescovo di Lucca Geremia, fra-tello del potente conte Ildeprando, arnieodel march. Adalberto il ricco, il quäle ve-scovo Geremia stabili, per cosi dire, la suacasa Aldobrandesca in Maremma fino da• quando per atto pubblico del 9 ottobre862 pennutö diversi predii spettanti allasua chiesa, molti de’quali posti in Ischia
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di Grosseto ed in Tucciano, presso Soana,al fratello suo conte Ildebrando, che finoullora esso ed i suoi antecessori li avevanot.enuti ad enfiteusi dalla mensa luechese, etosto cbe nell’898 Io stesso conte Ilde-brando e ricordato dallo storico Liutprando conte potenlissimo.
E altresi vero che tanto il conte Ilde-brando, come il vescovo Geremia, ebberoun terzo fratello per nome Eribrando, lacui discendenza ignorasi per ora.
Non starö pertanto a mnover questionesul frammento di una Cronica Milaneseriportata dal Muratori nelia Dissertazio-ne XI delle sue Anlichitä Ilaliane, relati-vamente alla venuta dei conti di S. Eioranel 4240 dalle rive del Ticino in Toscana ,per essere stati esiliati dalla Lombardindall’imp. Ottone IV , tostoche i conti Aldo-brandeschi di S. Fiora erano della stessaconsorteria di quelli di Soana, come lodichiara fra i molti documenti anteriori,quello delle divise fatte nel 4274 fra duerami della stessa prosapia. _ V. SaxtaFioka.
Avvegnachö senza citare le molte per-gainenedei secoli anteriori al XIII, esistentifra quelle della badia Amiatina wcW’ Arch.Dipl. Fior., sono note le vertenze suscitntefino dal 4015 fra il conte Ildebrando diSanta Fiora e l’abatc Tinizzone del mon.Amiatinoj vertenze che furono appianatenel 7 febbrajo del 40-15 mediante il regaloricevuto dal conte Ildebrando di una fer-mezza d’ oro, regalo che fu ripetuto alconte Ildebrando giuniore, figlio del prece-dentc, dall’ubate successore di Winizzone.Che cotesta dinastia di conti Maremmanifosse anche signora di Santa Fiora e suodistretto, lo dichiara un istrumento delluglio dd08, col quäle la contessa Adalagia,vedova del conte Ranieri di detto Ilde-brundo giuniore, allorche essa con i suoidue figli donö alle monache di Monte Cel-lese, presso Siena , la chiesa della SS, Tri-nita presso il cast. di Santa Fiora ( Arch.Dipl. Fior. Carte del mon. delle Traftssedi Siena ), confermato alle stesse monachedal conte lldebrandino Novello, figlio delconte Uguccione degli Aldobrandeschi, conatto pubblico dell’agosto 4464 insieme contutte le terrc al detto monastero donate,( loc. cit.)
Intanto i conti Aldobrandeschi abitavanoin Santa Fiora , di cui portavano il titoloanche innanzi le divise del 4274, siccomepuö ritrovarsi da molti contratti esistentifra le pergamene dell 'Arch. Dipl. Sonese.
FVello stesso Archiyio conservasi co-